"Chi non spera l’insperabile non lo scoprirà, poiché è chiuso alla ricerca, e a esso non porta nessuna strada"
ERACLITO (535-470 a.C)

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Rifiuti: nel 2012 gli aumenti, nel 2013 la Tares

di Laura Carboni Prelati

Andrea beve un succo di frutta, Silvia pota gerani e oleandri sul balcone, Luca cambia una lampadina, Sara sostituisce la batteria dell’auto, Paolo acquista il toner… Ogni giorno, immancabilmente, ognuno di noi, consuma beni materiali che, direttamente o indirettamente, si trasformano in uno o più rifiuti di varia natura. E’il cerchio che si chiude; l’inarrestabile ciclo della società dei consumi che produce beni che diventano rifiuti.

Ma cos’è un rifiuto? E’ un materiale di qualsiasi natura derivato da una attività umana, destinato alla distruzione. Quanto ognuno di noi getta nella spazzatura? Dall’ultimo report dell’Osservatorio Provinciale dei Rifiuti relativo al 2011, rendicontato dal comitato Tecnico Operativo di  Provincia, Arpa, Ato ed Hera, si è stimato che il cittadino riminese produce più di 2 chili di rifiuti al giorno, che, moltiplicati per 365, portano il quantitativo a circa 711 kg all’ anno (738,13 kg nel 2005). Una quantità enorme, anzi, una vera montagna di materiale che gettiamo, giorno dopo giorno, nell’immondizia. Sono scarti di varia natura (carta, vetro, plastica, fogliame, organico, indifferente) per i quali occorre un sistema di raccolta e gestione attraverso servizi operativi adeguati.

I rifiuti vengono poi immessi negli appositi cassonetti; alcuni adibiti alla raccolta differenziata ed altri per l’indifferenziata. Il prelievo del rifiuto può avvenire dalla zona mare o dal centro storico, più volte al giorno, oppure, quotidianamente od ogni due -tre giorni nell’entroterra; il materiale scartato viene caricato sul furgone e inviato, previa accurata selezione, allo smaltimento, presso i diversi impianti di Hera.

Alcuni Dati

Per avere una fotografia della situazione, proviamo ad esaminare concretamente alcuni dati. In Italia si producono annualmente 32 milioni di tonnellate di rifiuti, 2.914.819 tonnellate (il 9,1%) appartengono all’Emilia Romagna, Rimini ne produce una quota pro capite annuale pari a 711 Kg.(dato 2011) per un totale di 265.926,88 t. (in tutto il territorio). La raccolta differenziata si attesta a 154.001  t. (412 Kg. pro capite) mentre l’ indifferenziata è 111.925 t., pari a 299 Kg. per abitante.

A fine 2010 la raccolta differenziata (RD) è giunta al traguardo di 51,36% sul totale di rifiuto raccolto, e quest’anno, con un ulteriore incremento del 6,55% è salita al 57,91% (+15,69% nel biennio 2009-2011). Tutto ciò ha consentito, rispetto al 2010, di avviare a smaltimento circa 20 mila tonnellate in meno di rifiuto, con una diminuzione del 15,72%. Purtroppo però siamo ancora lontani dal 65%, obiettivo che si era stabilito per il 2012.

Per quanto riguarda le singole tipologie di rifiuto raccolto, si evidenzia il consistente incremento della frazione organica umida, che è passata dalle 24.759 t del 2010 a 35.515 t.(+43,44%). E’ importante segnalare che, per la prima volta dal 2003, si è registrata una diminuzione del rifiuto prodotto (-2,61%) a causa dei minori acquisti di beni di consumo sia alimentare che di altro genere dovuti alla crisi.

Parlando di tariffe invece negli ultimi 5 anni, secondo il report di Cittadinanza Attiva, l’aumento registrato è pari al 16,4%, l’ultimo anno è del 4,3%, percentuale superiore al tasso di inflazione.

