"Chi non spera l’insperabile non lo scoprirà, poiché è chiuso alla ricerca, e a esso non porta nessuna strada"
ERACLITO (535-470 a.C)

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Rimini: mobilità insostenibile

Già il punto di partenza non è il massimo: infatti, come si fa a pianificare un qualsiasi intervento se i dati sono vecchi di almeno sette anni ?   Perché questo è quanto emerge dall’ultimo Rapporto 2012 “Bici in città” di Legambiente,  da cui risulta (ma i dati risalgono al 2005 ed è presumibile che non ce ne siano di più recenti) che nella città di Rimini il 61 per cento della mobilità giornaliera è da ritenere insostenibile (auto, il grosso, più le moto) e solo per il 39 per cento sostenibile (fatta cioè di spostamenti in bici, a piedi e con mezzi pubblici).

Tra le città medie c’è chi sta peggio, hanno cioè un tasso di insostenibilità maggiore, come Reggio Emilia,  ma anche molto meglio, tipo Bolzano, Trento e Parma.

Soprattutto la mobilità ciclistica raggiunge percentuali, sul totale degli spostamenti, di tutto rispetto a  Bolzano, Pesaro e Ferrara, superando la stessa città di Rimini dove la bici è sempre stata un mezzo di locomozione piuttosto comune. Il problema è sempre il solito: gli obiettivi (più piste ciclabili e maggiore spazio alla mobilità dolce) non vanno solo annunciati ma perseguiti con una certa coerenza, anche in considerazione dello scarso richiamo dei mezzi pubblici (che è un altro problema).

Perché per muoversi a piedi o in bicicletta ci vogliono le condizioni idonee.  A Rimini la densità delle zone a traffico limitato, le ZTL, raggiunge 0,6 km2 per ogni 100 km2 di territorio,  che è in linea con la media nazionale ma tra le più basse in Regione, mentre tante città (a Bologna, per esempio, la densità è di 2,3 km2) fanno molto meglio. E soprattutto, questa densità è ferma, a Rimini, da almeno un decennio.

Va un po’ meglio con la densità delle aree pedonali che nel capoluogo provinciale raggiunge 0,36 m2  per  residente, più delle altre città romagnole, ma meno di quelle emiliane.

Ed anche sulle piste ciclabili si può fare meglio visti i 54 kmlineari per 100 km2 di superficie di Rimini,  un rapporto che definisce la densità delle medesime, a fronte dei95 km di Bolzano, i149 km di Padova, i61 km di Bologna e i76 km di Modena. Tra l’altro, degli82 chilometri di piste ciclabili calcolati in provincia di Rimini,  solo 22 sono in sede propria, cioè sono vere piste ciclabili riservate (RER, Rapporto mobilità, 2012).

“E’ ormai condiviso, scrive alla fine il Rapporto di Legambiente, che la pericolosità e la paura nel traffico sono il primo elemento che disincentiva l’uso della bicicletta, perché dall’analisi dei risultati ottenuti in questi anni (2001 –2009) sul fronte della sicurezza stradale si riscontra che a fronte di una riduzione complessiva del 40 per cento dei morti, la riduzione per categorie di mezzi sono state del 52 per cento per gli utilizzatori delle 4 ruote,  per il 35 per cento per i pedoni, per il 17 per cento per i motociclisti e solo per il 9 per cento per gli utilizzatori della bicicletta.

Questo dato deve guidare i prossimi interventi sulla sicurezza stradale nelle città ed aprire ad una visione specifica per la messa in sicurezza dei ciclisti”.

Ma più della paura scoraggiano i fatti, perché proprio di recente Rimini è rientrata tra le città capoluogo col maggior tasso di incidentalità, nel 2010,  con le bici: un incidente  ogni mille abitanti circa, quando la media regionale è di uno ogni 1.341 abitanti, che è già la più elevata tra le Regioni italiane (Rilevazione DAS Assicurazioni).

Tradotto vuol dire che in città va ribaltata la gerarchia della mobilità: prima pedoni, ciclisti e trasposto pubblico, poi le auto. Questo non per spostarsi meno, ma per muoversi di più e meglio, in un ambiente meno inquinato dai gas di scarico e più amichevole (ricordiamo che l’auto più ecologica, quindi non parliamo dei suv, emette almeno 120 grammidi COper chilometro percorso, quando la media è di 160 gr/km).

Molti comuni, compreso Rimini, hanno aderito alla campagna “Sciame di biciclette”. Questo va bene, ma se questa mobilitazione non si accompagna ad una seria riorganizzazione della mobilità urbana, per raggiungere le vette di tante città del Nord Europa, che pure sono state portate come esempio da seguire, il rischio che tutto rimanga fermo è abbastanza alto.

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