"Chi non spera l’insperabile non lo scoprirà, poiché è chiuso alla ricerca, e a esso non porta nessuna strada"
ERACLITO (535-470 a.C)

settembre: 2017
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Rimini? Un percorso ad ostacoli. Viaggio sulle due ruote.

di Genny Bronzetti

Un’alternativa salutare ed efficace, se le distanze lo consentono, all’auto e al trasporto pubblico, potrebbe essere la bicicletta se esistessero reti di piste ciclabili sicure e soprattutto capaci di raggiungere i principali luoghi di aggregazione (compreso le aree industriali).

Al cittadino che sceglie come mezzo alternativo la bicicletta, infatti, sono evidenti le mancanze che ci sono per attraversare le città in modo sicuro. Abbiamo provato a testate alcuni dei percorsi riservati alle due-ruote nel capoluogo e le difficoltà non mancano.

Innanzitutto Rimini soffre della sindrome da “spezzatino delle piste ciclabili”. I percorsi, nella maggior parte dei casi, non sono per nulla lineari, ma continuamente interrotti e discontinui. Basti pensare alla ciclabile che corre parallelamente alla via Flaminia, che è continuamente stroncata dalle rotonde di nuova costruzione e che non è dotata nemmeno della segnaletica idonea: nelle interruzioni che costringono a un attraversamento stradale, infatti, non sono mai disegnate le strisce ciclabili. Ma questo è ben poca cosa rispetto a quanto accade procedendo ancora sulla via Flaminia, verso il centro storico, dove inizia via XXIII Settembre. A questo punto, infatti, la situazione della ciclabile peggiora sensibilmente. Tutta la pista che conduce all’Arco d’Augusto, infatti, è rappresentata da una semplice striscia disegnata in terra, senza alcuno spartitraffico. Questo porta il tracciato a essere praticamente inesistente, innanzitutto, perché la riga di vernice induce gli automobilisti a sentirsi autorizzati a parcheggiarci sopra, in secondo luogo, perché laddove se ne trovi un pezzettino libero dalle auto, per il ciclista pedalare in una pista non protetta rappresenta un pericolo.

Proseguendo a Rimini centro, sfido chiunque a considerare “ciclabile” la pista che da via della Fiera s’interseca con via Euterpe, e sfocia al Lago della Cava. All’altezza del nuovo Palacongressi è stata costruita una rotonda, che oltre a interrompere la ciclabile, rappresenta come tutte le rotatorie in generale, un rischio notevole per chi si azzarda a percorrerle pedalando. L’unica alternativa, anche in questo caso, è scendere dal sellino.

C’è poi la pista che dal portocanale di Rimini costeggia il lungomare fino a Miramare: qui l’intero tracciato corrisponde al marciapiede, senza uno spartitraffico o una linea tracciata a terra a indicare il percorso riservato ai pedoni e quello alle biciclette, totalmente comune. Invito chiunque non l’abbia mai fatto, a pedalare in questo tratto durante i mesi estivi, quando si è costretti a zigzagare tra i milioni di turisti.

Stessa storia per la “pista ciclabile” di via Principe Amedeo, che altro non è se non il marciapiede che dal Lungomare Levante arriva fino al centro storico. Principio fondamentale per la pianificazione di un corretto modello di mobilità dovrebbe essere la circolazione di tutte le diverse componenti del traffico: pedoni e ciclisti sono due parti distinte, che avrebbero diritto a due diversi tracciati.

Infine, a coronamento della situazione, alcuni importanti tratti della città non sono attrezzati per niente. Via Tripoli e via Roma, ad esempio, pur essendo nel cuore di Rimini, non contemplano piste ciclabili continue e fruibili in sicurezza. In via Tripoli la pista è del tutto inesistente, con l’aggravante di essere un tratto urbano servito poco e male dagli autobus, quindi destinato principalmente al passaggio delle auto.

In definitiva, a Rimini utilizzare le piste ciclabili, spesso diventa un percorso a ostacoli e un problema per la propria incolumità.

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