La produzione cittadina e il turismo

E’ vero che la quantità di rifiuti urbani dipende da diversi fattori:occorre considerare la produzione domestica dei residenti, i rifiuti generati dal turismo, quelli del commercio e parte dei rifiuti speciali assimilati. Per la nostra città e tutto il comprensorio provinciale un importante fattore in grado di influenzare i costi della raccolta rifiuti è il settore turistico come precisato peraltro dal 1°rapporto sull’Ambiente elaborato dalla Provincia di Rimini nel quale si evince che i rifiuti sono maggiori nel periodo estivo, quando aumenta considerevolmente la presenza turistica. Più di un terzo della produzione totale è concentrata nei mesi di giugno, luglio e agosto, periodo che vede l’apertura stagionale di hotel, residence e tutte le altre attività collaterali al turismo come ristoranti, bar, zone balneari, attività commerciali, negozi estivi, ecc. Anche Legambiente rileva il dato nel censimento “Ecosistema Urbano” in cui i valori massimi si riscontrano in aree a forte affluenza turistica come la nostra. Rivolgiamo quindi al direttore della struttura operativa Hera, Ing.Edolo Minarelli, alcune domande sul tema.

-La maggior produzione estiva di rifiuti è quantificabile? Quanti sono i rifiuti che genera il turismo nella zona mare?-“Calcoliamo che lo “spiaggiato” ossia il rifiuto raccolto nell’area dei bagni a mare ammonti a circa 25/30.000 tonnellate”.

-La maggior quantità di rifiuti prodotta nei 3 mesi estivi (Giugno,Luglio,Agosto) provoca un incremento sulla bolletta a svantaggio di noi cittadini? E la maggior quantità di rifiuto raccolto, potrebbe aumentare la quota pro-capite? Inoltre d’estate, con l’incremento di rifiuti, c’è un corrispondente aumento di raccolta differenziata?-

“Ogni tipologia di attività ha una sua specifica tariffa da applicare, esiste per gli alberghi, i ristoranti, i bar ecc. inoltre c’è una tariffa stagionale. I cittadini riminesi quindi non pagano il cumulo dei rifiuti estivi prodotti dai turisti o dalle attività collegate. Per quanto riguarda la differenziata dobbiamo ammettere che c’è una organizzazione diversa del servizio. Nella zona mare non è prevista la raccolta dell’organico che è più complessa da realizzare; è una criticità. Abbiamo 4 frazioni anziché 5, dove l’indifferenziata comprende anche l’organico, ma in generale lavoriamo di più per la differenziata. Abbiamo fatto una stima; i bagnini ad es. difficilmente arrivano oltre il 50% di RD, anche se si impegnano al massimo, proprio perché il rifiuto viene conferito dai turisti in maniera non sempre propria, i ristoranti hanno il problema degli spazi che sono sempre molto limitati per cui d’estate aumenta la produzione, ma la percentuale di RD si abbassa”.

La tariffa in emilia romagna

Nella nostra regione vi sono varianti impensabili, tariffe poco uniformi, costi e prezzi applicati in maniera diametralmente opposta. Vi sono città maglia nera per il coefficiente di aumento in tariffa e città virtuose come Ravenna che non ha applicato aumenti dal 2010 ad oggi, ma è arrivata, nel 2010, al 50,4% di raccolta differenziata con un + 4,2% sull’anno precedente. Ferrara ha un ritocco sui costi del 2,6%, con variazione di un +1,5%, Bologna ha avuto una variazione del 12,5% in più negli ultimi 5 anni, incrementando del 5,2% la raccolta differenziata.

 

Nella vicina Pesaro, che ha tariffa Tia come Rimini, c’ è il 4% in più nella voce Iva (invece del solito10%) per il fondo discariche rifiuti. A Roma, Asti, Perugia, Gorizia, Biella, Genova, Prato, Teramo, Sassari, Terni, Bergamo Padova, Urbino, Verona, Udine, Brescia, in bolletta non si paga il 10% di Iva. Si riscontrano alcune posizioni con variazioni 2010/2011 con saldo quasi invariato; ad esempio Modena (+1,7%), Ferrara (+1,5%) e Parma (+1,2%), equivalenti a circa 2/3€ in più all’anno sulla bolletta.

