"Chi non spera l’insperabile non lo scoprirà, poiché è chiuso alla ricerca, e a esso non porta nessuna strada"
ERACLITO (535-470 a.C)

ottobre: 2018
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Quel “noi” e “nostri” …ancorché di tutti

Sulla possibilità di rifare o meno il Capodanno Rai in Piazza Fellini, dal costo di circa un milione di euro, il 12 ottobre la Presidente degli albergatori di Rimini Patrizia Rinaldis dichiara che è senz’altro da fare anche perché “ce lo paghiamo noi con la tassa sui passi carrai reintrodotta dal Comune…”.

Espressione non dissimile è quella utilizzata dai gestori degli stabilimenti balneari (i bagnini), i quali alla fiera del SUN, il 14 ottobre, hanno organizzato un convegno dal titolo abbastanza evocativo: Giù le mani dalle nostre spiagge.  

La categoria del  “noi” e  “nostre”, più volte ripetuta, lascia intendere che ci sia una sorta di diritto di possesso (o di riserva) acquisito. Ma questo non è scontato.  A cominciare dalla tassa sui passi carrai per finanziare eventi turistici, che pagano, è vero, gli alberghi, ma in modo molto più massiccio gli artigiani, che a Rimini sono molto più numerosi. E non sono per niente d’accordo. Infatti, scriveva il Resto del Carlino del 27 maggio 2010:   

“Tassa comunale sui passi carrai: “l’ennesima beffa!” Vanno giù pesanti Cna e Confartigianato. In una nota controfirmata anche da Cap (Consorzio attività produttive Viserba), Cap (consorzio attività produttive Villaggio Primo Maggio), Coavi (Consorzio per la realizzazione dell’area artigianale di Viserba Monte) le categorie sparano a zero contro l’amministrazione comunale.

 Mancano pochi giorni dalla data ultima per il versamento della tassa per il 2010: il 31 maggio, “La tassa – attaccano le piccole imprese – come si sa è stata notevolmente aumentata già dall’anno scorso per finanziare gli eventi di Capodanno”. “Le nostre associazioni – proseguono gli artigiani – pur condividendo la necessità di trovare forme di partecipazione di tutti gli operatori alle iniziative pubbliche per sostenere il turismo, hanno dichiarato da subito il proprio dissenso a questo metodo impositivo”.

Perché? “Perché sosteniamo l’iniquità e l’ingiustizia del tributo”. Inoltre, affermano, «avevamo ottenuto l’impegno a che la tassa fosse una tantum per il 2009, e non più proposta per gli anni successivi. Almeno nei confronti di quelle imprese che hanno sì tratto giovamento nell’indotto turistico ma molto marginalmente”.

La spiaggia, per concludere col secondo caso,   appartiene invece al demanio (Stato), quindi a tutti i cittadini, i quali hanno sacrosanto diritto di pretendere che dalla sua gestione si ricavi il massimo di utilità pubblica, per il turismo e per la casse dello Stato, sempre più vuote.

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