"Chi non spera l’insperabile non lo scoprirà, poiché è chiuso alla ricerca, e a esso non porta nessuna strada"
ERACLITO (535-470 a.C)

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Riciclare è “sbiancare”, ma i professionisti di Rimini non hanno niente da dichiarare

Riciclare e sbiancare sono sinonimi che indicano la ripulitura (rimessa in circolo) di denaro di dubbia provenienza, frutto cioè di attività criminali e di evasioni di vario tipo, compreso le tasse.

La storia, come è noto, ci riguarda, anche per la vicinanza della Repubblica di San Marino che si è guadagnata la triste fama di essere uno Stato banchiere che per  troppo tempo non si è preoccupato dell’origine del denaro che affluiva. L’importante era averli. Come è andata a finire lo testimoniano le numerose indagini e processi in corso e l’inclusione della stessa  nella lista nera degli Organismi finanziari internazionali.

Ma non ci sono solo le indagini della magistratura, perché la presenza anomala di tanto denaro contante è stata confermata anche dall’abbondante circolazione in zona dei biglietti da 500 euro, un taglio che non ha paragoni al mondo (il biglietto più grande del dollaro è da 100) e che consente di occultare un milione di euro in un involucro di poco superiore al chilo e mezzo di peso.

In alcune zone circolavano così tanti di biglietti da 500 euro che l’Ufficio Informazione Finanziaria (UIF) della Banca d’Italia si è messo un po’ ad indagare per scoprire che, i dati sono del 2009,  la massima concentrazione  di questa banconota, che tanti non avranno mai visto, era appannaggio di tre province: Rimini, Forlì e Como.  Vale a dire: a due passi dalla Svizzera e da San Marino.

A cosa servivano tanti biglietti lo rivela un articolo apparso sul settimanale  L’Espresso del 19 gennaio 2012 dove si poteva leggere: “A Bologna…..tiravano fuori dal bagagliaio della Maserati Gran Turismo sacchi stracolmi di banconote: i banchieri di San Marino venivano a prelevarli in città per trasportarli nei caveau del Titano…”.

Rimini è vicina e parecchi, del settore, dovrebbero aver notato questo strano movimento. Lo hanno segnalato alle autorità competenti (Finanza e la stessa UIF) come prevede il decreto legislativo n. 231 del 2007 e modifiche successive ?   Nel 2009 le segnalazioni di operazioni sospette in provincia di Rimini sono state solo 222, una su sei del totale regionale. Poi sono andate crescendo, fino ad arrivare a 586 nel 2012, con un incremento sul periodo del 164 per cento, che però risulta 84 punti sotto la variazione media delle segnalazioni in Emilia Romagna, ed inferiore persino all’aumento nazionale. Si segnala di più, ma senza troppo fervore. Vista la situazione di partenza ci si poteva attendere un maggiore impegno.

Ma è interessante vedere anche  l’origine delle segnalazioni provenienti dagli intermediari finanziari: a livello nazionale, nove su dieci vengono da banche e  poste e il resto da imprese di assicurazione e poco altro.

Poi ci sono le segnalazioni, da sommare a quelle precedenti, provenienti  da imprese non finanziarie e da professionisti, come notai, commercialisti, avvocati, revisori, gestori di case da gioco, ecc.

Qui c’è stato, sempre a livello nazionale, un grosso salto tra il 2011 e il 2012, quando sono aumentate da 492 a 2.370, con un balzo del 381 per cento.  Merito soprattutto dei notai, che da 195 segnalazioni sono passati a 1.876, coprendo in questo modo i quattro quinti di tutte le segnalazioni pervenute nel 2012 dagli operatori non finanziari.

Però non è andata dappertutto  così. Cioè i professionisti non si sono comportati in tutti i territori allo stesso modo. Per esempio i notai, commercialisti, revisori, ecc., di Rimini non hanno mai avuto niente da dichiarare. L’Emilia Romagna non si spreca di segnalazioni, ma per questi professionisti Rimini è addirittura una provincia vergine e senza macchia. Peccato che le indagini e le cronache dicano il contrario. Complicità ?  Quanto meno compiacente silenzio.

Segnalazioni di riciclaggio in Emilia Romagna

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