"Chi non spera l’insperabile non lo scoprirà, poiché è chiuso alla ricerca, e a esso non porta nessuna strada"
ERACLITO (535-470 a.C)

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RAPPORTO SULL’ECONOMIA DELLA PROVINCIA DI RIMINI 2012/2013

MERCATO DEL LAVORO

L’analisi sul mercato del lavoro viene realizzata con il contributo del “Centro Studi Politiche del lavoro e società locale” della Provincia di Rimini.

Di seguito si fornisce un primo dimensionamento dell’impatto che a livello locale ha avuto la recessione economica sul versante occupazionale, analizzando in particolare il ricorso agli ammortizzatori sociali, a partire dai dati del SILER (Sistema Informativo Lavoro Emilia-Romagna), integrati con quelli forniti dall’INPS.

Nel 2012, in provincia di Rimini, ci sono stati 63.538 avviati (lavoratori che hanno instaurato almeno un rapporto di lavoro dipendente nell’anno), con un decremento, rispetto al 2011 (64.601 avviati), dell’1,6%, e 106.759 avviamenti (numero dei rapporti di lavoro dipendente instaurati nell’anno), con un incremento, rispetto al 2011 (102.503 avviamenti), del 4,1%.

Il settore del turismo, inteso come alberghi e ristorazione, raccoglie il 51,5% degli avviamenti, e ciò conferma la forte propensione a questo settore dell’economia riminese; ovviamente ciò incide, da un lato, sul periodo di assunzione, nel senso che si parla di “stagionalità” degli avviamenti, confermato dal fatto che tra aprile e giugno si sono verificati il 45,3% degli avviamenti complessivi e, dall’altro, sul tipo di contratto; riguardo quest’ultimo punto, infatti, il 54,5% degli avviamenti risulta essere a “tempo determinato” e il 25,0% degli stessi assunto con contratto di lavoro “intermittente”.

La crescente flessibilizzazione del mercato del lavoro riminese, in atto ormai da circa un decennio, peraltro in linea con quanto rilevato a livello regionale e nazionale, ha comportato due importanti cambiamenti tra loro correlati nelle modalità di regolazione dei rapporti professionali: in primo luogo, si è assistito ad una progressiva riduzione nell’incidenza del lavoro dipendente a tempo indeterminato (quello che sino a ieri rappresentava il contratto ‘standard’) e, in secondo luogo, è aumentato l’impiego dei rapporti a termine, anche attraverso l’utilizzo delle forme contrattuali atipiche introdotte o modificate dalla Legge n. 30/2003 (Legge Biagi).

Altri aspetti interessanti sono rappresentati dal genere, dall’età, dalla residenza e dalla nazionalità degli avviati; in tal senso, il 53,3% degli avviati risulta essere di sesso femminile, il 28,8% essere compreso nella classe di età 25-34 anni, il 67,2% risiedere in provincia e il 70,7% essere di nazionalità italiana; in particolare:

– riguardo alla classe di età, aumentano dell’8,1% gli avviati over 45 e dell’1,7% gli avviati tra i 35 e i 44 anni mentre diminuisce del 3,6% il gruppo dei 25-34enni e del 12,7% i lavoratori under 25; all’interno di quest’ultima classe, si evidenzia il “crollo” delle assunzioni dei ragazzi fra i 15 e 19 anni (- 33,9%);

– riguardo alla nazionalità è utile rilevare l’incremento del peso dei lavoratori stranieri sul totale; nel complesso, la presenza dei lavoratori provenienti dall’estero è cresciuta dal 26,4% del 2007 al 27,8% del 2009 sino al 29,5% del 2011, mentre nell’ultimo anno questo valore si attesta al 29,3%.

