Rimini: ritardo imbarazzante

L’economia non è stato un tema di cui si sia discusso molto nel corso dell’ultima campagna elettorale. Ma i numeri sono implacabili ed è difficile sfuggire. Secondo le prime stime dell’Istituto Tagliacarne sul valore aggiunto complessivo prodotto (che corrisponde alla ricchezza creata) nel 2020, in piena pandemia, la provincia di Rimini, con 8,5 miliardi di euro, lo 0,57 per cento nazionale, ha avuto un calo del nove per cento sull’anno prima, un punto in più delle cugine romagnole, ma in linea col dato nazionale.

Il problema vero però è un altro, in qualche modo atteso. Quando trasformiamo il totale in valore aggiunto per residente, cioè dividiamo la torta per il numero degli abitanti, la provincia di Rimini, per l’ennesima volta compare nel fondo della classifica regionale, lasciandosi dietro solo Ferrara. In qualche caso la distanza dalle prime è perfino imbarazzante.

Perché il valore aggiunto pro capite di 25 mila euro per Rimini, poco sopra il valore medio nazionale, diventa 35 mila a Bologna, 33 mila a Parma e Modena, 31 mila a Reggio Emilia.

Tra Rimini e Bologna c’è una differenza del quaranta per cento. Con le altre emiliane la differenza è un po’ meno, ma comunque significativa.

Nella graduatoria nazionale delle province, per valore aggiunto pro capite, Rimini compare al 38mo posto, lo stesso che occupava nel 2007. Bologna è terza. 

E’ una novità? No. E’così da almeno vent’anni. Forse persino di più. Ma nessun sembra prendere l’argomento, che ha ricadute importanti su stipendi e qualità del lavoro, sul serio.

Il Patto regionale per il lavoro e per il clima, firmato a dicembre dell’anno scorso, tra le sfide, la quarta, parla anche di combattere l’aumento delle disuguaglianze, che prima di essere individuali sono territoriali. Lo stesso Piano Nazionale di Recupero e Resilienza (PNRR), quello per intenderci dei finanziamenti europei, prevede fondi per interventi di coesione territoriale.

Quindi, le opportunità, anche finanziarie, ci sono. Ma ci vuole una strategia di medio-lungo periodo, se non siamo già in ritardo. Soprattutto ci vuole convinzione. Che paradossalmente esiste più nel privato che nel pubblico. Le nuove amministrazioni locali appena elette hanno l’onore di governare, ma anche l’onere di affrontare problemi strutturali per incidono profondamente sulla vita delle persone.