"Chi non spera l’insperabile non lo scoprirà, poiché è chiuso alla ricerca, e a esso non porta nessuna strada"
ERACLITO (535-470 a.C)

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Rimini: fiere e congressi

di Isabella Ciotti

La strada per la ripresa non è fatta solo di lettini e sabbia rovente. La città di Fellini in inverno dorme con un occhio aperto, e quando gli ombrelloni sono chiusi il testimone passa agli eventi fieristici e congressuali. Da un lato le manifestazioni della Fiera di Rimini, venti lo scorso anno ad occupare oltre 700mila metri quadrati di spazio espositivo; dall’altro i convegni ospitati dagli alberghi della Riviera e soprattutto dal Palacongressi, che nel 2013 si è invece aggiudicato 96 eventi.
Due pilastri, il Palas e la Fiera, su cui l’economia riminese cerca da anni di farsi forza. La crisi li ha fatti barcollare un po’, tra bilanci in rosso e una notevole riduzione del volume d’affari, ma entrambi si reggono ancora in piedi, ed è presto per dire che abbiano perso il loro ruolo strategico. Chi di solito vede il bicchiere mezzo vuoto dirà che il turismo fieristico e congressuale riminese è in gravi difficoltà, chi vede il bicchiere mezzo pieno (normalmente le strutture stesse) dirà che nonostante la crisi il settore tiene duro e guarda avanti.

Ambizioso il fieristico

È il caso di Rimini Fiera Spa, che chiude il 2013 con un bilancio preconsuntivo di 35,9 milioni di euro e un utile d’esercizio di 320mila euro, perdendo dunque punti dal 2012, quando il valore della produzione era di 41,5 milioni di euro e l’utile di 910mila euro. Calano gli espositori, 7.284 rispetto ai 7.854 dell’anno precedente, e i visitatori, 1.725.187 contro i 1.801.551 del 2012. Ma a sei anni dall’inizio della crisi le cose potevano andare peggio, e la Fiera guarda al futuro con ottimismo. In effetti, considerando il periodo 2008-2013, il Gruppo Rimini Fiera risulta complessivamente in crescita per 1,4 milioni di euro. E proprio negli anni della crisi continua a scendere il debito accumulato per la realizzazione del nuovo quartiere, costato circa 300 milioni di euro di cui solo 40 investiti da parte pubblica: dai 19,4 milioni di debito del 2012 ai 18,4 dell’anno appena concluso.

Numeri a parte, il 2013 si è distinto soprattutto per la qualità e la portata dei singoli eventi fieristici: basti pensare a Rimini Wellness, che da solo ha raccolto oltre 240mila visitatori, ma anche a TTG Incontri ed Ecomondo, la fiera dell’ambiente che a Rimini ha portato anche il settore eolico e gli Stati Generali della Green Economy. E se ripensiamo all’edizione 2014 di Sigep, che ha registrato un +20,1% di presenze e un +32% di visitatori stranieri, quest’anno la Fiera sembra essere partita con il piede giusto. “Sarà un anno decisivo – ha dichiarato il presidente Lorenzo Cagnoni – e il budget previsionale segna un utile di 2,6 milioni di euro”. Risultati positivi si attendono anche dai nuovi eventi in programma: da Tecnargilla, che torna quest’anno e occuperà i padiglioni riminesi fino al 2024, a Rhythm’n’Basket, new entry dedicata alla pallacanestro. Ma a destare curiosità è soprattutto World of Coffee, kermesse itinerante del caffè contesa a livello internazionale e affidata per il prossimo giugno proprio a Rimini Fiera.

In evoluzione il congressuale

L’ultimo rapporto sul turismo congressuale della Riviera di Rimini, stilato dall’Osservatorio dell’Università di Bologna – Rimini Campus, mostra un settore in evoluzione e una città in crescita rispetto alle altre destinazioni italiane. Aumentano nel 2012 gli incontri (+0,5%), i partecipanti (+1,22%) e le giornate di presenza dei congressisti (+4,69%). Le strutture acquistano eventi di maggiore dimensione (+10,35% il numero medio di partecipanti) e soprattutto di maggiore durata (+12,64% la permanenza media, contro il -19,71% del 2011). Le manifestazioni si spostano dalle sale convegni degli alberghi alle strutture come il Palacongressi, le residenze storiche e le sale congressuali di enti e fiere, che ospitano soprattutto convention aziendali, anche dette corporate, associazioni sportive e congressi scientificiI prezzi diminuiscono del 5,13%, e diminuisce così anche il fatturato, che perde 2/3 punti percentuali. Perlomeno le presenze sono salve, e Rimini ha ancora la sua fetta di mercato.

Ma bisogna fare i conti con il Palacongressi, e il bilancio è in rosso. Se fino allo scorso giugno la struttura confermava il trend positivo del turismo congressuale, negli ultimi sei mesi la crescita si è bruscamente interrotta: il 2013 si chiude con un fatturato di 8,2 milioni di euro e un saldo finale negativo per 700mila euro. A dare forfait è proprio il settore corporate, indicato tra quelli di punta nel 2012: 192 le cancellazioni solo nei primi dieci mesi dello scorso anno. E se non decolla l’astronave dei congressi, protagonista del settore nel bene e nel male, difficilmente decollerà il turismo congressuale. Legittimi gli interrogativi sulle prospettive per il 2014, che giriamo aStefania Agostini, direttore di Convention Bureau, società di gestione del Palacongressi.

