"Chi non spera l’insperabile non lo scoprirà, poiché è chiuso alla ricerca, e a esso non porta nessuna strada"
ERACLITO (535-470 a.C)

settembre: 2017
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Rimini: il degrado e la bellezza della città

“La bellezza è negli occhi di chi guarda” diceva Goethe. E’ soggettiva, indefinibile, è una questione di sguardo, di visione d’insieme. Nel contesto della tradizione architettonica e urbanistica di una città, la bellezza esprime innanzitutto una necessità, oggi; quella di voler rintracciare le trame di un’estetica che sembra essere perduta. Occorre semplicemente guardarsi attorno; la bella immagine che avevamo di Rimini oggi è profondamente cambiata.

Quell’atmosfera particolare che si respirava tra vie e palazzi, che esprimeva un senso di appartenenza, è stata quasi del tutto cancellata dal contesto urbano; molto è stato sovrapposto, nascosto, abbandonato. Le vie, le case, le piazze non hanno più quella particolare connotazione, non comunicano più quell’attrattiva e quell’anima cittadina nella quale un tempo ci riconoscevamo, e ne rimaniamo turbati, delusi. Cosa è cambiato? Perché la città non ha più una sua identità?

Lo chiediamo a Marco Vincenzi, Sociologo e fotografo, esperto in comunicazione visiva, che ha raccolto nel suo libro una serie di 40 scatti, in bianco e nero, imperniati su dettagli significativi di architettura residenziale locale.

Marco Vincenzi, Sociologo dell’immagine

-Il suo recente libro-fotografico è intitolato“Id. Rimini/2009-2010”, perché?- Il monosillabo Id. significa identità; sono partito dai luoghi residenziali per andare alla ricerca di un’identità cittadina. Anche l’immagine di copertina lo testimonia: quel cipresso, sacrificato dietro le sbarre di una recinzione, penso sia una rappresentazione abbastanza eloquente, che fa meditare”-L’idea di preparare una mostra quando è nata?-“Due anni fa, durante un incontro con l’Assessore Massimo Pulini (delega all’identità del luogo). Ci confrontammo e capii che avevamo la stessa visione d’insieme, io condividevo i suoi valori ed entrambi avevamo le medesime prospettive”

-Per lei che valore ha avuto la mostra?-“Queste foto in particolare hanno un grande significato. Vogliono essere una sorta di riflessione su Rimini, una città che merita più interesse e uno sguardo d’insieme più lento. Se il messaggio lanciato con le foto è immediato, occorre invece del tempo per elaborare e assorbirne il contenuto. Per questo ho fermato l’immagine su alcuni particolari della Rimini cittadina, appena fuori dalle mura e dal centro storico, identificando l’architettura residenziale che va dal dopoguerra agli anni ’80-’90”.

In tutte le foto, Vincenzi privilegia il particolare, il frammento piuttosto che la vista d’insieme. L’obiettivo si sofferma, indaga e ritrae le forme, le linee, l’aspetto esteriore, la struttura.“Nel dopoguerra e negli anni successivi- prosegue Vincenzi- in pieno boom economico, tutti desideravano avere una casa, non vi erano particolari attenzioni al contesto edilizio, all’habitat urbano, all’ambiente o allo stile. Ho cercato di capire questi contrasti-precisa Vincenzi-mi sono guardato attorno e ho iniziato a camminare per la città per vedere dove vivono i riminesi, quelli che si sono insediati molti anni fa ed hanno costruito l’identità di questa città; il mio sguardo, dalla strada, era curioso di conoscere la dimensione privata del riminese in quelle zone in cui ci arrivi solo se ci abiti;ciò che ho visto è esattamente il riflesso di un’identità cittadina confusa. Ho fotografato il proliferare del degrado urbano, con edifici dimessi, aree sottoutilizzate in abbandono, case e quartieri cresciuti a dismisura in completa assenza di aree verdi; vivere in questi luoghi procura un senso di disagio, di fastidio, di inadeguatezza. Ho percepito come non siano state rispettate le buone regole per una corretta pianificazione urbanistica o per un uso razionale del suolo. Mi sono accorto che questo contesto è privo di una vera identità, tutto è stato raffazzonato, rimediato in fretta, rimescolato, sovrapposto, soffocato, offeso, costretto, ristretto e quella città, che un tempo si percepiva, oggi non c’è più”-Da questi luoghi quindi non si comprende il romagnolo?-“No, se per riminese si intende colui che per stereotipo rappresenta Rimini e la sua immagine pubblica, con le serate, il divertimento in balera, l’evento per cui tutti si divertono e si sta bene. Mi domando, dietro tutto questo cosa c’è? Immagino tante cose belle, però la città è completamente concentrata e proiettata su altro, su quella striscia di sabbia sul lungomare o sul fornire l’ombra nella calura estiva…”

– Come si può riconquistare quell’immagine che ci ha reso così interessanti e attrattivi?-“Occorre cambiare, modificare e lavorare, tanto, per ritrovare la dimensione del bel vivere; l’ambiente che ci circonda deve diventare gradevole, deve comunicare a chiunque la piacevolezza di camminare per strada, per fermarsi su una panchina a leggere, per curiosare con lo sguardo tra il verde dei giardini pubblici e privati. Penso che tutto il contesto urbano e il paesaggio circostante andrebbero rivisitati, riveduti, rigenerati perché l’identità di un luogo e l’ambiente urbano è un soprattutto un bene comune da condividere con tutti”.

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C’è un paesaggio cittadino da rifare: Edoardo Zanchini a Ecomondo

E’ naturale quindi che una città che adotta il bello e lo promuove sia anche una città più attrattiva, ma anche il territorio deve essere preservato e mantenuto bello perchè patrimonio di tutti, bene comune e fondamento della nostra società. E la bellezza è anche elemento essenziale e fondante per tenere vivo e operoso il turismo, voce centrale della nostra economia. E’urgente perciò attuare il cambiamento, la rigenerazione tramite una regia complessiva, che garantisca standard di qualità, bassi costi, minimo impatto ambientale e risparmio energetico. Servono ricerca, coraggio, lavoro coordinato e idee chiare. Questo è il concetto ribadito anche da Edoardo Zanchini, vicepresidente di Legambiente, che a Ecomondo precisa“E’ necessario che riqualificare un edificio costi meno di costruirne uno nuovo. Occorrono perciò norme che rendano obbligatoria sempre e ovunque la realizzazione di edifici in classe A e, all’interno di questa logica, prevedere incentivi per queste trasformazioni, non solo di singoli edifici, ma di isolati, di parti di città. L’Italia rappresenta un’anomalia nell’intero quadro Ocse: è l’unico paese che non ha un ministero specifico dedicato alla città e all’edilizia pubblica. Noi dobbiamo costruire il sogno delle persone, e oggi abbiamo bisogno di un altro sogno, quello di andare al recupero della bellezza facendolo in maniera sostenibile”.

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