"Chi non spera l’insperabile non lo scoprirà, poiché è chiuso alla ricerca, e a esso non porta nessuna strada"
ERACLITO (535-470 a.C)

dicembre: 2017
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Rimini nello specchio d’Europa

Lo diciamo spesso che il mondo si è allargato e si è fatto globale, le persone che viaggiano in tutto il mondo hanno superato il miliardo, i giovani si spostano per studio e per lavoro con sempre maggiore frequenza (sono 50 mila i giovani italiani emigrati per lavoro nel 2011), allora vale la pena, qualche volta, cercare di capire il posizionamento di una provincia quanto meno nel contesto europeo. Giusto per valutare le distanza relative e prendere qualche riferimento.

Cominciamo con il turismo, la voce per cui Rimini è forse più conosciuta all’estero. Va subito detto  che ha un ottimo piazzamento: con 146 mila posti letto (anno 2010)  la provincia di Rimini è la quarta in Europa  per capacità ricettiva in hotel,  preceduta solo dall’isola di Maiorca (Spagna) con 247 mila, Parigi 157 mila e Bolzano 151 mila. In questa graduatoria Rimini precede Roma e perfino Barcellona.

Rimane ai primi posti anche per la densità dei posti letto complessivi, che misura il numero totale (alberghieri ed extra) dei posti letto per km2 di territorio: sono329 aRimini, preceduta da Blackpool con 1. 951 posti letto/km2, poi  Londra Ovest con 913 e infine Torbay con 604, tutti luoghi costieri inglesi.

Rimini, quindi, nel vertice turistico europeo, in una cornice che vede  l’Emilia Romagna all’undicesimo posto in Europa per presenze turistiche complessive (37,5 milioni tra hotel, camping e altro), preceduta in Italia solo dal Veneto e dalla Toscana, mentre al primo posto in Europa, con più del doppio dei pernottamenti,  ci sono le isole Canarie.

Prima dell’ingresso dell’Alta Valmarecchia la densità della popolazione di Rimini era di 580 abitanti per km2,  attualmente scesa a 373, ma che diventa 1.223 abitanti per km2 lungo la Costa, dopo Bruxelles Capitale  (6.702 ab/km2) tra i valori più alti in Europa a 27, dove la media scende a  117 abitanti per km2.

Densità alta e popolazione che invecchia, con un tasso di dipendenza della popolazione anziana (quanto pesano gli anziani sulla popolazione in età lavorativa) che a Rimini ha raggiunto il valore di 31,  a fronte del 26 europeo.

Con  8,5 miliardi di euro di valore aggiunto ai prezzi base (2009),  cioè al produttore senza le tasse, la Provincia di Rimini partecipa al 7 per cento della produzione complessiva di valore dell’Emilia Romagna, ma solo allo 0,079 per cento  del valore aggiunto dell’intera Unione europea. Con Ravenna e Forlì-Cesena, nell’ipotesi della costituzione di una provincia unica della Romagna,  si arriverebbe appena allo 0,27 per cento. Meglio che contarsi da soli, ma sempre una piccola frazione della torta della produzione di valore europea.

Il Pil per abitante a parità di potere d’acquisto della provincia di Rimini, facendo uguale a  100la media UE27 del 2009, raggiunge il valore di 126, che tradotto vuol dire che è il 26 per cento sopra la media europea (Bologna, il più alto in Regione, è a 139). Un risultato, per Rimini,  rispettabile che non deve però far trascurare le vette raggiunte da altre province o città metropolitane come Francoforte a 314, Regensburg 266, Bruxelles  223,  Monaco 210 e Milano 160, per citarne alcune.

Dieci anni prima, nel 1998, il Pil per abitante di Rimini era arrivato, facendo sempre cento la media UE, a 117. Vuol dire che nel frangente sono stati scalati nove punti, circa  uno l’anno. Questo fino all’arrivo della crisi. Sul dopo bisognerà attendere i nuovi dati, ma già nel 2010 la disoccupazione riminese era la più elevata dell’Emilia Romagna.

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