49 città italiane, come Ravenna e Reggio Emilia non hanno avuto impennate tariffarie (0%) assieme a Milano, Bari, Reggio Calabria, Trieste, Lecce, Cagliari, Palermo, Verona mentre esiste una lista con costi inferiori, vale a dire città che fanno spendere di meno dell’anno prima (-19,2%) come Latina o Rovigo (-8,4%).

Tirando le somme il 43% dei capoluoghi ha subito un aumento, nel 48% dei casi  le tariffe sono rimaste invariate, il 9% le ha diminuite.

Se è vero che i servizi hanno un costo, che si converte in tariffa, cerchiamo di capire dal Direttore di Hera perché in bolletta, dal prossimo anno, forse non dovremo pagare più  l’Iva. “Con sentenza del 24 Luglio 2009, n°238la Corte Costituzionaleha sentenziato che era illegittima l’applicazione dell’Iva sulla TIA in assenza di un legame diretto tra servizio raccolta RSU (rifiuti solidi urbani) e l’entità del prelievo -spiega Minarelli- Il motivo è che questo non è un servizio che si eroga tramite contatore come l’acqua, il gas o la luce. Non essendoci la possibilità di quantificare esattamente quale sia il consumo, in questo caso a quanto ammonta la produzione di rifiuti famiglia per famiglia, a differenza di gas, acqua ed elettricità,la CorteCostituzionaleha sentenziato che questo non può essere un servizio economico con tariffa, ma deve essere un servizio pagato dal cittadino attraverso le tasse che, per definizione, sono collegate ad un servizio, ma non alle quantità di quel servizio perché come tale non ha quantità”.

Che cos’è la Tariffa Igiene Ambientale (TIA)

Una buona politica aziendale di Hera nei confronti dei cittadini, sarebbe quella di attuare una serie di “best practice” ossia buone pratiche, per una corretta economia sociale; e metterle in campo significa ottimizzare risorse umane, macchinari, denaro. Ma vediamo se di buone pratiche si tratta, partendo dai costi; facciamo quindi un’accurata analisi  della bolletta.

Attualmente in Italia sono due le modalità di pagamento del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti solidi urbani.La Tariffadi Igiene Ambientale (Tia) introdotta dalla Legge Ronchi n.22/1997, sostituiscela Tassasui rifiuti solidi urbani (Tarsu) istituita negli anni’40, che però viene ancora applicata in diversi nostri comuni.La TIA è finalizzata ad una gestione eco-compatibile ed economica dei rifiuti, cerca perciò di incentivare la raccolta differenziata sia da parte delle famiglie che delle aziende.

Le modalità di calcolo comprendono tutti i costi  del servizio. Essa è così suddivisa:

1) per le famiglie, in base al numero dei componenti del nucleo familiare e alla superficie dei locali 2) per le aziende, in base alla tipologia dell’attività produttiva e alla superficie dei locali. A sua volta questa tariffa si divide in due parti. C’è una quota fissa relativa alla copertura dei costi generali (spazzamento e lavaggio strade e piazze pubbliche, realizzazione di opere necessarie all’attività di igiene urbana, gestione amministrativa comprese le attività di accertamento e riscossione).

La quota variabile copre invece i costi diretti di gestione come: raccolta, trattamento, trasporto e smaltimento dei rifiuti. Viene determinata in base alla quantità di rifiuti prodotti che, per le utenze domestiche, è stabilita prendendo a riferimento la produzione comunale media pro capite. Le fatture della TIA comprendono, inoltre, l’Iva al 10%*(anche sela Corte Costituzionale con sentenza del 24 Luglio 2009 n°238 ha dichiarato illegittima l’applicazione dell’Iva sulla Tia in assenza di un legame diretto tra il servizio RSU e l’entità del prelievo) ed i tributi ambientali provinciali fino ad un massimo del 5%. Se la maggior parte dei comuni italiani non ha ancora effettuato il passaggio alla TIA e continua ad applicarela Tarsu non tutti i comuni però pagano il 10% di Iva, anzi alcuni non hanno questa voce, altri hanno una percentuale più bassa. Con la vecchia Tarsu il tributo era commisurato alla superficie abitativa e la tariffa era quindi svincolata dal numero dei componenti il nucleo familiare e dall’effettiva produzione dei rifiuti, dai costi di smaltimento e dallo standard del servizio. In pratica conla Tia c’è la possibilità di coprire i costi di gestione e garantire completa copertura attraverso il gettito tariffario. Altre differenze: conla Tarsu la natura del corrispettivo è di tipo tributario, non c’è Iva e la riscossione avviene da parte del Comune che per almeno il 50% finanzia con gettito erariale, per l’ altro 50% attraverso altre voci del bilancio comunale. La modalità di suddivisione dei costi non penalizza le superfici, ma tiene conto della produzione dei rifiuti di ciascuna categoria, inoltre non è prevista una“tassazione ambientale”.

