"Chi non spera l’insperabile non lo scoprirà, poiché è chiuso alla ricerca, e a esso non porta nessuna strada"
ERACLITO (535-470 a.C)

dicembre: 2017
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Riminesi migranti

Ci occupiamo, almeno quando avvengono fatti eclatanti,  di  immigrazione,  ma troppo spesso  dimentichiamo il fenomeno contrario, dei  tanti italiani che sempre più numerosi si stanno trasferendo all’estero, sospinti dalla mancanza di lavoro.

La crisi prolungata e la mancanza di opportunità, in particolare per i giovani e le persone più preparate, stanno spingendo molti a cercare altrove, con una perdita di capacità e professionalità non indifferente.

In questo panorama anche la provincia di Rimini, dove la disoccupazione e gli scoraggiati (le persone che dopo inutili ricerche di un lavoro hanno persino rinunciato a  cercarlo) hanno toccato il massimo storico e le domande per un sussidio di disoccupazione sfiorano le trenta mila, contribuisce per la sua parte.

La relazione tra emigrazione e crisi risulta subito evidente: fino al 2007 (anno in cui la crisi ha avuto inizio) i residenti di questa provincia, di età compresa tra 18 e 40 anni, che trasferivano all’estero il proprio domicilio, iscrivendosi nell’Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero (Aire), non arrivavano alla decina l’anno. A partire dal 2008 e fino al 2011 il numero sale fino a superare il  centinaio.  Nel 2012 si assiste ad un ulteriore balzo e si arriva a 241, cioè  il doppio degli anni precedenti.    In totale, dal 2008 al 2012, i giovani della provincia di Rimini che sono emigrati all’estero sono stati 712.

Questi numeri, che sono al netto dei trasferimenti verso la Repubblica di San Marino, coprono la  fascia d’età più giovane e  costituiscono una parte del totale, perché solo nel 2012 gli emigranti riminesi di tutte le classi d’età sono stati 482, che diventano 715 includendo anche quelli diretti verso la RSM.

Queste, è utile ricordarlo, sono le persone che hanno posto in essere un atto amministrativo formale, cioè si sono iscritte all’Aire, ma non ci vuole molto ad immaginare che il fenomeno sia ben più consistente, considerando  quanti non hanno sentito o avuto la necessità di formalizzare il loro trasferimento in un altro paese.

L’Argentina,  probabilmente italo-argentini che ritornano per le diminuite opportunità (in un momento, tra l’altro, in cui questo Paese sta attraversando una delle sue peggiori crisi cicliche), la Spagna e il Regno Unito restano le tre mete principali dei  migranti riminesi negli ultimi anni.

Questa emigrazione è  avvenuta in un periodo breve di sette anni, tra i più difficili, per Rimini e l’Italia intera, dell’ultimo mezzo secolo. Ma l’emigrazione, che nel tempo si è venuta trasformando e  professionalizzando acquistando caratteristiche diverse (molti si definiscono professionisti creativi in cerca di opportunità) da  quella dei nostri nonni, non è un fenomeno recente. Tanto che all’inizio del 2013 erano quasi venti mila i residenti in provincia di Rimini (il 6 per cento della popolazione)  iscritti all’Aire: il 13 per cento del totale regionale (dove sono 147 mila) e  dopo le province di Bologna e Parma il numero più elevato.

Poco meno della metà dei riminesi iscritti all’Aire sono donne,  il 20 per cento ha un’età compresa tra 18 e 34 anni, e un altro 27 per cento tra 35 e 49 anni.

Tra tutti gli iscritti nazionali degli ultimi anni  a questo Anagrafe, oltre il venti per cento ha la laurea (solo nel 2012 se ne sono andati 9 mila laureati) e il ventisei per cento un diploma superiore. Sempre sul dato nazionale emerge anche la crescente attrazione esercitata dalla Cina, dove i residenti italiani, soprattutto a Hong Kong e Shanghai, sono triplicati dal 2006, raggiungendo quota sette  mila nel 2013.

 

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