Il turismo congressuale ha ancora un ruolo strategico nell’economia riminese?
“Il turismo congressuale è, e deve essere, un asset strategico di Rimini e del suo territorio, e il Palacongressi è essenziale per completare l’offerta e poterci affacciare sul mercato estero. E’ innegabile che lavorare per questo settore significa migliorare, rendere più competitiva e fruibile l’offerta turistica della destinazione. Se il cliente congressista rimane complessivamente soddisfatto di Rimini è stato accertato statisticamente che ritorna per passarci le vacanze, con gli amici e la famiglia. Il congresso è il miglior trailer della nostra destinazione, per altro a costo zero”.

Il Palacongressi: una struttura all’avanguardia, costata 117 milioni di euro, ma tuttora a scartamento ridotto. Di cosa ha soprattutto sofferto in questi anni?
“Le difficoltà del mercato sono evidenti. Nel 2013 il settore corporate segna un – 9%, con un valore di investimenti complessivo pari a 768 milioni di euro, la cifra più bassa mai registrata dal 2005 a oggi. Non dimentichiamo i problemi legati ai rinvii dell’apertura della struttura, slittata al 2011, l’anno dell’esplosione della crisi. Sono fatti oggettivi. E nonostante questo per il 2014 abbiamo già confermati  41 eventi  per un totale di 130 mila presenze, insieme ad altre 22 opzioni aperte (per altri 40 mila partecipanti). Il tutto ci porta attorno ai 6 milioni di euro di fatturato e vicini agli obiettivi economici che siamo dati per quest’anno”.

Su cosa puntare per risollevarsi? 
“Dobbiamo lavorare soprattutto nel segmento dei meeting delle grandi associazioni, in particolare quelle scientifiche, che tra il 2008 e il 2012 hanno mosso nel mondo 25 milioni di persone. Pianificano nel tempo i loro eventi, il che consente una buona programmazione economica e maggiori certezze sui fatturati dei prossimi anni. Inoltre sono manifestazioni ad alto valore aggiunto per il territorio: hanno una durata maggiore, acquistano più servizi, i loro partecipanti sono più numerosi e con una spesa pro capite più alta rispetto ad altre tipologie di meeting. Ma dobbiamo anche sviluppare ulteriormente il nostro ruolo di promotore e produttore di eventi, senza restare ad aspettare che siano i clienti a cercarci. Proprio andando in questa direzione, a giugno ripeteremo Rimini in forma. Medicina moderna e alimentazione integrata. Il successo della prima edizione ci ha confermato la necessità di essere proattivi e di continuare lungo questa strada”.

Chi è stato al Sigep lo scorso gennaio, ma anche chi non ci è stato, ricorderà una Rimini sommersa dal traffico e completamente in tilt: affollate le strade, gli autobus e i treni che conducono alla Fiera, con ritardi e rallentamenti che hanno fatto del percorso verso i padiglioni un vero e proprio viaggio della speranza. “Sono eventi straordinari – fa notare Roberto Renzi di Agenzia Mobilità – la domanda per gli autobus può salire a 2mila posti nell’arco di mezz’ora. Forniamo mezzi snodati e in certi casi predisponiamo dei bis, ma soddisfare tutti è pressoché impossibile”. È vero però che il trasporto su gomma nei giorni delle manifestazioni viene potenziato, soprattutto per quanto riguarda la Fiera. I turisti in arrivo dalla stazione possono usufruire della linea 9, chi viene da Bellaria deve salire sul 5. Il 90% dell’utenza si concentra però sull’autobus n. 10, proveniente  da Miramare, che per grandi eventi aumenta la frequenza a ogni quarto d’ora. Le esigenze crescono, ma trovare un equilibrio non è facile. “C’è chi vorrebbe che l’autobus facesse più fermate, ma anche chi giustamente non vuole starci seduto 40 minuti. Va detto inoltre che il trasporto pubblico locale vive soprattutto del contributo regionale, che ha subito un taglio di quasi un milione di fondi. Mancano le risorse, e il collegamento con le fiere non è una priorità”. Ora c’è anche il problema del ponte di via Coletti, chiuso per 120 giorni: “Per i prossimi eventi la linea 10 sarà sdoppiata. Da Miramare arriverà fino a piazza Tripoli, per poi deviare sulla statale 16. Chi invece parte da Marina Centro passerà su via Matteotti e poi su via XXIII Settembre”.

Sembra andare meglio invece il trasporto su rotaia, collegato al quartiere fieristico dieci anni fa e oggi utilizzato dal 15% dei visitatori. Qualche rallentamento c’è stato, e lo stesso Cagnoni racconta di espositori che lamentano l’insufficienza dei treni. “Stiamo lavorando per migliorare nettamente il servizio, – dichiara il presidente – chiedendo l’aggiunta di carrozze e l’acquisto di ulteriori fermate che, lo ricordo, hanno un costo importante, del tutto a carico di Rimini Fiera. Per Italo e Frecciarossa stiamo facendo pressioni sulle rispettive società per ottenere la fermata in occasione delle manifestazioni più grandi”. Che fare infine per gli automobilisti infuriati? “C’è un intervento strutturale su cui puntiamo molto: l’apertura del terzo casello dell’autostrada, che pensiamo in corrispondenza diretta con l’area del quartiere fieristico. Se si farà e sulle tempistiche di realizzazione, però, non posso azzardare previsioni”.

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