"Chi non spera l’insperabile non lo scoprirà, poiché è chiuso alla ricerca, e a esso non porta nessuna strada"
ERACLITO (535-470 a.C)

luglio: 2018
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Rimini: la seconda città più cara d’Italia

Nel 2009, Rimini è stata, rispetto al 2008,  la seconda città più cara d’Italia, dopo Caltanisetta. Si perché, a fronte, secondo le indagini Istat, di un incremento medio nazionale dello 0,8% a Rimini i prezzi, per una famiglia di operai e impiegati, sono cresciuti del 2,2%. E  se per le comunicazioni e i trasporti le tariffe sono diminuite dell’1,1%, le spese per le abitazioni (acqua, luce, gas, ecc.) sono aumentate del 4,9% (l’incremento maggiore in Italia), per le bevande del 4%, per i prodotti alimentari del 3,6%,  per  l’istruzione del 2,7% e per i servizi ricettivi del 1,9%.   Non è una storia nuova, ma è una notizia poco piacevole che si ripete. Domanda: come è possibile che a Milano, non proprio l’ultima città, i prezzi sono aumentati dello 0,1% e a Rimini undici volte tanto ?  Qualche risposta dovrà essere trovata, perché se i primi a rimetterci sono i residenti, non c’è dubbio che ne va di mezzo anche la competitività del nostro turismo. I milanesi che vengono a Rimini, e non sono pochi,  non saranno contenti di pagare di più.

A questo punto, visto che non è possibile parlare di un fenomeno passeggero, è opportuno che chi è preposto alla difesa dell’interesse pubblico cominci ad indagare le cause, per trovare delle risposte. Lasciar correre è un invito implicito a continuare sulla stessa strada, che non avvantaggia né i consumatori, né gli ospiti.

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