"Chi non spera l’insperabile non lo scoprirà, poiché è chiuso alla ricerca, e a esso non porta nessuna strada"
ERACLITO (535-470 a.C)

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Riminesi formichine o furbetti?

di Mauro Bianchi

Secondo recenti indagini (Il Sole 24 Ore, 8 agosto 2011) fra tutte le province italiane Rimini è quella che detiene il record nazionale per quanto riguarda l’incremento dei depositi bancari negli ultimi quattro anni. Si tratta di un dato in forte controtendenza rispetto alla maggioranza delle province italiane (65 di queste, infatti, hanno registrato flessioni). Rimini è la provincia dove i conti correnti per famiglia lievitano di più.

Già lo avevamo segnalato nel numero di febbraio 2011 di TRE. Perché questa formidabile corsa ai depositi, quando tutti lamentano una diffusa scarsità di entrate?

A livello nazionale – come abbiamo già suggerito nei numeri precedenti – i dati ci indicano che i depositi, dopo il crac della banca americana Lehman Brothers e la diffusione mondiale della crisi finanziaria , hanno iniziato ad aumentare indicando un allontanamento dei risparmiatori dal mercato finanziario e dal risparmio gestito verso la liquidità. Un atteggiamento puramente difensivo, commenta Il Sole 24 Ore. Tale fenomeno raggiunge un picco proprio in corrispondenza della fine del 2009 per poi ricominciare a ridursi forse per una ripresa di fiducia da parte dei risparmiatori verso il risparmio amministrato-gestito (MIFID, ecc.).

E a livello locale?

Parlando di Rimini e provincia, non è soltanto una questione di cittadini “formiche” dinanzi alla crisi. Secondo noi a farsi sentire da un lato è la vicinanza con San Marino e dall’altro gli effetti dello scudo fiscale voluto da Tremonti. Cerchiamo allora di far parlare i dati.

Nella  ricerca pubblicata da Il Sole 24 Ore, Rimini dal 31 dicembre 2007 al 30 maggio 2011, ha visto crescere di quasi il 20% (esattamente il 19,8%) i depositi bancari medi per famiglia, con un importo passato da 25.630 euro del 2007 a 32.445 del 2011. La situazione di Rimini, oltre che un record a livello nazionale, è in netta controtendenza anche rispetto alle due province romagnole. Ravenna, al 40° posto in classifica, registra un calo dei depositi dell’1,2%, la media attuale è di 22.086 euro, Forlì-Cesena, al 59°, vede una diminuzione del 3.7%, con una media pro capite di 26.981.

Secondo i più recenti dati di Banca d’Italia, l’incremento maggiore nei depositi si è registrato nel corso del 2009 (quasi il 20% in più rispetto al 2008).

La peculiarità della situazione riminese si può notare confrontando l’incremento progressivo dei depositi dal 2007 al 2011 con quello del totale regionale: dal giugno 2009 a fine 2010 costantemente superiori.

Certamente va considerato che sul totale dei depositi locali influisce il passaggio dei sette comuni dell’Alta Valmarecchia in provincia di Rimini. Ma lo scudo fiscale non può non avere giocato un ruolo rilevante. Lo riconosce anche Stefano Vitali, presidente della Provincia di Rimini, per cui la classifica dà innanzitutto fiducia alla capacità del tessuto sociale locale di agganciare l’auspicata ripresa. “Non si può non pensare che i numeri non siano stati influenzati dall’istituzione dello scudo fiscale che ha permesso il ritorno in Italia dei capitali all’estero – osserva Vitali -. Incrociando questa ricerca con i dati scaturiti nei mesi scorsi da San Marino probabilmente si coglie un aspetto critico di questa statistica. Chiaramente ci sono tanti piccoli risparmiatori lungimiranti e oculati, ma anche l’emergere di quel sommerso indubitabilmente legato all’evasione e all’elusione fiscale, piaga ancora oggi purtroppo ben viva”.

