"Chi non spera l’insperabile non lo scoprirà, poiché è chiuso alla ricerca, e a esso non porta nessuna strada"
ERACLITO (535-470 a.C)

novembre: 2017
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Rimini torni a crescere

di Lucia Renati

La viabilità da rivedere, i parcheggi da moltiplicare, la valorizzazione di Rimini come territorio di qualità dal mare al centro storico, opere ferme come il Palas ma anche il recupero dei contenitori culturali storici come il teatro Galli e il cinema Fulgor, per rinvigorire il legame con il maestro Fellini. Rimini deve tornare ad essere ciò che sa di essere e accantonare alcune idee difficilmente realizzabili. E poi, ancora, l’importanza dell’associazionismo nelle scelte comuni. Sono queste le maggiori priorità per la città e le problematiche che le categorie economiche ed il mondo delle associazioni pongono alla nuova amministrazione comunale.

“Le richieste sono così tante che dovrei fare la lista della spesa”. Ci scherza sopra la presidente riminese dell’Associazione Italiana Albergatori Patrizia Rinaldis: “Credo che il futuro sindaco debba avere il coraggio di fare delle scelte importanti, che valorizzino un territorio che, per noi, ha valenza turistica. Questo significa che bisogna intervenire sulla viabilità, sul lungomare e sulla cultura, per esempio iniziando dal teatro Galli”.

Secondo lo scrittore Piero Meldini, ancor prima del teatro Galli, occorre invece mettere mano alla ristrutturazione del cinema Fulgor per farne una volta per tutte la sede della Fondazione Fellini, come d’altro canto è previsto nel progetto disegnato dal Premio Oscar Dante Ferretti. “Va rafforzato – commenta Meldini – il binomio Rimini-Fellini perché il maestro è un ‘marchio’ esportabile in tutto il mondo. Credo poi che sia importante riconsiderare alcune cose o accantonarle del tutto. Una di queste è la costruzione del grattacielo ‘stile Dubai’ sul lungomare che avrebbe un fortissimo impatto, a mio avviso solo negativo, sul nostro turismo”.

Il desiderio di Massimo Pasquinelli, presidente della Fondazione Carim, è che venga invece riconosciuto il ruolo autonomo della Fondazione. Un ruolo centrale anche per la cultura riminese. “Parlare di cultura, per esempio di Teatro Galli e Auditorium – commenta Pasquinelli – significa discutere anche il ‘come’ cioè il metodo con cui può realizzarsi la sua valorizzazione. Inoltre la società civile chiede di essere riconosciuta, non solo governata”.
Per Mauro Gardenghi, segretario di Confartigianato Rimini, serve innanzitutto una città più facilmente raggiungibile, “anche perché – sottolinea Gardenghi – abbiamo costruito un Palacongressi europeo”. Il centro storico in particolare, secondo Gardenghi, “è un valore importante da recuperare: deve tornare accessibile, per esempio costruendo nuovi parcheggi, e tornare ad essere un contenitore abitativo, commerciale, sociale e d’arte. Un discorso importante poi – aggiunge – va fatto sull’ordine pubblico, in relazione alla presenza di infiltrazioni malavitose, e sull’abusivismo commerciale”. Infine va ripreso il discorso delle aree a disposizione delle aziende: “Rimini è una realtà di piccole e piccolissime e medie imprese, non è possibile dover aspettare 8-10 anni per realizzare un’area produttiva”.

“Credo che il prossimo sindaco debba impegnarsi maggiormente rispetto al passato per valorizzare le imprese presenti nel nostro territorio, imprese la cui economia non gira solo attorno al turismo” è il commento del presidente di Confapi Rimini Bruno Bargellini. Che aggiunge: “Le piccole e medie imprese stanno vivendo il loro momento di crisi, il nuovo sindaco dovrebbe cercare di essere leale e trasparente con loro, dando risposte celeri alle loro esigenze. Auspichiamo di trovare un nuovo partner e non un ostacolo allo sviluppo delle imprese. La viabilità, il palacongressi e la fiera – conclude Bargellini – oltre ai problemi di una burocrazia asfissiante, delle aree industriali e dei rapporti con Hera, sono temi importanti per le nostre imprese associate”.

Davide Ortalli, che per CNA si occupa delle politiche comunali, mette nella “top five” delle priorità riminesi viabilità, parcheggi, qualità urbana, centro storico, mare ed eventi. “La richiesta che noi facciamo – dice Ortalli – è quella di mettere l’impresa al centro, accelerando i tempi della macchina burocratica amministrativa, attualmente ostacolo alle nuove iniziative imprenditoriali. Per avere una concessione edilizia attualmente ci possono volere decenni”.
Gli eventi e il mare sono importanti, riconosce Ortalli: “Sappiamo bene che il turismo crea l’indotto. Tuttavia ci sono eventi come il capodanno RAI che le casse comunali non possono più sostenere ed è improponibile che lo facciano i privati. Come invece è stato fatto fino all’abolizione della tassa sui passi carrai, una battaglia che abbiamo combattuto e vinto. Il Comune potrebbe dismettere alcune quote di partecipazione se vuole continuare ad investire su certi eventi”.
Infine, sul lungomare, i project delle archistar non fanno per Rimini, nemmeno per Cna: “Abbiamo avviato diversi tavoli di lavoro – conclude Ortalli -. Ci vuole una soluzione che si adatti al territorio, non qualcosa che faccia solo chiasso”. 

Anche l’associazionismo detta le priorità ai futuri amministratori di Rimini. Raffaella Bedetti, della sezione riminese dell’Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare, non ha dubbi: “Ci vuole un confronto diretto. Non saremo bravi a fare i conti o a fare i politici, ma siamo bravi nel nostro campo perché lo viviamo quotidianamente. Per esempio, se deve essere fatta un’opera di cementificazione, è inutile mettere un albero in mezzo ad un marciapiede se una carrozzina elettrica, ma anche quella di un bambino, poi non ci passa”. Il presidente del Rigas di Rimini (gruppi di acquisto solidale) Luca Alberti pone invece l’accento sugli spazi di partecipazione diretta. Una partecipazione che però “deve essere vincolante. È inutile confrontarsi se poi si fa tutt’altro”, lamenta Alberti. Sulla stessa linea è Giuseppe Ghinelli, fondatore e responsabile del Centro d’Amicizia, che si occupa da anni del recupero di ragazzi tossicodipendenti: “L’amministrazione deve interpellare le associazioni che da anni dimostrano ‘col fare’ quali sono i bisogni del territorio e delle famiglie”. “Questo metodo si chiama sussidiarietà” ribadisce Franco Boarelli, presidente dell’associazione ambientalista l’Umana Dimora di Rimini. “Sussidiarietà – aggiunge – non vuol dire che l’associazione deve fare il supplente per arrivare dove non arriva l’ente pubblico. Noi sappiamo cosa ci serve e di cosa abbiamo bisogno. L’associazionismo porta a far meglio le cose e con meno spese”.

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