Perché è normale mettere a gara le concessioni di spiaggia

La recente sentenza, ancora una volta in supplenza dell’incapacità della politica, di destra e di sinistra, escluso il sindaco di Lecce che ha portato il caso alla giustizia amministrativa, del Consiglio di Stato di porre un termine, il 2023, alle concessioni di un bene pubblico come la spiaggia, fino ad oggi data senza nessuna gara pubblica, con rinnovi automatici e trasmessa, spesso, di padre in figlio come si trattasse di un bene privato, come era prevedibile ha scatenato le reazioni avverse degli attuali concessionari. Tutti plaudiamo alla concorrenza, ma quando è a casa degli altri !

E’comprensibile, vanno adottate tutte attenzioni del caso, nondimeno resta un provvedimento giusto, necessario e perfino di buon senso.

Per almeno cinque buone ragioni:

  1. per rispetto di una direttiva europea sulla concorrenza, la Bolkestein, che risale al 2006, quando a presiedere la Commissione Europea c’era Romano Prodi, quindi disattesa da ben quindici anni;
  2. per trasparenza nell’assegnazione di una risorsa pubblica;
  3. per la migliore valorizzazione di un bene nazionale fondamentale come sono gli arenili (8 mila chilometri di coste attualmente rendono allo Stato, indebitato fino al collo, poco più di 100 milioni di euro, a fronte di un volume d’affari stimato di circa 15 miliardi di euro. A Rimini, per non andare troppo lontano, zona Marina Centro, il canone di concessione pagato nel 2019 era di 3 euro a m2, che a San Giuliano può non superare 1 euro a m2 !);
  4. per aprire, con una maggiore concorrenza, la gestione dell’arenile alle migliori idee e capacità, perché è inutile negarlo, attualmente le gestioni che si sono veramente rinnovate si contano sulle dite di una mano. Quando è risaputo, che la competitività del sistema turismo dipende anche da come alcuni servizi sono organizzati, offerti e gestiti. Per esempio, nel futuro, la digitalizzazione dovrà includere anche i servizi di spiaggia. Si dovrà, cioè, poter prenotare un posto sotto un ombrellone, oppure al ristorante, da una semplice app. Una per tutto, non per ciascun servizio. La Missione 1, dove si parla di turismo e cultura, del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) chiede anche questo;
  5. ultimo, ma non meno importante, per l’occasione dovranno essere ampliate le zone di libero accesso, riequilibrando l’attuale utilizzo a pagamento della spiaggia.

Il piano delle concessioni del sindaco di Lecce Salvemini, di centrosinistra,  prevede, in applicazione della legge regionale, un limite del 40 per cento per le concessioni e il 60 per cento per la spiaggia libera. La Regione Lazio destina alla spiaggia libera il 50 per cento. Giusto per avere un riferimento.

In ogni caso, dal 2024, anche se il governo non approverà nuove leggi, le concessioni non saranno più valide e qualsiasi tentativo di introdurre nuove proroghe sarà considerato «senza effetto perché in contrasto con le norme dell’ordinamento dell’Unione Europea».