Quale peso assegnare ai rientri da scudo fiscale?

Banca d’Italia ha pubblicato i risultati  emersi da tutte le segnalazioni statistiche arrivate fino al 15 febbraio 2010. Essi riguardano 85 dei 95 miliardi di euro ricordati dal Ministero delle Finanze, in quanto  la rilevazione della Banca d’Italia esclude alcuni beni patrimoniali, le operazioni di importo inferiore a una soglia di rilevazione di 50.000 o 12.500 euro a seconda del paese considerato, e le situazioni in cui l’effettivo rimpatrio o regolarizzazione delle attività “scudate”, per le quali cioè si è già versata l’imposta, sia stato differito, come ammesso dalla normativa.I dettagli dello scudo fiscale 2009-2010 per tipo di attività, per paese debitore o di ubicazione dell’attività e distinti tra rimpatri con liquidazione e l’insieme delle regolarizzazioni e dei rimpatri senza liquidazione mostrano una prevalenza di emersione di depositi e conti correnti (45,8 miliardi), seguiti dagli strumenti di debito (22,3 miliardi) e dalle azioni e quote di fondi comuni (14,2 miliardi).Notiamo che i rientri effettivi da San Marino (di cui si presume abbiamo beneficiato per buona parte i contribuenti riminesi) ammontano a 2,4 miliardi, secondi solo a Svizzera e Monaco. Ma non tutto pare sia limpido dentro le ingenti quantità di liquido effettivamente rientrate sul patrio suolo riminese. Infatti, come ha ben precisato Giovanni Castaldi, Direttore dell’Unità di informazione finanziaria (UIF) nel Convegno svoltosi a Rimini su Controlli e segreti: la lotta al denaro sporco “ad oggi, quasi l’8% delle operazioni di “scudo fiscale” segnalate come sospette di riciclaggio, proviene dall’Emilia-Romagna (60 su un totale nazionale di 765). Le operazioni segnalate come sospette nelle province limitrofe a San Marino sono caratterizzate da frequenti riferimenti a flussi finanziari diretti nella Repubblica del Titano o da essa provenienti (23% nella provincia di Rimini e 19% in quella di Forlì-Cesena). Nella media regionale i riferimenti ai flussi sammarinesi sono presenti nell’8% delle segnalazioni.”Sulla permanente criticità dei rapporti intercorrenti tra Italia e San Marino – che spiega in parte il fenomeno degli incrementi di liquidità su base provinciale- valgono alcune considerazioni svolte dal Procuratore Pierluigi Dell’Osso  nella relazione presentata dalla Procura Nazionale Antimafia alla competente Commissione parlamentare.

“Ne emerge un quadro tutt’altro che confortante, che trova riscontro nelle indagini finora  condotte dall’Autorità Giudiziaria: trasferimenti massivi di fondi verso la Repubblica di San Marino tramite operazioni di natura societaria e reinvestimenti a ritroso presso banche e altri intermediari finanziari italiani – di diritto, ma non sempre di fatto – tramite schermi fiduciari e societari; vanificazione delle norme in materia di adeguata verifica dei clienti da parte degli intermediari italiani a causa della mancata cooperazione di quelli sammarinesi, che dichiarano di agire in nome e per conto proprio e ritrasferiscono i fondi in giurisdizioni off-shore senza fornire i dati richiesti; impiego di veicoli giuridici facenti capo a diverse giurisdizioni, con elevato grado di opacità, che impedisce la conoscenza sia della provenienza che della destinazione delle disponibilità movimentate; impossibilità di ottenere un’adeguata assistenza giudiziaria e di contare su affidabili investigazioni finanziarie da parte della polizia locale; allontanamento dei vertici non graditi della Banca Centrale; opposizione del segreto bancario, rimasto sostanzialmente invalicabile; mancanza di un’adeguata disciplina in tema di reati societari, finanziari e fiscali.”

 

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