Per ciò che concerne la Cassa Integrazione Guadagni, intesa come Cassa Integrazione Ordinaria e Straordinaria (rappresentanti i due strumenti di intervento previsti dalla legislazione ordinaria), nel 2012, in provincia di Rimini, si è avuto un incremento complessivo del numero di ore autorizzate dell’82,5% (da 3.111.648 ore del 2011 a 5.677.306 ore del 2012); nello specifico, aumenta la CIG Ordinaria del 31,2% (da 909.462 ore del 2011 a 1.193.355 ore del 2012) e la CIG Straordinaria del 103,6% (da 2.202.186 ore del 2011 a 4.483.951 ore del 2012). Per ciò che riguarda, invece, la cosiddetta Cassa Integrazione in Deroga (espressamente prevista sulla base dell’accordo tra Regione Emilia-Romagna, UPI, ANCI e parti sociali del 18 maggio 2009), si riscontra una diminuzione del numero di ore autorizzate del 10,4% (da 3.916.849 ore del 2011 a 3.509.602 ore del 2012).

Il “settore” che maggiormente ha risentito del ricorso alle tre tipologie di CIG è stato quello manifatturiero con oltre 5,7 milioni di ore autorizzate (in particolar modo quello dell’abbigliamento e della meccanica con più di due milioni di ore ciascuno) mentre quello che fa registrare la più alta variazione percentuale, sul 2011, è quello del commercio (+180,7%) seguito dall’edilizia (+64,0%); la “tipologia di occupati” maggiormente interessata alla CIG è quella degli operai con oltre 5,6 milioni di ore autorizzate, mentre il maggiore incremento percentuale, sul 2011, riguarda gli impiegati (+51,2%).

Nel complesso, nel 2012, in provincia di Rimini, l’utilizzo della Cassa Integrazione Guadagni (Ordinaria, Straordinaria e in Deroga) aumenta, rispetto al 2011, del 30,7%, passando da 7.028.497 ore autorizzate del 2011 a 9.186.908 ore autorizzate del 2012.

Il dato veramente preoccupante è quello relativo alla CIGS, la cui crescita esponenziale evidenziata nel 2012 in provincia di Rimini costituisce un’anomalia sia rispetto al lieve aumento rilevato in Emilia-Romagna (+3,1%), sia rispetto alla variazione negativa riscontrata a livello nazionale (-5,5%); poiché la Cassa Integrazione Straordinaria rappresenta sovente per l’azienda il primo passo verso una riduzione del personale, tale peculiarità del sistema produttivo riminese potrebbe generare ulteriori conseguenze negative sul piano occupazionale.

Altro dato che fotografa l’andamento dell’occupazione è rappresentato dai lavoratori iscritti nelle liste di mobilità (lavoratori cioè che hanno subito, a seconda dei casi, un licenziamento individuale o collettivo), che nel 2012, in provincia, sono risultati essere 2.470 (dato provvisorio) rispetto ai 2.176 iscritti nel 2011, con una variazione percentuale del +13,5%. Questo dato conferma le persistenti difficoltà in cui versano molte imprese del territorio, in quanto questi licenziamenti sono anche l’esito conclusivo di crisi aziendali iniziate nel triennio 2009-2011 e per le quali il ricorso alla Cassa Integrazione non è riuscito ad evitare l’espulsione di una parte della manodopera o addirittura il fallimento dell’impresa Un’informazione importante per valutare la capacità del sistema produttivo locale di riassorbire manodopera è vedere gli esiti occupazionali successivi al licenziamento, e cioè osservare se nel corso dell’anno è stata registrata o meno, tra le persone messe in mobilità’, una nuova assunzione; nel dettaglio, il 60,1% dei lavoratori iscritti alla mobilità durante il 2012 non ha più avuto avviamenti alle dipendenze mentre il restante 39,9% è, invece, riuscito a farsi assumere (il 26,4% è rimasto occupato sino alla fine del 2012 e il 13,5% ha concluso il rapporto di lavoro entro il mese di dicembre).

In sostanza, i dati mostrano per i lavoratori licenziati nel 2012 non tanto una maggiore difficoltà di reinserimento professionale rispetto all’anno precedente quanto piuttosto una minore probabilità di ritrovare una continuità lavorativa.

