"Chi non spera l’insperabile non lo scoprirà, poiché è chiuso alla ricerca, e a esso non porta nessuna strada"
ERACLITO (535-470 a.C)

dicembre: 2017
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Primi consuntivi del lavoro nel 2011

Se le previsioni si fanno ad inizio anno, quando ci si avvicina alla fine cominciano i consuntivi, cioè i conti di quello che è veramente successo.  Quelli che abbiamo non sono ancora definitivi, perché si fermano a settembre, ma delineano il possibile andamento dell’occupazione nel 2011.

Stando all’ultimo Bollettino del lavoro del Centro per l’impiego (CPI) della Provincia di Rimini, nel terzo trimestre dell’anno (luglio-settembre)  c’è stato un leggero calo (meno di 500 unità) degli avviamenti (sono conteggiate tutte le volte che si viene chiamati per un lavoro) e degli avviati (in questo caso  valgono solo le persone chiamate), ma facendo il riepilogo dei primi nove mesi il barometro segna positivo tanto per i primi che per i secondi. Infatti gli avviamenti sono saliti, rispetto allo stesso periodo del 2010, da  85.789 a  90.529, di cui una buona metà nel turismo, e gli avviati da 59.906  a  61.820, con un buon terzo proveniente da altre province o dall’estero.

Ma è sui contratti di lavoro che vengono offerti,  una conferma più che una novità, a comparire le prime crepe. Perché se si esclude il 9 per cento di contratti a tempo indeterminato, tutto il resto è temporaneo e l’unica forma che cresce, dal 15 al 21 per cento,  è quella dei contratti a chiamata (il cosiddetto lavoro intermittente). Forma contrattuale, quella del lavoro a  chiamata, applicata soprattutto nel turismo (alberghi, ristorazione e pubblici esercizi).

Il lieve miglioramento delle opportunità di lavoro, benché precario, non ha comunque fatto diminuire i disoccupati che si dichiarano disponibili da subito per una occupazione e che sono saliti, nei primi nove mesi, da 9.064 a 9.142, di cui una solida maggioranza costituita da donne.

In questa situazione ogni pur minima offerta di lavoro è benvenuta, ma è evidente che non si può costruire il futuro sul precariato. Interventi e politiche per il lavoro, nazionali ma anche regionali e locali,  dovrebbero allora puntare soprattutto su maggiore sicurezza e stabilità.

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