"Chi non spera l’insperabile non lo scoprirà, poiché è chiuso alla ricerca, e a esso non porta nessuna strada"
ERACLITO (535-470 a.C)

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Rimini: i redditi 2012 e le disuguaglianze che danneggiano la ripresa

Tra il 2007 e il 2013, il reddito disponibile reale delle famiglie italiane (quello che effettivamente si può spendere) è diminuito del 13 per cento in termini pro capite, tornando ai livelli del 1988, mentre la loro spesa per consumi è scesa del 10 per cento. Un peggioramento dei bilanci familiari così forte per intensità e durata non ha precedenti dal secondo dopoguerra.

Nell’ultimo biennio, sempre in Italia, la quota di persone giudicate relativamente povere (viene considerata povera una famiglia di due persone adulte con un consumo inferiore a quello medio  nazionale)   è  salita dal 14 per cento nel 2011 al 17 per cento nel 2013, mentre la povertà assoluta (quando addirittura non si riesce a comprare  beni e i servizi necessari a raggiungere uno standard di vita minimo accettabile)  è aumentata dal 4 per cento delle persone residenti nel 2007 al 10 per cento nel 2013.  Peggiorando anche l’indice di Gini, che misura la disuguaglianza nella distribuzione dei redditi e della ricchezza.

In questa cornice vanno letti i dati sulle dichiarazioni dei redditi 2012 nei 27 comuni della provincia di Rimini. Con 19 mila euro, il reddito medio nel comune di Rimini risulta il più alto, seguito da Santarcangelo di Romagna, Riccione e San Giovanni in Marignano, tutti sopra i 18 mila euro. A Casteldelci ci sono le dichiarazioni più povere, meno di 12 mila euro, tutti gli altri stanno in mezzo.

Delle 246 mila dichiarazioni complessive della provincia di Rimini, quelle superiori a 75 mila euro sono  3.984, di cui più della metà nel comune di Rimini, appena l’1,6 per cento del totale.

L’indice di Gini, che misura il grado di disuguaglianza nella distribuzione del reddito (più alto è il valore, maggiore la disuguaglianza) vede in testa, un po’a sorpresa, Casteldelci con  il punteggio di 0,45,  poi a seguire Rimini e Riccione, entrambi con l’indice a 0,39.  Il comune con i redditi più egualitari è Verucchio, dove l’indice di Gini si ferma a 0,28.    Tutti gli altri comuni si posizionano tra i due estremi.

Se Rimini, comune capoluogo, risulta il più ricco in provincia, trasferito in Emilia Romagna, dove in testa per reddito medio c’è prima Bologna, con 26 mila euro, seguito a breve distanza da Parma, diventa il più povero. Ed è anche quello con la percentuale, appena 1,9 per cento, delle dichiarazioni dei redditi sopra i 75mila euro più bassa.  Questo dicono le dichiarazioni.

Rimini recupera invece il terzo posto, dopo Bologna e Parma, rispettivamente con l’indice Gini  a 0,43 e 0,42, nella graduatoria delle disuguaglianza, dove è invece primo in Romagna.

Disuguaglianze e grande crisi

C’entra qualcosa la crisi che stiamo vivendo con la disuguaglianza nella distribuzione dei redditi e della ricchezza ?   Pare di si.    In un report uscito nell’agosto scorso, e pubblicato dal giornale americano New York Times, economisti della Standard & Poor’s Ratings Services, ma non sono i soli, sostengono che la crescita delle disuguaglianza nella distribuzione del reddito danneggia la ripresa e lo sviluppo dell’economia.

La ragione è piuttosto semplice: i ricchi tendono a risparmiare molto di quello che guadagnano (anche perché i consumi individuali, per quanto affluenti, hanno un limite), rispetto, per esempio alla classe media, così viene meno la domanda per beni e servizi. E senza domanda le aziende non producono. In questo modo  la crisi si avvita su se stessa e diventa sempre più pesante. Una maggiore equità, non solo, quindi, è giusta eticamente, ma serve anche a far ripartire l’economia e creare nuovi posti di lavoro.

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