"Chi non spera l’insperabile non lo scoprirà, poiché è chiuso alla ricerca, e a esso non porta nessuna strada"
ERACLITO (535-470 a.C)

ottobre: 2017
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Petroltecnica compie 25 anni: come far crescere un’azienda

In provincia di Rimini, allargata ai nuovi comuni dell’Alta Valmarecchia, si contano attualmente più di 35 mila imprese, si cui però ben il 94 per cento non raggiunge i dieci addetti. Sono cioè micro aziende. Solo 76 imprese, che fa lo zero virgola qualcosa, hanno più di cento addetti.

In questo scenario, che presenta molti lati positivi (diffuso spirito imprenditoriale)  ma diverse criticità (mercato prevalentemente locale, scarsa proiezione internazionale  e poca capacità innovativa),  la storia della Petroltecnica, che ha inizio i primi anni sessanta del secolo scorso, ma che deve la sua crescita alla gestione dell’ultimo quarto di secolo,  è soprattutto la storia di una affermazione imprenditoriale e del cammino che da una micro attività porta ad una medio-grande azienda, presente in Italia e all’estero. Da una impresa di dieci dipendenti (1984)  ad una di 373, di cui 197 in provincia di Rimini (2010). 

Crescita di addetti ed ovviamente di fatturato: dal 2004 al 2007 è salito da 43 a poco meno di 80 milioni di euro, poi la crisi l’ha riportato, nel 2009, a 71 milioni,  ma già dal 2010 si intravvedono segnali di recupero.

Un cammino, l’espansione, che dovrebbero tentare in tanti, non solo per crescere ma per mettere l’economia di questo territorio in condizione di  andare là, per esempio nei mercati emergenti, ma anche in quelli europei più vicini, spesso più dinamici, dove  è molto difficile arrivare e mantenere la propria presenza quando si è troppo piccoli e fragili. 

Una crescita che non rafforzerebbe solo le imprese, ma che inciderebbe positivamente sulla qualità del lavoro offerto. Il caso Petroltecnica è esemplare: tra i suoi dipendenti i laureati (geologi, biologi, economisti, ecc.) rappresentano il 47 per cento del totale, quando la media provinciale non arriva al 10 per cento. In una provincia dove, da sempre, i giovani laureati incontrano meno opportunità, rispetto dal resto dell’Emilia Romagna e non solo, di trovare un impiego adeguato.

La storia della Petroltecnica può quindi indicare un percorso, ovviamente da adattare alle singole situazioni. La domanda a cui rispondere potrebbe allora essere la seguente: come si diventa grandi ?  

Nelle testimonianza dei dipendenti più “anziani” c’è già una parte delle risposte: “la bravura dei fratelli Pivi (i titolari) è stata ….quella di anticipare metodiche e tecnologie “,  di “capire le necessità delle compagnie petrolifere”, di “giocare di anticipo”, di cercare “ sempre nuove invenzioni”.

In altre parole: capacità di cogliere le necessità, anche nascoste, dei clienti e tanta  innovazione. Non reattiva, cioè in risposta alle iniziative di qualche concorrente, ma anticipatrice, che obbliga a rincorrere.  Così si vince la competizione sul mercato. Spostando continuamente l’asticella in avanti. Non al ribasso, riducendo i salari o precarizzando il lavoro (che non aiutano né l’accumulazione del capitale umano, né la produttività, e nemmeno la profittabilità, come ha di recente chiarito il Governatore della Banca d’Italia M.Draghi),  ma con continue innovazioni di processo e di prodotto.    

Ma queste cose non avvengono da sole: ci vuole intuizione, che vuol dire saper cogliere i  segnali del mercato, capacità di direzione e soprattutto visione di futuro.

E una terza condizione non meno importante: il coinvolgimento del personale, il dialogo, la disponibilità all’ascolto, la fiducia, la partecipazione alla ricerca delle soluzioni.  Tutti elementi che forgiano quello spirito di gruppo necessario per fare squadra, marciare uniti, affrontare con successo gli imprevisti (sempre presenti quando si aprono strade nuove).

Nei ricordi dei dipendenti si leggono frasi che testimoniano questo spirito: “c’era armonia, sempre scherzando e ridendo con tutti”;  “lavoro qui dal 1986….quando ho iniziato eravamo in 14, compresi gli uffici e c’era un ambiente bellissimo.. perché era una famiglia”; quando finivi “arrivava Danilo: adesso facciamo una cena per festeggiare il lavoro finito bene!. Era come il ritrovo della famiglia che festeggiava l’avvenimento”.

Certo, quando si cresce, mantenere un clima da grande famiglia  è più difficile. Bisogna formalizzare le procedure, ci vuole  una certa divisione del lavoro (ai vecchi tempi tutti sapevano fare tutto) e delle responsabilità. E’ inevitabile. L’organizzazione non può rimanere la stessa. Ma questo non deve far dimenticare un famoso motto di Adriano Olivetti, che la Petroltecnica ha voluto ricordare  e celebrare in un seminario, che diceva: “l’uomo non si sigilla in una tuta da lavoro”.  E all’Olivetti  tanto gli stipendi quanto i profitti erano più alti che altrove.

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