"Chi non spera l’insperabile non lo scoprirà, poiché è chiuso alla ricerca, e a esso non porta nessuna strada"
ERACLITO (535-470 a.C)

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Piccole imprese straniere crescono

di Mauro Bianchi

Nonostante la crisi, aumentano le imprese straniere anche in Emilia Romagna. A mettere in luce il fenomeno è Unioncamere che mostra come a giugno 2012 le imprese gestite da cittadini non italiani abbiano raggiunto quota 40.740, il 9,6% del totale delle aziende attive in regione, 1.872 in più rispetto al 2011 (+4,8%).

Il trend positivo si riscontra anche a livello nazionale: fino a giugno 2012 le imprese straniere sono aumentate anche più rapidamente (5,5%) e hanno superato le 430 mila unità.

Anche in questo caso le altre imprese sono invece diminuite, ma in misura minore (-1,0). La quota di imprese straniere in Italia invece (8,2%) è più bassa di quella regionale.

Dall’indagine emerge che la crescita è stata più rapida nelle province di Ferrara (+9,3 %) e Rimini (+5,9%) e più bassa per le imprese ravennati (+2,9%). Inoltre, le nuove aziende con titolare non italiano sono per lo più individuali (1.466, +4,4%).

Sarà un caso, ma la maggior parte delle imprese è stata aperta nei settori più colpiti dalla crisi: le costruzioni, dove si registrano 561 ditte in più, e il commercio (+382).

La crescita percentuale più forte ha riguardato le altre attività di servizi (+18%), con un picco nei servizi per la persona. In termini assoluti l’aumento è stato più ampio per le imprese delle province di Bologna (+366 unità) e Modena (+338 unità).

Le ditte individuali costituiscono l’85,4 % delle imprese straniere e comprendono molte imprese marginali. Le rimanenti sono date da società di persone (7,7%), società di capitale, che rappresentano solo il 5,6 per cento del totale, da cooperative e consorzi (1,5%).

La presenza delle imprese straniere è in assoluto più rilevante nelle costruzioni, dove costituiscono il 22,7% delle aziende del settore.

Gli altri rami di attività nei quali si concentrano sono quello del noleggio, agenzie di viaggio, servizi di supporto alle imprese (13,5%), quello dei servizi di alloggio e ristorazione (10,8%), e quello del commercio all’ingrosso e al dettaglio e riparazione di veicoli (10,3%).

Una maggiore disaggregazione delle attività fa emergere la notevole concentrazione delle imprese estere nelle telecomunicazioni, negli internet point (39,8%), nell’industria delle confezioni (35,4%), nei lavori di costruzione specializzati (27,2 %), nella fabbricazione di articoli in pelle (23,7%) e nei comparti del giardinaggio e delle pulizie (20%).

Stando a questi dati, s’allontana sempre di più l’immagine stereotipata di un immigrato povero, disagiato e inesorabilmente legato ad una marginalità economica dalla quale è impossibile uscire. Emerge piuttosto una realtà molto complessa e varia, fatta di difficoltà e di indigenza, ma anche di possibilità di riscatto sociale e economico per le molte persone straniere che cercano di costruire il proprio futuro in Italia.

Gli immigrati residenti nel nostro paese sono più ottimisti degli italiani, maggiormente disposti ad affrontare le sfide che pone il futuro, molto differenziati per stili di consumo e modalità di risparmio e generalmente propensi ad indebitarsi pur di vedere accrescere i propri beni. Già alcune indagini in passato (come quella effettuata nel 2005 dal Censis per Est@ t – Gruppo Delta) hanno voluto analizzare gli stili di consumo, i comportamenti di risparmio, le modalità di accesso al credito, la domanda di servizi bancari e finanziari e il livello di solvibilità degli stranieri nel nostro Paese. Più recentemente Banca d’Italia ha promosso uno studio sul credito agli immigrati e sulle modalità di rapporto con il sistema bancario (“Bridging the gap between migrants and the banking system”, di Giorgio Albareto  e Paolo Emilio Mistrulli , Banca d’Italia – febbraio 2011).

