"Chi non spera l’insperabile non lo scoprirà, poiché è chiuso alla ricerca, e a esso non porta nessuna strada"
ERACLITO (535-470 a.C)

novembre: 2017
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Poco attrattivi per gli investimenti esteri

Quando un territorio è dinamico e attrattivo in genere riesce ad attirare anche discreti investimenti dall’estero. Quello che sta succedendo nei Paesi emergenti (Cina, India, Brasile, ecc.), dove molte imprese corrono ad investire, ne è una riprova.  Rimini non pare partecipare a questa gara. Negli ultimi quattro anni, dal 2005 al 2009, fatta eccezione per l’anno della crisi, il 2008, di norma gli investimenti diretti all’estero di residenti in provincia di Rimini hanno regolarmente superato quelli in senso contrario, cioè dall’estero verso il territorio riminese.  In breve, sono stati di più i fondi che sono usciti rispetto a quelli entrati. Non è il massimo considerando i problemi occupazionali di questa provincia.

 E non si sta nemmeno parlando di grandi volumi di  investimenti, perché anche nei periodi buoni, l’investimento estero per abitante a Rimini è  poca cosa rispetto alla media regionale: 52 euro contro i 1.927 euro dell’Emilia Romagna nel 2007, che poi diventa di appena 9 euro nel 2009, a fronte dei 113 euro della Regione. 

 Come mai gli stranieri investono così poco in provincia di Rimini, che pure vanta il primato regionale delle presenze turistiche e all’estero è abbastanza conosciuta ?   In primo luogo per la frammentazione delle imprese turistiche (soprattutto hotel) e la conseguente assenza di catene alberghiere importanti, ed a seguire la presenza di poche imprese eventualmente da internazionalizzare. 

Poi sicuramente pesa l’assenza di centri di ricerca e poli tecnologici di rilievo, mentre l’Università ancora stenta a svolgere a pieno il suo ruolo propulsivo. Non si spiega altrimenti la concentrazione in provincia di Bologna  del grosso degli investimenti diretti dall’estero in Emilia Romagna: l’83% del totale nel 2005, l’89% nel 2007 (7.631 euro per abitante) fino a cadere al  23% nel 2009.        

 Questo legame debole con i capitali esteri in cerca di collocazione, un male che affligge l’Italia come paese, che ovviamente vuol dire meno opportunità di crescita e di lavoro e che fa il paio con la minore propensione all’export dell’economia locale, dovrebbe far riflettere di più i governanti e gli attori locali e spingere per iniziative più decise in almeno due direzioni: attivazione in tempi brevi del Polo tecnologico riminese, già approvato un anno fa e di cui non si sa più niente; costruzione di un incubatore di imprese per nuovi prodotti e servizi per il turismo, locale, nazionale ed estero. Due progetti fattibili che richedono solo un minimo di impegno e di chiarezza sul futuro da dare all’economia del territorio. Ma spesso, ed anche questo è un problema, non si sa bene chi debba prendere l’iniziativa. In questi casi spetterebbe al pubblico, come tutore dell’interesse generale, fare di più.

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