Interessanti sono anche i dati sui cosiddetti “scoraggiati”, cioè di quelle persone che hanno smesso di cercare lavoro dopo che a lungo non lo hanno trovato; secondo le stime provenienti dall’Ires (l’istituto di ricerca della Ggil) risulta che, in provincia di Rimini, nel 2012, ve ne sono 5.099, in crescita, rispetto al 2011 (4.721 unità), dell’8,0%; gli “scoraggiati” sono soprattutto giovani (dai 25 ai 35 anni) e spesso si tratta di donne.

In ultimo, è utile analizzare gli indicatori di fonte ISTAT Forze Lavoro, aggiornati a livello provinciale al 2012.

Il tasso di occupazione in provincia di Rimini si è attestato, al 63,7% (era al 64,6% nel 2011), con valori più alti riguardo al genere maschile (73,5%) e più bassi per il genere femminile (54,1%); nel confronto regionale e nazionale, il nostro territorio ha valori inferiori a quelli dell’Emilia-Romagna (67,6%) e superiori a quelli dell’Italia (56,8%). Riguardo invece al tasso di disoccupazione, in provincia di Rimini questo si è attestato al 9,8% (era all’8,1% nel 2011), con valori più bassi per i maschi (6,9%) e più alti per le femmine (13,5%); nel confronto regionale e nazionale, il nostro territorio ha valori superiori a quelli dell’Emilia-Romagna (7,1%) e inferiori a quelli dell’Italia (10,7%).

Anche in questo caso a soffrire maggiormente sono i giovani, con un tasso di disoccupazione che arriva in provincia di Rimini al 15,8% nella fascia di età 15-29 anni (8,5% maschile e 26,4% femminile) e addirittura al 20,5% nella fascia di età 15-24 anni (13,7% maschile e 29,0% femminile); in questo caso, però, in provincia si ha una situazione migliore rispetto sia all’Emilia-Romagna (17,4% nella fascia 15-29 anni e 26,4% nella fascia 15-24 anni) che all’Italia (25,2% nella fascia 15-29 anni e 35,3% nella fascia 15-24 anni).

 SISTEMA BANCARIO

Sino al 2008 l’accesso al credito per le PMI era moderatamente agevole, il rapporto si basava anche sulla conoscenza delle controparti e il volano delle concessioni di finanza era rappresentato dal discreto andamento dell’economia. I fatturati delle imprese tenevano il passo, l’autofinanziamento era sufficiente per fare fronte agli impegni, la leva finanziaria elevata spingeva, anche se a livelli contenuti, la crescita delle PMI.

Oggi la situazione è radicalmente cambiata. La crisi iniziata alla fine del 2008 è proseguita negli anni successivi sino ad oggi – con qualche presa di respiro nel 2010 e a inizio 2011 – fiaccando la resistenza delle imprese. Molte aziende hanno purtroppo dovuto chiudere, il sistema è sempre più debole ed in difficoltà. La valutazione rigida imposta dalle nuove norme al sistema bancario si è inevitabilmente riflessa sul sistema dell’economia reale. In una fase di normale andamento economico il cambiamento avrebbe potuto essere assorbito con maggiore gradualità, purtroppo la fase prolungata di crisi economica ha moltiplicato i problemi sino alla situazione attuale.

Ciò detto, dalla fine di giugno 2011 il mercato finanziario ha mostrato i primi segnali di instabilità che si sono protratti per tutto l’anno 2011 e sono proseguiti fino a fine 2012.

Ciò è confermato dai dati sugli Impieghi bancari, di cui abbiamo l’aggiornamento, da fonte Banca d’Italia, al 31/12/2012; a fine dicembre 2012, infatti, la consistenza degli Impieghi totali ammonta a 11.800 milioni di euro con una variazione percentuale, rispetto a dicembre 2011, del -5,8% (da 12.532 milioni di euro a dicembre 2011 a 11.800 milioni di euro a dicembre 2012); nello specifico, si è avuto un calo degli Impieghi alle Imprese (che rappresentano il 68% degli Impieghi totali), quantificabile in un -8,5% (da 8.761 milioni di euro a dicembre 2011 a 8.020 milioni di euro a dicembre 2012).

Altri dati che confermano la ristrettezza del credito, anche se aggiornati al 30/09/12, sono relativi ai Finanziamenti bancari; nello specifico alla consistenza dei Finanziamenti per cassa, oltre il breve termine e agevolati.

