"Chi non spera l’insperabile non lo scoprirà, poiché è chiuso alla ricerca, e a esso non porta nessuna strada"
ERACLITO (535-470 a.C)

ottobre: 2018
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Primarie e neutralità dei Partiti

Con l’approssimarsi delle elezioni (a Rimini ci saranno comunque in primavera  per il rinnovo del Consiglio comunale) si torna a parlare di candidati.  La loro selezione può contare con una varietà di metodi, troppo volte però riservata ad una cerchia ristretta di persone.  Sicuramente il metodo più democratico è quello delle primarie,  anche se non garantisce la vittoria come l’esperienza del Centro sinistra dimostra,  ma a due condizioni:

  1. che la candidatura sia veramente contendibile, che non appaia cioè come una gara in cui si sa già in partenza chi sarà il vincitore;
  2. che il Partito o la Coalizione svolga un ruolo attivo nell’organizzazione,  ma senza intervenire a supporto di qualcuno.

 Su questo secondo aspetto bisogna essere molto chiari, perché passate esperienze, anche locali, hanno dimostrato che l’idea che ciascun candidato si va a cercare, per concorrere alle primarie,  le firme (se verranno richieste ancora) da solo, di fatto è un modo sottile di avvantaggiare il candidato espressione, anche solo larvatamente,  dell’apparato del partito o della coalizione, precludendo di fatto ogni possibilità a potenziali candidati esterni.   Dimenticando forse troppo facilmente che la sola parola “Partito” suscita, oggi,  da parte dei cittadini-elettori, “un giudizio altamente negativo e una valutazione pessimista circa il futuro …” . Un giudizio trasversale che li accomuna tutti (i Partiti) “uniti dalla sfiducia e dal distacco” (Ilvo Diamanti, La Repubblica 12 luglio 2010). 

Questo vuol dire che la chiusura verso l’esterno, erigendo barrire difficili da superare per chi non è del “giro” della politica, oltre a non tener conto di questo giudizio poco lusinghiero, priva la società dei soli canali di partecipazione da cui potrebbero  emergere programmi e volti nuovi.

 Perché ciò non succeda (o non si ripeta)  è opportuno quindi che siano date uguali opportunità, ad interni ed esterni. Tradotto vuol dire che il Partito o la Coalizione che organizza le primarie, sin dalla fase preparatoria deve supportare il metodo,  ma non uno specifico candidato. Anzi, come accade  per la raccolta delle firme nelle campagne referendarie,  nei tavoli si deve poter firmare per tutti i candidati, ovviamente scegliendone uno solo.

Non basta: la raccolta di firme deve avvenire solo in questo modo e a nessuno deve essere concesso di raccoglierle privatamente (in fondo è quello che avviene in ogni normale elezione, dove non è consentito farsi delle urne personali).  Il successo dell’iniziativa sarà dato dall’affluenza, che potrebbe essere anche maggiore quando si percepisce che di gara vera si tratta.

Chi quindi pensa di ricorrere alle primarie per selezionare il proprio candidato a Sindaco è opportuno che si pronunci anche sul metodo, che in questo caso non è solo forma ma  sostanza.

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