"Chi non spera l’insperabile non lo scoprirà, poiché è chiuso alla ricerca, e a esso non porta nessuna strada"
ERACLITO (535-470 a.C)

dicembre: 2017
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Rimini tra le capitali verdi d’Europa

Nelle città vive più della metà della popolazione mondiale, ma sono responsabili di oltre l’ottanta per cento delle emissioni in atmosfera, cioè dell’inquinamento del pianeta.

Inquinamento dell’aria che, secondo il Commissario all’Ambiente dell’Unione Europea (UE), è responsabile di  400 mila morti premature, nel 2010, numero che supera di dieci volte quelle provocate dagli incidenti stradali, con un costo per la salute dei cittadini e un danno per l’economia  stimato fra i 330 e i 940 miliardi di euro l’anno.  Morti e costi che potrebbero essere ridotti  se tutti, dai Comuni agli Stati,  si adoperassero per ridurne la cause.

In Italia, negli ultimi anni, le emissioni di CO2  (anidride carbonica) sono scese rispetto ai periodi precedenti,  pur  restando sei tonnellate per abitante,  ma più per la crisi che per misure o piani governativi, che non ci sono.  Infatti  un recente documento UE che doveva misurare la distanza dall’obiettivo della  riduzione delle emissioni  al 2020 riporta solo da dicitura “non disponibile”.

Le emissioni  non aspettano però i governi,  così tra il 42 e il 72 per cento della popolazione urbana nazionale, dipendendo dalle zone, è esposta ad un inquinamento di PM10 (piccole particelle, tipo polvere, prodotte dai processi di combustione e presenti in atmosfera)  superiore ai valori consentiti.

La qualità dell’aria è però solo un aspetto per essere considerata una città più o meno verde. Un recente rapporto  della rivista inglese The Economist ha messo a confronto una serie di capitali europee, stilando la solita classifica delle città verdi, che vede ai primi tre posti Copenaghen,  Stoccolma e Oslo, con Roma solo al quindicesimo posto.

Ricordando il binomio virtuoso  ambiente-turismo, dato che a nessuno fa piacere passare le vacanze in un luogo peggiore da quello di provenienza, con qualche forzatura abbiamo provato a confrontare Rimini  con  alcune  capitali verdi d’Europa, perché la competitività e l’attrattività di un territorio turistico si gioca molto su questo terreno.  E se  siamo più avanti  o  indietro lo si vede solo paragonandosi con altri.

Il risultato di questo confronto, a parte la distanza del reddito medio, quello di Rimini (30 mila euro) inferiore a molte capitali escluso Atene e Zagabria, mostra innanzitutto un livello di emissioni di anidride carbonica per residente, più di otto tonnellate l’anno, decisamente superiore a tutti,  ma in modo particolare alle capitali in testa alla classifica delle città  verdi come Oslo (due tonnellate) e Stoccolma (meno di quattro tonnellate), nonostante siano città ben più grandi.   Emissioni, lo ribadiamo, vogliono dire pessima qualità dell’aria che tutti respiriamo, residente e turisti.

Rimini è anche un territorio energivoro, causa non secondaria di emissioni oltre  a maggiori costi economici, perché consuma più di 107 GicaJoule (il juole è l’unità di misura dell’energia) per abitante, superiore perfino a Stoccolma, che si ferma a 105 GJoule, sicuramente più fredda.  Alti consumi che sono il risultato di una scarsa efficienza energetica, a cominciare dalle abitazioni civili.

Ancora più indietro  l’utilizzo, da parte de cittadini,  di una mobilità meno inquinate (chiaramente dipende anche dalle possibilità), come sarebbe andare a lavorare con il trasporto pubblico, a piedi e in bicicletta:  a Rimini vi ricorrono  39 residenti su cento , quando a Copenaghen sono 68 e a Stoccolma addirittura 93. Non si può nemmeno dire che le condizioni climatiche, in queste città,  siano più favorevoli.

Non siamo molto avanti, anche se sono stati compiuti dei passi nella giusta direzione, per l’uso delle energie rinnovabili (fotovoltaico, eolico, idroelettrico, ecc.): appena il  2  per cento di tutta l’energia elettrica consumata a Rimini proviene da queste fonti (principalmente biomasse e fotovoltaico). Una percentuale superiore a Berlino e Bruxelles,  ma  lontana da  Copenaghen (19 per cento), Stoccolma (20) e Oslo  (65).

Dove invece Rimini mostra di essere più competitiva è nel consumo dell’acqua, 57 metri cubi (1 m3= 1000 litri) per abitante solo però per uso domestico,  che è poco più di un terzo di quanto si utilizza a Copenaghen, Oslo e Stoccolma.

Un secondo punto di forza per Rimini sta nella raccolta differenziata dei rifiuti, al 58 per cento nel 2012 (salita al 62 per cento nel 2013), la percentuale più alta tra tutte le capitali europee prese in considerazione (tra le più alte Amsterdam 43 per cento, Berlino 35 e Stoccolma 31).

In conclusione il messaggio, alla base di questo confronto, che si vorrebbe far passare è molto semplice: l’ambiente, che nelle sue molteplici sfaccettature comprende emissioni, mobilità, energia, costruzioni, ecc., è un forte elemento di richiamo e di posizionamento, quasi sempre ai primi posti nelle preferenze dei vacanzieri europei.    Allora, valorizzare quello che si fa di buono è importante, tanto quanto rimediare alle criticità e ai ritardi.  Infine vale comunicarlo, perché non si può apprezzare ciò che non si conosce.  Un impegno da non confondere con la pubblicità, che è un’altra cosa.   capitali verdi

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