Riguardo alla consistenza dei Finanziamenti per cassa, in provincia di Rimini, questi ammontano, al 30/09/12, a 11.092 milioni di euro, con una variazione percentuale negativa, rispetto al 30/09/11 (12.947 milioni di euro accordati), del 14,3%; tale calo risulta essere superiore a quello di tutte le altre province emiliano-romagnole, dell’Emilia-Romagna e dell’Italia. Nel contempo, anche le garanzie reali che assistono tali finanziamenti sono diminuite, passando dai 5.967 milioni di euro del 30/09/11 a 5.280 milioni di euro del 30/09/12 (-11,5%); occorre però evidenziare che la quota delle suddette garanzie sui medesimi finanziamenti, in presenza di un calo di quest’ultimi, aumenta (dal 46,1% al 47,6%).

Per ciò che riguarda, poi, la consistenza dei Finanziamenti oltre il breve termine, in provincia di Rimini, si passa da 8.656 milioni di euro del 3° trimestre 2011 a 7.726 milioni di euro del 3°trimestre 2012 (di cui il 99,0% a tasso non agevolato), con una diminuzione del 10,7%; come per i finanziamenti per cassa, anche in questo caso è il territorio riminese che fa registrare il maggior decremento percentuale rispetto alle province emiliano-romagnole, all’Emilia-Romagna e all’Italia.

Anche per ciò che concerne, inoltre, la consistenza dei finanziamenti agevolati la situazione, in provincia, non è confortante, passando da 89 milioni di euro del 3° trimestre 2011 a 79 milioni di euro del 3° trimestre 2012, con una diminuzione dell’11,2%.

Alla riduzione del credito concesso da parte delle banche, si aggiungono, per contro, i dati sulle Sofferenze bancarie che spiegano la difficoltà della clientela (imprese e non) nel restituire il finanziamento avuto dalle medesime banche; i dati dicono che, in provincia di Rimini, al 30/09/12, le Sofferenze ammontano a 835 milioni di euro, con un incremento, rispetto al 30/09/11, del 23,3%.

In questo complesso scenario l’intervento dei Confidi è stato molto importante per le imprese, anche se contraddistinto da crescenti difficoltà. Il loro compito tradizionale è quello di agevolare l’ottenimento del credito da parte del sistema bancario e attenuare la rischiosità dell’operazione di finanziamento attraverso il rilascio di garanzie a costi accessibili.

Da sempre il rapporto tra Confidi e Enti Pubblici è di supporto al mondo imprenditoriale. Tutti i Confidi, emanazione delle varie categorie imprenditoriali, hanno svolto un’azione estremamente efficace per lo sviluppo economico del territorio. I contributi pubblici utilizzati per interventi agevolativi hanno consentito alle imprese di ridurre l’impatto economico degli oneri finanziari e sviluppare gli investimenti aziendali. E’ anche vero che da quando è iniziata la crisi il supporto della garanzia ha acquisito gradatamente maggiore importanza. In tempi come quelli attuali in cui si rileva una particolare attenzione da parte del sistema bancario al contenimento delle perdite su crediti, la presenza di una garanzia di un Confidi assume spesso importanza fondamentale.

Secondo, infatti, i dati derivanti dall’Osservatorio regionale sul credito in Emilia-Romagna, implementato da Unioncamere E.-R. ed Istituto Tagliacarne, nel 2012, in provincia di Rimini, le imprese che nel corso della propria attività hanno fatto ricorso ad un Confidi per accedere al credito bancario rappresentano il 21,3% del sistema imprenditoriale riminese, un valore che risulta leggermente superiore a quello rilevato nell’intera Emilia-Romagna (20,0%).

