"Chi non spera l’insperabile non lo scoprirà, poiché è chiuso alla ricerca, e a esso non porta nessuna strada"
ERACLITO (535-470 a.C)

dicembre: 2017
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Rimini: la carica degli indipendenti

Premesso che il lavoro scarseggia, esistono due modalità per svolgere una attività: trovare una occupazione come dipendente, oppure darsi da fare autonomamente. Sono due possibilità presenti un po’ dappertutto, ma questa provincia presenta una propensione superiore alle altre per le attività indipendenti. E’vero,  rispetto ad una decina di anni fa c’è stato un calo di almeno cinque punti percentuali, ma il primato resiste, anche a dispetto della crisi.

Nel duemila per ogni cento occupati riminesi, 37 svolgevano una attività come indipendenti, insomma erano piccoli (qualcuno anche medio-grande) imprenditori di se stessi. Ricordiamo che in provincia di Rimini più di nove imprese su dieci non arriva a dieci addetti.

Alla fine del 2011, quando gli occupati totali sono 134 mila, gli indipendenti sono scesi al 32 per cento (5 punti in meno del duemila), che è la stessa percentuale degli anni precedenti la crisi, scoppiata nell’autunno del 2008.  Questo vuol dire che esiste una tendenza generale alla diminuzione del lavoro autonomo,  che la crisi ha però stabilizzato ma non accelerato, contrariamente a quello che ci si sarebbe potuto aspettare. Non sappiamo se per libera scelta o per mancanza di alternative migliori.

Gli autonomi esistono anche da altre parti, ma in Emilia Romagna sono almeno sette punti percentuali in meno (25 per cento ed anche loro in calo).  Rimini è più “autonoma” nei servizi (32 per cento degli occupati), ma inaspettatamente  anche nell’industria in senso stretto, senza cioè le costruzioni, dove gli indipendenti raggiungono il 23 per cento a fronte del 10 per cento del dato regionale.   Forse un segnale di vitalità imprenditoriale, considerando anche che in piena crisi  il numero delle  imprese attive in provincia ha subito un freno ma non un crollo (da 33.658 del 2009 ai 35.949 del 2011, comprendendo però anche quelle dei nove comuni dell’Alta Valmarecchia entrati a far parte della provincia nel 2009). Oppure una disperata, almeno per qualcuno,  ricerca di qualcosa da fare in un periodo difficile.

 

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