"Chi non spera l’insperabile non lo scoprirà, poiché è chiuso alla ricerca, e a esso non porta nessuna strada"
ERACLITO (535-470 a.C)

settembre: 2017
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Provincia della Romagna: una sfida intelligente

In Germania, che oggi va tanto di moda prendere come esempio di Paese virtuoso, con qualche merito, bisogna riconoscerlo, si lavora meno ore che in Italia, ma in compenso la produzione per ora lavorata è molto al di sopra  della nostra, di conseguenza anche  la ricchezza pro capite, a cominciare dagli stipendi.  Com’è possibile ? Semplice. In Germania il Governo ha un politica industriale,  ha investito di più in ricerca, innovazione e nuove tecnologie. L’Italia invece ha investito soprattutto negli immobili, anche le imprese, che una volta finiti non producono niente e non spingono la produttività.

Il risultato è che da “un’occupazione senza crescita”, quindi bassa produttività, del recente passato, siamo entrati in una situazione “senza occupazione e senza crescita” che durerà almeno un altro anno. Eppure è risaputo che per creare valore e fare rendere le persone al massimo non basta lavorare più ore, perché ci vogliono investimenti  anche negli altri fattori della produzione. Come la ricerca, dove l’Italia spende poco più dell’uno per cento del pil, che è circa la metà della media europea. Una situazione frustrante per l’economia, ma anche per le risorse umane più qualificate, che infatti sempre più numerose abbandonano l’Italia, che pure ha investito nella loro formazione.

E’ stato stimato che se l’Italia avesse il saldo migratorio netto dei laureati (che vuol dire attrarne più di quanti se ne vanno) analogo a quello della Germania, ne deriverebbe un aumento del PIL dell’1,3 per cento; aumento che salirebbe, secondo stime, al 2,6 per cento se il saldo fosse pari a quello degli Stati Uniti.  Perché intelligenze e nuovi imprenditori portano nuove imprese  e  nuovo lavoro. La rivista americana Fortune ricorda che della lista, che compila ogni anno,  delle cinquecento maggiori imprese del mondo,  il quaranta per cento sono state fondate da immigrati o figli di immigrati.

Scrive nell’ultimo rapporto “The Global Talent Index Report”  che il “talento rimane una componente importante della competitività di lungo periodo dei Paesi e delle imprese. Come sviluppare, attrarre e ritenere i talenti dovrebbe costituire la priorità nell’agenda degli attori politici ed economici  che guardano al futuro”.

Questo ovviamente vale anche per Rimini,  dove il lavoro continua a diminuire e i giovani a non trovare opportunità,  anche se pochi sembrano  preoccuparsene.  Poi possiamo contare con le forze giovani e fresche degli immigrati, oramai una presenza strutturale, in una  territorio che invecchia. Immigrati con livelli d’istruzione molto più vicini  a  quelli dei locali di quanto si possa immaginare, anche se spesso li vediamo svolgere i lavori più umili, contribuendo ad alimentare un cattivo utilizzo delle risorse umane presenti, come quello rappresentato dal fenomeno della sovra qualificazione.

In questo clima di risorse sottoutilizzate, crisi prolungata e scarsità di mezzi finanziari, la nuova provincia della Romagna, al di là dei localismi,  può allora diventare una opportunità, non solo per razionalizzare e migliorare tanti servizi, riducendone i costi, a cominciare da quelli turistici, ma per mettere in campo  idee e progetti all’avanguardia, con una massa critica di tutt’altro peso.

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