Il perdurare della crisi ha iniziato però a farsi sentire ed il profilo di rischio delle garanzie

rilasciate è costantemente aumentato negli ultimi anni. L’incidenza delle partite deteriorate è cresciuta costantemente e rappresenta la voce che maggiormente sta influenzando in negativo la chiusura dei conti economici dei confidi, erodendo l’entità dei patrimoni a presidio dei rischi in essere. Il perdurare della crisi, inoltre, ha fiaccato la resistenza dei Confidi. Il ruolo che hanno svolto in particolare negli ultimi 5 anni ha permesso al mondo delle PMI di prendere respiro e di resistere di fronte alle difficoltà summenzionate. Tutto questo peraltro ha un prezzo che si chiama “credito deteriorato”. Il profilo di rischio dei portafogli confidi è aumentato costantemente e le risorse finanziare rischiano di non essere più sufficienti per svolgere con immutata efficacia l’attività fideiussoria. I confidi hanno bisogno di fondi freschi, un problema che supera i confini provinciali e regionali.

IMPORT-EXPORT

In provincia di Rimini, nel corso del 2012, i dati sull’Import fanno segnare, rispetto agli stessi periodi del 2011, un lieve incremento al 31/03 (+0,3%) e decrementi nei trimestri successivi (-3,6% al 30/06, -2,9% al 30/09, -2,5% al 31/12); i dati sull’Export, invece, sempre con riferimento alle variazioni percentuali annue, registrano sempre valori positivi, ma in costante diminuzione: +9,7% nel 1° trimestre, +5,2% nel 1° semestre, +3,0% nel 3° trimestre e +0,2% nell’anno.

Tutto ciò non influisce comunque sul saldo della bilancia commerciale, che, in tutti i trimestri considerati dell’anno 2012, rimane ampiamente positivo; tuttavia fa capire come e quanto la crisi in atto non abbia colpito solo il nostro Paese ma anche altri Paesi, soprattutto quelli dell’Unione Europea (mercato che assorbe il 54,2% delle importazioni totali e verso il quale si concentra il 47,4% delle esportazioni totali), con un decremento percentuale 2012-2011 da/verso quei Paesi, rispettivamente, del 5,6%, con riferimento all’import, e dell’8,8%, con riferimento all’export.

In sintesi, nell’anno 2012, in provincia di Rimini, l’Import ammonta a 666.283.680 Euro mentre l’Export fa segnare 1.852.364.718 Euro: il saldo della bilancia commerciale risulta essere del +1.186.081.038 Euro.

Per ciò che riguarda l’import, i tre principali prodotti sono: Pesce, crostacei e molluschi lavorati e conservati (16,2% sul totale delle importazioni), Articoli di abbigliamento, escluso l’abbigliamento in pelliccia (13,9%) e Altri prodotti in metallo (bidoni in acciaio, imballaggi leggeri in metallo, articoli di bulloneria, prodotti fabbricati con fili metallici, catene e molle) (6,4%). Per ciò che concerne, invece, l’export, i tre principali prodotti sono: Articoli di abbigliamento, escluso l’abbigliamento in pelliccia (30,2% sul totale delle esportazioni), Macchine per la formatura dei metalli e altre macchine utensili (12,0%) e Navi e imbarcazioni (10,3%).

DEMOGRAFIA DELLE IMPRESE

Anche la numerosità delle imprese attive, in provincia di Rimini, nel corso dell’anno 2012, ha risentito della crisi in atto; in termini di variazioni percentuali tendenziali (riferiti allo stesso periodo dell’anno precedente), i relativi tassi trimestrali hanno evidenziato, nel 1° e nel 2° trimestre una leggera crescita, nel 3° trimestre una fase di “stasi” e al 31/12/12 una lieve decrescita. In sintesi, il trend dell’anno 2012 è stato il seguente:

– 35.724 imprese attive al 31/03/12 (+0,6% rispetto al 31/03/11)

– 36.148 imprese attive al 30/06/12 (+0,6% rispetto al 30/06/11)

– 36.138 imprese attive al 30/09/12 (+0,0% rispetto al 30/09/11)

– 35.781 imprese attive al 31/12/12 (-0,5% rispetto al 31/12/11)

La situazione si è pertanto aggravata nel 2° semestre dell’anno, dove ad una “crescita zero” del 3° trimestre si è accompagnata una flessione nel 4° trimestre. Le imprese individuali, pur costituendo la forma giuridica principale del nostro territorio (con 19.804 unità, il 55,3% sul totale), rappresentano anche quelle che maggiormente hanno risentito dell’anno poco felice dell’imprenditoria, in quanto risultanti in calo sia nel 3° trimestre (-0,7%) che nel 4° trimestre (-1,1%), mentre le società di capitale (con 5.768 unità, il 16,1% sul totale) evidenziano un incremento sia al 30/09 (+1,3%) che al 31/12 (+0,5%), e ciò rappresenta un dato che ha una valenza sicuramente positiva per la strutturazione societaria delle imprese del nostro territorio.

