"Chi non spera l’insperabile non lo scoprirà, poiché è chiuso alla ricerca, e a esso non porta nessuna strada"
ERACLITO (535-470 a.C)

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Rimini: lo stato dell’ambiente e lo spreco dell’acqua

La conferenza di Parigi sul clima, con il rischio di finire sott’acqua, Riviera di Rimini compreso,  se le nazioni non cambieranno registro inquinando di meno e rispettando di più i limiti dell’ambiente, ha acceso i riflettori su molti argomenti che hanno a che vedere con la salute del nostro pianeta.  Non un evento lontano, ma che interessa tutti: persone e territori.

Vediamo allora, quando sta per cominciare il nuovo anno,  qual’è lo stato dell’ambiente, in alcuni aspetti essenziali,  della provincia di Rimini.

Cominciamo con l’ultimo  Ecosistema urbano 2015 di Legambiente (su dati 2014): nella classifica delle 104 città capoluogo, sintesi di diversi parametri ambientali,  Rimini capoluogo si piazza al 33mo posto, perdendo due posizioni  rispetto al 2014. In Emilia Romagna fanno peggio solo Piacenza, Bologna e Ferrara. Non tutto però peggiora.

L’aria un po’ migliora, l’Ozono meno

La qualità dell’aria (nel 2014 rispetto al 2013) registrata  dalle centraline di Rimini è migliorata e i valori medi annuali delle concentrazioni sia delle polveri sottili PM10  che del Biossido di Azoto, entrambi prodotti prevalentemente dal traffico (ma anche dai riscaldamenti delle abitazioni) e fortemente nocivi per le vie respiratorie, sono diminuiti:  da 31 a 29 µg/mc  (micro grammi per metro cubo d’aria)  il primo;  da 31,5 a 30,0  µg/mc il secondo.  Rimanendo comunque dentro i limiti previsti per la salvaguardia della salute umana.

I giorni di superamento dei limiti di 50 µg/mc delle PM10 , che non dovrebbero essere più di 35 l’anno,  della centralina di Via Flaminia a Rimini (la via più inquinata) sono, invece, un po’ altalenanti: da 88 del 2012, sono diventati 52 nel 2014, per risalire a 59  a fine 2015.  Quest’anno ha sforato il limite anche la stazione del Parco Marecchia,  dove i giorni di superamento dei limiti sono stati 45.

Poi ci sono le polveri ancora più sottili, le PM 2,5  , che entrano direttamente nei polmoni e sono ancora più dannose delle precedenti.

Va peggio, ma non solo a Rimini, la concentrazione dell’Ozono presente negli strati bassi dell’atmosfera (da non confondere con il buco dell’Ozono che riguarda invece le parti alte dell’atmosfera, cioè la stratosfera).  Quello che respiriamo, per intenderci. L’Ozono è un gas, altamente velenoso, che si forma per reazione degli altri inquinanti, tipo PM10 e Biossido di Azoto, alle radiazioni solari, soprattutto  nei mesi estivi, quelli più a rischio, perché le alte temperature favoriscono questo genere di reazioni.  Le giornate di superamento del limite di salvaguardia dell’Ozono fissato in 120  µg/mc, da non superare più di 25 volte l’anno, sono schizzate, a Rimini città, da 1 del 2013 (ed erano 4 nel 2012)  a ben 64 nel 2014,  per scendere provvisoriamente a 37 a metà dicembre 2015, avendo, comunque, già superato il numero massimo consentito.  Per via probabilmente dei venti, le giornate di superamento dei limiti dell’Ozono sono però di più, nel 2015,  nelle aree rurali di San Clemente (64) e Verucchio (48) che altrove.

Le auto dei residenti frenano,  compensate da quelle dei turisti

Principale responsabile della qualità dell’aria è il traffico che, come ognuno può personalmente  constatare, non accenna a diminuire (ricordiamo che l’auto continua ad essere, a Rimini, il mezzo preferito per andare al lavoro nel 74% dei casi, relegando il bus ad un misero 2% degli spostamenti).

Però anche qui, magari complice la crisi, qualcosa sta cambiando: nel Comune capoluogo, dal 2008 al 2014, pur restando invariate in numero assoluto (86 mila),  le auto ogni mille abitanti sono scese da 625 a 587,  di cui l’82 per cento alimentate a benzina o gasolio, i combustibili fossili più inquinanti, contro l’86 per cento del 2009.  Poco più che simbolica la presenza, a Rimini, delle auto elettriche: appena 12 in tutto (sono 6 a Forlì e 15 a Ravenna).  Il prezzo, alto,  rimane l’ostacolo principale.

