"Chi non spera l’insperabile non lo scoprirà, poiché è chiuso alla ricerca, e a esso non porta nessuna strada"
ERACLITO (535-470 a.C)

gennaio: 2018
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Ricerca e innovazione: Rimini migliora, ma è sempre indietro

Dal nostro viaggio mensile  tra le imprese del territorio emerge chiaramente come le aziende che stanno reagendo meglio alla crisi, e cominciano ad intravedere i primi segnali di fuoriuscita, qualche volta tornando ad assumere, sono quelle che non hanno smesso di investire, innovare, fare prodotti di qualità, andare alla ricerca di nuovi mercati, anche molto lontano da casa.

 E’ pur vero che l’innovazione in tante piccole e medie imprese, che da noi sono la stragrande maggioranza, è incrementale, fatta cioè di piccoli miglioramenti aggiuntivi, che difficilmente diventa radicale ed entra nelle statistiche. Quest’ultima  può capitare solo quando dietro ci sono grossi investimenti nella ricerca, che però sono alla portata di poche grandi aziende o di centri ben organizzati.  I futuri Poli Tecnopoli potrebbero diventare dei buoni candidati o sostenitori.

 In ogni caso, se prendiamo come riferimento l’innovazione che diventa brevetto, domanda di invenzione, oppure certificazione dei processi produttivi, cioè le forme più visibili, formalizzate  e meglio confrontabili, dobbiamo dire che il tessuto produttivo della provincia di Rimini qualche progresso negli ultimi anni l’ha fatto, ma guardando ai migliori risultati provinciali della regione, a cominciare da Bologna, le distanze da recuperare  sono ancora importanti.

 I brevetti  riconosciuti in ambito europeo, gli EPO, in rapporto alla popolazione di Rimini, dal 2001 al 2007, sono raddoppiati  da 48 a 101, ma la filiera delle province emiliane (Parma, Reggio Emilia, Modena e Bologna), ed il Nord Est,  sono molto più avanti.

 Le domande per invenzioni, dal 2001 al 2008, a Rimini addirittura sono scese, da 23 a 22 ogni cento mila abitanti, cosa in realtà che è capitata a molte province dell’Emilia Romagna, ma siccome le altre partivano da posizioni di vantaggio, queste sono rimaste tali.

 C’è stata invece una maggiore attenzione per i marchi, le cui domande per depositarli sono aumentate, a Rimini, da 115 per cento mila abitanti del 2001 a 131 del 2008, numero inferiore solo a Modena e Bologna. Un segnale che testimonia la ricerca di profili più definiti e meno anonimi.

 Rimini era,  e resta, invece sempre ultima  per numero di aziende certificate, nonostante il lieve miglioramento degli ultimi due anni: da 1,1 ogni cento aziende attive del 2005,  a  1,5 nel 2007.

Ma a Bologna sono 3,3 e la media regionale è di 2,6.  E’ vero Rimini ha tante imprese turistiche, ma le certificazione di qualità, piuttosto che di sana gestione ambientale, esiste anche per loro.

 In sintesi, miglioramenti, negli ultimi anni ci sono stati, ma è opportuno che questa tendenza non si interrompa, anzi, il futuro Tecnopolo deve fare di tutto per portare le imprese di questo territorio a competere, per ricerca e innovazione, con le migliori della regione e d’Europa, perché le future sfide si vincono sui mercato più grandi e lontani.

 Rimini Innovazione 2001-2008

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