"Chi non spera l’insperabile non lo scoprirà, poiché è chiuso alla ricerca, e a esso non porta nessuna strada"
ERACLITO (535-470 a.C)

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Rimini non è un territorio ad alta tecnologia

Tra i 34 sistemi locali di alta tecnologia selezionati dal Rapporto di Artimino (dal nome di una località vicino Prato) sullo sviluppo locale 2010,  dedicato a Le città dell’innovazione, compare Parma, Bologna, Mirandola e Carpi (provincia di Modena), insieme a Lodi, Ivrea ed Ascoli Piceno, per citarne solo alcune, ma non Rimini. 

Cosa sono i sistemi locali di alta tecnologia ?    Sono luoghi molto dinamici dove si concentra il 60% degli addetti all’alta tecnologia italiana, cresciuti del 29% nel solo periodo 1999-2006, e il 75% dei brevetti di queste attività.  Rientrano tre le attività di alta tecnologia: l’aerospazio, la farmaceutica, gli strumenti e i servizi per le telecomunicazioni, gli elaboratori elettronici e l’informatica, le applicazioni medicali e gli strumenti di precisione, la ricerca e sviluppo.

La gran parte dei sistemi locali selezionati si trova nelle regioni del Centro Nord (27 sistemi locali su 34).  Essi sono spesso plurispecializzati, brevettano molto di più del resto dei sistemi locali, sono più competitivi, hanno una maggiore presenza di diplomati e soprattutto di laureati, un mercato del lavoro più dinamico, un valore aggiunto pro-capite più elevato, una struttura di impresa più robusta, una maggiore dotazione infrastrutturale e una migliore qualità dei servizi locali rispetto agli altri sistemi locali.

Tra le regioni del Centro e del Nord, la Lombardia e l’Emilia Romagna detengono il maggior numero di sistemi locali ad alta tecnologia, seguite da Piemonte, Veneto, Toscana e Lazio. In tali  sistemi gli addetti all’alta tecnologia, 830 mila in tutta Italia dei quali oltre 500 mila nei 34 sistemi analizzati, rappresentano mediamente l’8,5% del totale degli occupati, quando  a livello nazionale non arrivano al 5%.

 Perché alcuni territori hanno visto crescere imprese ad alta tecnologia e quali sono i meccanismi generativi ?     Se si considera la graduatoria dei sistemi urbani dove sono maggiormente concentrate le attività high tech, suddivisi in città metropolitane, città universitarie e piccole città,  emerge – come ci si poteva aspettare – il ruolo delle grandi città metropolitane come Milano, Roma, Torino. Ma se si prende in esame il peso degli occupati nell’alta tecnologia sul totale degli addetti, il quadro cambia: viene in evidenza il ruolo delle medie e delle piccole città come Ivrea, Varese, Pisa, Siena, Mirandola e altre. Nell’ultimo decennio, le città medie e i centri minori occupano anche molti dei primi posti nella graduatoria dei sistemi urbani più dinamici in termine di crescita degli addetti nell’high tech.   Insomma, contrariamente a quanto ci si potrebbe aspettare, il fenomeno non è concentrato dentro i confini delle grandi aree metropolitane.

 In generale, il percorso di crescita dell’alta tecnologia appare molto condizionato dalla storia dei luoghi. Esso è cioè legato a lunghi processi di accumulazione e specializzazione e al patrimonio storico ereditato dal passato. Un’eccezione è rappresentata da alcuni casi meridionali legati al vecchio intervento pubblico per il Sud degli anni ‘70 e ‘80.  Questo però non significa che il presente non conta, ma che si innesta su radici storiche che hanno contribuito a delineare l’architettura organizzativa odierna. 

Altri meccanismi generativi dipendono sempre dal contesto (come la presenza di risorse naturali particolari) ma anche dall’azione imprenditoriale e dall’intervento di attori collettivi pubblici e privati. E’ dall’incontro tra attori innovativi e fattori di contesto da essi attivati e valorizzati che nasce l’innesco di nuove attività ad alta tecnologia. 

Un ruolo rilevante lo può svolgere anche la presenza consolidata, per lo meno dove  non esiste una presenza universitaria, di una impresa di grandi dimensioni capace di interagire col sistema produttivo locale.

 Un ruolo attivo – specie nei casi delle città medie, ma anche in quelle metropolitane – sembra poi averlo giocato l’Università. I dati mostrano una forte presenza delle università nei contesti delle città più innovative (in 22 dei sistemi selezionati su 34 sono concentrate circa la metà delle università pubbliche, con oltre il 70% del corpo docente e degli studenti, l’85% dei brevetti presentati dagli accademici, l’80% del valore delle commesse per attività svolte in conto terzi). Vi è quindi un’evidente influenza delle università sulla crescita delle attività innovative, che però si è espressa più sul terreno della formazione delle risorse umane e dei rapporti informali per la circolazione e diffusione di conoscenze che sul piano della generazione di nuove imprese (il

fenomeno degli spin off rimane ancora modesto, pur se in crescita) così come la sperimentazione di progetti condotta in comune con le imprese e il potenziamento a questo fine di incubatori e parchi tecnologici, che richiedono politiche intenzionali pubbliche ben definite.

 Infine, nell’ambito dei fattori di stimolo, va considerato il ruolo delle istituzioni finanziarie specializzate nel sostegno alle attività ad alta tecnologia (in particolare i fondi di venture capital).

Questo è vero per molti paesi europei, mentre i venture capital sono rimasti quasi assenti nelle situazioni italiane studiate.

Perché questi fattori, di contesto, imprenditoriali, di conoscenza e finanziari, promuovano imprese di alta tecnologia e le facciano prosperare,  la “città” deve però agire come attore e non come semplice osservatore passivo.  Ci vogliono cioè politiche orientate allo scopo.

 Rimini non rientra tra i sistemi locali di alta tecnologia più dinamici ma ha tutte le condizioni, se solo ci fosse la volontà di costruire un progetto, di raggiungere il gruppo dei più avanzati  investendo nel settore con la storia più lunga, cioè il turismo. Potrebbe cioè diventare il luogo dove si ricercano e producono nuovi beni e servizi, tecnologicamente molto avanzati, per i tanti turismi sbocciati in Italia e nel Mondo.  

Una opportunità concreta, costituita da un incubatore di Padova, ma che al momento non sembra raccogliere molte attenzioni. Nonostante la crisi del lavoro, in particolare tra  i giovani, che colpisce anche questa realtà.  Il Rapporto completo si può scaricare sul sito: www.incontridiartimino.it

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