Invece ci sono segnali di risveglio, dopo anni piatti,  per il trasporto pubblico, dove i passeggeri  per abitante sono cresciuti da 96 del 2013 a 144 nel 2014 (Istat, La qualità dell’ambiente urbano 2015).

Ma tutto questo (freno alle auto dei residenti e ripresa del trasporto pubblico locale) rischia di essere  vanificato dalla crescita dei turisti che arrivano in auto. Nel 2015 gli arrivi ai caselli autostradali, da Rimini Nord a Cattolica, sono stati quasi 5 milioni. Il grosso del movimento si verifica d’estate che, come abbiamo visto, è il periodo più critico per l’Ozono.  Un problema che, avendo una origine extra territoriale,  non è certo di facile soluzione. Ma incidendo sulla qualità ambientale del luogo, che è lo stesso dove i visitatori aspirano a passare una vacanza rigeneratrice, quindi non respirare aria inquinata, non può nemmeno essere affidato al comportamenti dei singoli, date le ricadute pubbliche.  Il sano principio “chi inquina paga” (perché inquinare genera costi ambientale e alla salute delle persone)  dovrebbe valere anche per le aree turistiche.

Promuovere  una mobilità più sostenibile e meno inquinante, per residenti e turisti,  dovrebbe  diventare  un obiettivo da condividere, sfruttando di più e meglio forme alternative di mobilità.

Come il car sharing (noleggio a ore) con mezzi elettrici e a metano, che nelle grandi città sta prendendo piede, ma in provincia latita. Forme di incentivi, come abbonamenti ridotti, lo fa il Comune di Parigi,  con il coinvolgimento delle maggiori aziende (oggi avere un’anima verde fa piacere a tutti), potrebbe aiutare.

Poi c’è la mobilità ciclabile, dove i comuni sono già attivi (nel comune di Rimini le piste ciclabili sono salite da 3,6 a 15,5 metri per abitante)  ma non sempre in modo coerente e soprattutto utile a raggiungere i grandi centri di generazione di traffico (aree industriali, centri studi e commerciali, ecc.).

Tante città del Nord Europa, nonostante il clima meno favorevole, sono molto più avanti. Per esempio, la Germania ha da poco inaugurato un primo tratto di 20 km di superstrada veloce esclusivamente per bici, che collega Essen e Duisburg. Il percorso fa parte di un progetto di piste ciclabili  extra urbane  che di km ne prevede complessivamente cento.  Le buone pratiche non mancano, si tratta di scegliere.

Troppa acqua si perde per strada

 Mentre si riaccende la discussione  su chi deve gestire il servizi idrico (ricordiamo che nel referendum del 2011, 145 mila elettori di questa provincia si espressero in favore dell’acqua pubblica)  e le Amministrazioni locali si sono pronunciate per una gara europea,  bisogna sottolineare che anche il consumo di acqua per abitante nel comune di Rimini, nonostante l’aumento della temperatura, si fa più parsimonioso è scende, tra il 2012 e 2014, da  280 a 248 litri al giorno per abitante (239 litri è la media nazionale), di cui 153 litri per uso domestico  (turisti compresi).  Un calo di consumo non esclusivamente locale, ma che segue una tendenza nazionale.

Comunque una  buona notizia, controbilanciata, però, da una di segno contrario:  cioè dall’aumento, tra il 2012 e il 2014, delle perdite di rete, che sono salite, a Rimini,  dal 20,8 al 23,9 per cento dell’acqua immessa nelle condutture (37% la media nazionale).  Stiamo parlando di perdite giornaliere per abitante che in pochi anni sono salite da 74,8  a 79,6 litri, con un aumento del 6 per cento.

In termini assoluti, solo nel 2014,  sono andati persi 4,2 milioni di metri cubi d’acqua  (1 mc=1.000 litri). Escluso Piacenza e Reggio Emilia, il resto della Regione non sta molto meglio.

Al costo acquedotto (escluso depurazione, fognatura, ecc.)  dell’acqua di 0,00072 €  per litro (Fonte: Hera) il danno, che si ripete tutti gli anni, supera 3 milioni di euro.

Per un confronto si consideri che  in Germania le perdite di rete sono pari al 6,5 per cento, in Inghilterra e Galles il 15,5 per cento, in Francia, dove pure è un grosso problema, del 20,9 per cento.

In conclusione, una riduzione significativa di queste perdite, considerando il valore della risorsa acqua,  dovrebbe diventare una priorità per gestori e amministratori pubblici.

 

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