Anche i dati sulle imprese iscritte e cessate sono negativi; infatti, nell’anno 2012, in provincia di Rimini, le cessazioni (2.940 unità) hanno superato le iscrizioni (2.851 unità), determinando un saldo nati-mortalità delle imprese negativo (-89 imprese). I settori con un saldo maggiormente negativo sono risultati essere, nell’ordine, il Commercio, cioè il principale settore economico provinciale con 9.355 imprese attive (26,1% sul totale) (537 iscrizioni e 780 cessazioni: -243 imprese), i Servizi di alloggio e ristorazione (223 iscrizioni e 411 cessazioni: -188 imprese), le Costruzioni (421 iscrizioni e 549 cessazioni: -128 imprese), l’Industria Manifatturiera (121 iscrizioni e 201 cessazioni: -80 imprese) e l’Agricoltura (72 iscrizioni e 148 cessazioni: -76 imprese); l’unico settore con un saldo positivo è stato quello relativo ai Servizi di informazione e comunicazione (56 iscrizioni e 48 cessazioni: +8 imprese).

CONGIUNTURA MANIFATTURIERA

Il settore manifatturiero in provincia di Rimini ha manifestato, nell’anno 2012, rispetto all’anno 2011, una diminuzione delle principali variabili: produzione: –4,5%, fatturato: -5,5% e ordinativi: -4,6%; i relativi andamenti trimestrali dell’anno 2012, rispetto ai rispettivi periodi del 2011, mostrano delle dinamiche negative in tutti e quattro i trimestri considerati, con la situazione più critica nel 3° trimestre, laddove la produzione, il fatturato e gli ordinativi calano, rispettivamente, del 6,6%, dell’8,2% e del 7,7%, mentre il successivo 4° trimestre, pur con valori decisamente negativi, fa segnare un lieve miglioramento rispetto al precedente (produzione: -5,4%, fatturato: -6,8%, ordinativi: -3,3%).

Le principali variabili dell’industria manifatturiera, nel 2012, sono negative anche in Emilia-Romagna e Italia; in sintesi, rispetto alle variazioni percentuali negative provinciali, in Emilia-Romagna si registra un calo inferiore sia della produzione (-4,3%) che del fatturato (-4,3%) e superiore degli ordinativi (-4,8%) mentre in Italia si assiste ad una diminuzione superiore sia della produzione (-6,1%), sia del fatturato (-5,6%) che degli ordinativi (-5,9%).

MOVIMENTO TURISTICO

I dati provvisori elaborati dall’Ufficio Statistica della Provincia di Rimini ci dicono che nell’anno 2012, in provincia di Rimini, si sono registrati 3.196.584 arrivi – 2.462.977 arrivi italiani (77,1% sul totale) e 733.607 arrivi esteri (22,9%) – e 15.983.745 presenze – 11.968.098 presenze italiane (74,9% sul totale) e 4.015.647 presenze estere (25,1%).

In termini di variazioni percentuali 2012-2011, per ciò che riguarda gli arrivi, si evidenzia un aumento dell’1,8% mentre per ciò che concerne le presenze, si rileva una diminuzione dell’1,6%; nello specifico: +0,1% gli arrivi italiani e +8,2% gli arrivi esteri, -3,8% le presenze italiane e +5,7% le presenze estere.

Si riscontra, quindi, una maggiore difficoltà nella domanda nazionale a cui si contrappone una buona performance nella domanda estera.

