"Chi non spera l’insperabile non lo scoprirà, poiché è chiuso alla ricerca, e a esso non porta nessuna strada"
ERACLITO (535-470 a.C)

ottobre: 2017
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Quanto costano e rendono le rinnovabili

In Italia, nel 2011,  la produzione da energie pulite, proveniente da oltre 400 mila impianti diffusi sul territorio, ha superato il 26 per cento di contribu­to ai consumi elettrici e il 14 per cento di quelli complessivi.

Nel fotovoltaico, che vuol dire ricavare energia dal sole, cioè a costo zero, a parte l’impianto, se l’Italia fosse stata lungimirante saremmo dovuti essere i primi al mondo. Invece non è così (in Germania, che punta al 47 per di energia elettrica da fonti rinnovabili per il 2020, il settore conta 320 mila occupati). Molti componenti li importiamo dall’estero, perché non c’è stata una politica energetico-industriale  favorevole alla creazione della filiera  dei componenti (pannelli, inverter, ecc.).  In questa situazione gli incentivi hanno dato una mano, ma la loro continua messa in discussione, senza differenza tra governi tecnici e politici, spinge nella direzione esattamente contraria.

L’ultima sfida, o appiglio, per frenare le rinnovabili sono i costi degli incentivi, da qualcuno giudicati troppo alti.  Si parla di 6 miliardi di euro di costo annuo (per trovarli in bolletta bisogna guardare alla componente A3 “altri proventi e oneri”) che rappresenta però appena il 7-10 per cento del totale di una bolletta, mentre al costo di petrolio e gas, la materia prima delle centrali termo elettriche, va ben il 60-70 per cento.  Agli incentivi per il fotovoltaico sono destinati il 70 per cento della componente A3, cioè il 70 per cento del 7 per cento, perché  il restante 30 per cento va al famigerato Cip6/92, un onere da 35 miliardi di euro che gli utenti pagano dal 1992, per il quale la Commissione Europea, nel 2004, aprì una procedura di infrazione contro l’Italia perché non si poteva spacciare l’incenerimento dei rifiuti come produzione di energia rinnovabile meritevole di  incentivi pubblici (sono gli incentivi che prende l’impianto di Raibano di Coriano (Rimini) per ricavare energia dalla combustione dei rifiuti).

Ma in bolletta si pagano anche 4 miliardi circa per la messa in sicurezza dei siti nucleari, dismessi da qualche decennio ma non ancora completamente smantellati (le scorie ancora non si sa dove metterle).

Oggi le bollette rincarano perché aumenta il prezzo del petrolio e del gas, ma le rinnovabili vanno proprio nella direzione di ridurre questa dipendenza, quindi di limitare gli effetti del caro-petrolio, riducendone l’importazione (con benefici anche per la bilancia commerciale perché l’Italia importa il 97 per cento di petrolio, gas e carbone, cioè delle fonti fossili). Un vantaggio evidente,  cui si aggiunge la riduzione delle emissioni di anidride carbonica, responsabile dell’effetto serra,  e la creazione di nuove attività e posti di lavoro, soprattutto per i giovani.

Che dire poi, stando ad un Rapporto di Greenpeace Italia, dei costi esterni (danni per la salute, l’agricoltura e l’inquinamento dell’aria) delle centrali a carbone dell’Enel valutati in 1,7 miliardi di euro.

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Ispo: il 90% degli italiani vuole le rinnovabili

La maggioranza degli italiani vuole le energie rinnovabili per costruire una nuova politica energetica strutturata e coerente in Italia – è questo il dato più interessante che l’istituto statistico Ispo (gestito dal prof. Renato Mannahimer) ha evidenziato durante un Convegno organizzato  in vista della Giornata Mondiale del Vento. In particolare, dal 2010 al 2012, gli italiani intervistati che considerano prioritario il tema dell’energia basato sulle FER, passano dall’89% al 93%. Di questi, una buona parte vede nell’energia eolica una delle principali fonti sostenibili su cui il Paese deve puntare maggiormente per diminuire la sua dipendenza dalle energie fossili importate dall’estero.

Tra le altre “best practice” sostenibili riconosciute dagli italiani per risolvere le questioni legate ai problemi energetici dell’Italia, i cittadini danno priorità (per il 90%) alle soluzioni sostenibili orientate verso l’efficienza energetica, l’investire nella ricerca, ridurre la dipendenza energetica e sfruttare di più le fonti d’energia rinnovabili. Maggioranza analoga anche per quanto riguarda la promozione e lo sviluppo della Green Economy che viene vista dal 92% come una soluzione anche ai problemi ambientali, oltre che economici

(14/6/2012)

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