Da questi studi, in generale, emerge che la maggior parte degli immigrati valuta con ottimismo il proprio futuro nel BelPaese: per il 69,5% i redditi aumenteranno, per il 61,3% i consumi cresceranno, per il 42,6% saliranno i risparmi. E’ da sottolineare, inoltre, come questa porzione di popolazione mostri già una forte propensione al risparmio: attualmente il 14% del budget familiare è destinato alle rimesse e il 15% al risparmio e complessivamente il 67% degli intervistati invia regolarmente denaro nel Paese d’origine.

Piuttosto diffuso risulta anche l’utilizzo di strumenti di gestione dei risparmi che implicano un rapporto con il sistema bancario: il 61% degli intervistati dispone di un conto corrente (il 43,4% presso una banca e il 17,6% presso gli uffici postali), il 41% è in possesso di bancomat, il 16% di un libretto di risparmio, il 13% possiede una carta di credito.

Per quanto riguarda la propensione all’indebitamento, dall’indagine risulta che il 42% degli intervistati ha già fatto ricorso in passato ad un prestito sotto forme diverse, dalla richiesta di denaro contante al pagamento dilazionato nel tempo, fino ad acquisti finanziati tramite contratti di credito al consumo; in particolare la percentuale di stranieri che ha già utilizzato tale forma di finanziamento è pari al 23% (a fronte del 35% delle famiglie italiane) e un’ulteriore quota del 46% vorrebbe utilizzarlo.

Vive in una casa o in una camera in affitto la grande maggioranza degli immigrati (72,1%), mentre l’11,8% è proprietario di una abitazione: l’11,2% ha sottoscritto un mutuo per l’acquisto di un immobile e una ulteriore quota del 17,5% ha intenzione di sottoscriverlo in futuro.

Le imprese migranti in provincia di Rimini

Nel 2007 a Rimini e provincia il 7,3% delle imprese artigiane aveva come socio o titolare un cittadino straniero (dati Confartigianato Rimini – Provincia – Camera di Commercio) e su 11.300 imprese iscritte all’Albo artigiani, 600 erano gestite da immigrati che vivono e lavorano in provincia. I residenti stranieri nel riminese erano in tutto 22.545 all’inizio del 2008.
Il settore considerato più attraente dagli stranieri, secondo la ricerca, era quello edilizio e della manutenzione e installazione di impianti, dove gli stranieri possiedono il 76% delle imprese di questo tipo.

Il 95% delle imprese ‘straniere’ è di tipo individuale visto che solo il 5% ha deciso di costituire una società. La maggior parte degli stranieri soci o titolari di un’impresa a Rimini e provincia proviene dall’Albania, da dove arrivano 4 artigiani stranieri su 10.
L’86% del totale di artigiani stranieri, infatti, proviene dai paesi non comunitari.

A metà 2012 gli imprenditori stranieri, che sono cioè titolari, soci o amministratori d’impresa, sono saliti a 5.300, raddoppiando i valori del 2001 e rappresentando quasi il  9% di tutta l’imprenditoria  locale, che pure resiste e cresce, ma a ritmi leggermente più lenti.

Sul piano nazionale l’imprenditoria straniera è intorno al 7% del totale, quindi qualcosa in meno del dato locale. Le imprese create da immigrati sono attive prevalentemente nelle costruzioni, nel commercio e nella ristorazione.

Tra lavoro dipendente e autonomo gli immigrati contribuiscono (nel 2011) a circa il 12% del pil nazionale, che diventa il 14 in Emilia Romagna, dichiarano redditi per 40 miliardi di euro (12 mila euro a testa) e pagano di Irpef (tasso sul reddito) quasi 6 miliardi di euro (l’equivalente di 2.810 euro pro capite).

 

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