Se con la tariffa Tia viene applicata l’Iva, il corrispettivo è a tariffa; il finanziamento avviene interamente attraverso le entrate tariffarie, la riscossione si effettua mediante bolletta del Gestore, la modalità di allocazione dei costi riguarda la superficie occupata, componenti familiari, tipologia attività produttiva.

Da precisare che l’importo della tariffa, le modalità di applicazione e le specifiche per la gestione dei servizi vengono stabilite dai Comuni e dagli Ambiti territoriali competenti e specificate in appositi regolamenti e articolati tariffari. In qualità di ente gestore, il Gruppo Hera ha la facoltà di eseguire sopralluoghi direttamente o tramite personale incaricato, per controllare la correttezza dei dati denunciati dai cittadini. Per le Utenze Domestiche l’importo si calcola moltiplicando la quota fissa per la superficie dell’immobile e si somma, all’importo ottenuto, la quota variabile, risultante dal numero dei componenti del nucleo familiare che abitano l’immobile.
A Rimini cè l’Iva del 10% e l’addizionale provinciale del 5%. Ma se le tariffe vengono ridefinite una volta all’anno, e l’aumento viene applicato una volta all’anno i coefficienti li stabilisce Hera?-“No, Hera non decide nulla per il semplice motivo che il regolamento Tia appartiene al Comune, la decisione di scegliere Tia tariffa è del Comune e sono decisioni fondamentali”. -Altra domanda: l’iva viene riscossa, quindi non è incassata da Hera?-“Noi l’Iva la riscuotiamo, siamo sostituti d’imposta, perciò non sono soldi che teniamo noi ma li riscuotiamo in sostituzione dello Stato”.

Servizio fa rima con qualità?

Per la buona riuscita del sistema di gestione dei rifiuti occorrono: la presenza di un efficace sistema di raccolta che preveda la separazione di tutte le frazioni merceologiche, la partecipazione dei cittadini attraverso campagne informative e di sensibilizzazione e la presenza di un sistema impiantistico adeguato, che comprenda tutte le tipologie di impianti integrate fra loro. A Rimini si è arrivati al traguardo delle 154.000 tonnellate di RD con una quota pro capite di 411,92 Kg raggiungendo quota 57,91% sul totale. Ma spesso, andando a portare il rifiuto negli appositi cassonetti, succede di trovare gli stessi invasi da materiale sporco, con molte sportine accatastate o semidistrutte e tanto altro materiale, spesso libero da involucri, gettato dentro scatoloni o per terra. Ancor più grave quando questi eventi si ripetono e avvengono nel centro storico. Non molto tempo fa Sara Visintin (Ambiente) affermava “… occorre potenziare e migliorare la raccolta differenziata in città coniugando l’esigenza del decoro urbano, per una riqualificazione complessiva e nel rispetto dei cittadini, principali attori nel processo di raccolta rifiuti”. A Cattolica, Morciano e Riccione c’è un coro di protesta per l’uso inappropriato dei cassonetti, soprattutto per quelli dove viene conferita l’indifferenziata, con la famigerata “chiavetta”. Allora come reprimere i fenomeni di “abbandono”? A Morciano sono stati compilati i primi verbali contro una decina di persone, ree di aver abbandonato sacchetti contenti rifiuti o materiali inquinanti per la strada e in prossimità dei cassonetti. “Chi continuerà a commettere tali gesti incivili, sarà multato con un sanzione che va dai 25 fino ai 500 euro”. Da mesi il Comune di Riccione ha emanato un’ordinanza che permette ai vigili di scovare il responsabile del “rifiuto selvaggio”.

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