Entrando nel dettaglio della “principale clientela estera”, si registrano incrementi di turisti russi (arrivi: +19,7%, presenze: +17,5%), tedeschi (arrivi: +7,0%, presenze: +5,5%), svizzeri (arrivi: +11,3%, presenze: +9,0%), austriaci (arrivi: +3,0%, presenze: +3,5%), belgi (arrivi: +7,8%, presenze: +4,4%) e olandesi (arrivi: +5,8%, presenze: +9,4%); calano, invece, i turisti francesi (arrivi: -1,8%, presenze: -3,9%), gli arrivi polacchi (-7,0%, presenze: +4,0%) e le presenze rumene (-0,2%, arrivi: +11,8%).

Interessante è il dato riguardante i giorni di permanenza media (rapporto presenze/arrivi) del turista: il rapporto, che si assesta a 5,0 giorni, risulta essere maggiore per il turista straniero (5,5 gg.) rispetto al turista italiano (4,9 gg.) e decisamente più alto nelle strutture complementari (6,2 gg.) rispetto a quelle alberghiere (4,9 gg.).

SCENARI PREVISIONALI

E’ utile menzionare che il quadro complessivo delle tendenze del sistema economico provinciale deriva dallo studio effettuato da Prometeia – Scenari per le economie locali – e da Unioncamere Emilia-Romagna – Prometeia – Scenario economico provinciale, che si basano su informazioni di fonte Istat; le proiezioni sono ottenute attraverso l’utilizzo del modello econometrico provinciale di Prometeia e i dati di Unioncamere Emilia-Romagna.

Gli scenari previsionali, aggiornati a Febbraio 2013, riguardano principalmente le dinamiche del valore aggiunto, del commercio con l’estero e del mercato del lavoro e contengono analisi  fino al 2015. In sintesi:

Tra il 2013 e il 2015 il tasso medio annuo di crescita del valore aggiunto in provincia di Rimini sarà del +0,6%, inferiore al valore atteso medio annuo del +0,9% per l’Emilia-Romagna e sostanzialmente in linea con il tasso di crescita annua dell’Italia (+0,7%). A livello provinciale, la crescita investirà tutti i macrosettori; quello che ne beneficerà maggiormente sarà l’industria manifatturiera, con un tasso medio annuo del +1,1%, a cui seguiranno, nell’ordine, l’agricoltura (+0,7%), i servizi (+0,5%) e le costruzioni (+0,4%).

Tra il 2013 e il 2015 l’export aumenterà in provincia di Rimini in misura media annua del 2,2%, presentando però una crescita inferiore rispetto al trend regionale (+3,8%) e nazionale (+3,8%). La propensione all’export (export/valore aggiunto x 100), in provincia, crescerà leggermente (dal 22,0% nel 2012 al 23,0% nel 2015), in misura decisamente minore rispetto all’incremento che si avrà in Emilia-Romagna (dal 38,4% nel 2012 al 41,8% nel 2015) ed in Italia (dal 26,7% nel 2012 al 29,2% nel 2015).

– Nel mercato del lavoro riminese si evidenzierà, tra il 2013 ed il 2015, una minima crescita delle unità di lavoro, quantificabile in un +0,3% medio annuo, variazione in linea con a quella che si registrerà in ambito regionale (+0,4%) e superiore a quella che si avrà a livello nazionale (+0,1%). Nel 2015, inoltre, in provincia di Rimini si attende un tasso di disoccupazione (persone in cerca di occupazione/forze lavoro x 100) pari al 9,3% (in diminuzione rispetto al 9,8% del 2012), valore superiore a quello che ci si aspetta per l’Emilia-Romagna (6,5%) e inferiore a quello che si avrà in Italia (11,2%).

In sostanza, lo scenario che si profila tra il 2012 e il 2015 appare caratterizzato da un’uscita dalla recessione che dovrebbe realizzarsi sul finire del 2013 e da una ripresa graduale e relativamente debole per il biennio seguente. Tale scenario di recupero graduale dell’economia, delineato per il triennio 2013-2015, contribuisce alla previsione di una domanda occupazionale ancora poco dinamica e, pertanto, non ci si può attendere, nei prossimi anni, una discesa rilevante dei tassi di disoccupazione

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