"Chi non spera l’insperabile non lo scoprirà, poiché è chiuso alla ricerca, e a esso non porta nessuna strada"
ERACLITO (535-470 a.C)

ottobre: 2017
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Rimini: il Tecnopolo più piccolo

A metà novembre 2009 il Presidente della Regione Emilia Romagna Vasco Errani e l’Assessore alle Attività produttive Duccio Campagnoli  annunciano finalmente (il bando era stato chiuso nel dicembre 2008)  la nascita di dieci Tecnopoli per la ricerca industriale, formati da 46 Laboratori e 6 Centri per l’innovazione, con un investimento complessivo di 234 milioni di euro, che impegneranno intorno a 1.800 ricercatori, dei quali 520 nuovi giovani ricercatori.

Un segnale positivo in tempi di crisi, perché investire nell’innovazione è l’unico modo per restare competitivi ed aspirare ad avere un ruolo nella ripresa che verrà, anche se i tempi sono ancora incerti.

Rimini, che in quanto a Laboratori, Centri per l’innovazione, Poli tecnologici  e capacità di attingere ai finanziamenti regionali è costantemente ultima in Regione, sicuramente era il luogo ideale, se per ideale si intende bisognosa di recuperare i tanti deficit accumulati,  ad ospitare un Polo “pesante” per numero di laboratori, incubatoi di impresa e centri per l’innovazione. 

A bando ancora aperto si parlava, per Rimini,  di qualcosa che avesse a che fare con il ciclo dei rifiuti, la multimedialità, il design, il sistema moda (pensando al polo dell’abbigliamento di San Giovanni), ma anche del settore salute-stile-benessere (per il nuovo polo termale della Novarese di Miramare).

A risultato annunciato, con appena due Laboratori (Tecnologie del ciclo di vita, che ingloberà l’esistente Litcar, e le Tecnologie per la moda), in 1.500 mq di spazio, la superficie più piccola tra tutte le province dell’Emilia Romagna (Forlì-Cesena 9.000 mq, Ravenna 6.500 mq, Ferrara 12.300 mq, ecc.)  nessun incubatore d’impresa e nessun centro per l’innovazione, Rimini si conferma, un’altra volta, ultima in ambito regionale.  Quella cioè che ottiene, e forse chiede, meno.

E’ probabile, anzi quasi certo, che tutte le province abbiano dovuto rinunciare a qualcosa, ma questo non avrebbe dovuto far dimenticare, nel momento di decidere, la necessità di dare luogo ad un riequilibrio regionale delle opportunità,  nel campo della ricerca industriale e dell’innovazione del sistema produttivo.  Qui di nuovo si sconta l’insufficienza della classe dirigente locale, pubblica e privata,  a far valere le proprie ragioni, testimoniata dalla totale assenza dei Comuni (perché solo Rimini si è interessato e gli altri Comuni si sono tenuti fuori ? Forse un migliore sviluppo li lascia indifferenti ?) e di troppe Associazioni ed Istituzioni economiche e bancarie locali che non dovrebbero perdere certe occasioni per  sostenere e rilanciare lo sviluppo del territorio su basi nuove e più competitive. Qualcuno, a giustificazione del risultato ottenuto, continua a ripetere che Rimini non ha un settore industriale importante, dimenticando con troppa disinvoltura che per fare il fatturato del maggiore gruppo metalmeccanico locale (prima della crisi) ci vogliono circa 70 Grand Hotel di Rimini e quasi 180 G.H. Des Bains di Riccione. Continuando nel confronto è facile immaginare quanti alberghi di due o tre stelle sarebbero necessari.

In sintesi, il bando dei Tecnopoli è stato, per questa Provincia, una occasione colta a metà. Un risultato utile ma insufficiente a dare un ampio e forte supporto allo sviluppo e a costruire nuovi bacini occupazionali, in sostituzione dei posti di lavoro che la crisi si porterà (purtroppo) via. 

Ricerca e innovazione che costituiscono la premessa per dare gambe, come abbiamo ripetutamente scritto,  alla campagna lanciata da TRE di creare, nel 2010, mille nuovi e qualificati posti di lavoro per i nostri giovani. Un argomento sempre più di attualità.

BOX

 Produttività e competitività

 La modesta dinamica delle retribuzioni negli ultimi quindici anni non è stata sufficiente a impedire che si registrasse una significativa perdita di competitività nei confronti della Francia e della Germania, seppur non della Spagna. Dal 1993 al 2008, l’incremento complessivo del CLUP (Costo del lavoro per unità di prodotto) è stato del 32 per cento, rispetto al 24 per cento in Francia e all’1 per cento in Germania.  L’andamento deludente della produttività ha frenato la crescita dei redditi reali nell’ultimo periodo. Il rallentamento della produttività del lavoro è stato largamente determinato da quello della produttività totale dei fattori, una variabile che coglie il progresso

tecnico e nell’organizzazione dei fattori produttivi (Banca d’Italia, Indagine conoscitiva sul livello dei redditi di lavoro in Italia nel periodo 1993-2008, Senato della Repubblica, 21 aprile 2009).

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