"Chi non spera l’insperabile non lo scoprirà, poiché è chiuso alla ricerca, e a esso non porta nessuna strada"
ERACLITO (535-470 a.C)

maggio: 2018
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Per il 2018: un buon lavoro

Sul dibattito che si è aperto dopo la diffusione dei dati nazionali sul lavoro, dato in ripresa ma con la stragrande maggioranza  dei nuovi contratti  a termine, quindi ancora distanti da quella stabilità annunciata e da tanti auspicata (va comunque ricordato che su 18 milioni di occupati dipendenti, i contratti a termine sono 3 milioni), qualche parola va spesa anche per  la situazione  lavorativa della Romagna.

I dati dell’ultimo anno non sono ancora noti e stando a quelli 2016 la provincia della Romagna messa peggio, con il tasso di occupazione più basso di cinque punti  e quello di disoccupazione più alto di due rispetto alla media regionale,  è  Rimini.  Dove il turismo ha tanti meriti, ma anche quello di fornire in abbondanza lavoro stagionale,  gonfiando la platea dei contratti brevi.

Contratti brevi e aziende che non trovano  nel mercato locale del lavoro le figure giuste da assumere, sono i due temi che stanno dominando  il dibattito sulla ripresa economica e che paradossalmente potrebbero frenarlo.

Secondo l’indagine Excelsior, realizzata da Unioncamere in collaborazione con l’Agenzia Nazionale Politiche Attive per il Lavoro (Anpal), sulle previsioni di assunzione 2017, solo otto su cento sarebbero avvenute con contratti a tempo indeterminato in provincia di Rimini,  dodici rispettivamente a Forlì-Cesena e Ravenna, contro  il diciotto per cento regionale e il ventuno  per cento nazionale.    Quindi  il tempo breve continua a farla da padrone, in Romagna più che altrove, a Rimini in particolare.

Non manca nemmeno il fenomeno delle figure professionali di difficile reperimento da parte delle imprese. Capita a circa una assunzione su cinque a Rimini e Forlì-Cesena, un po’ di più a Ravenna. Comunque sotto  la  soglia regionale, dove ad essere interessato dello stesso problema  è una  assunzione su quattro.

Chiama l’attenzione che in circa la metà dei casi, in Romagna come in regione, a mancare sono proprio i  candidati, mentre per il resto pare sia la preparazione a non risultare adeguata.

Questo, come ciascuno potrà facilmente dedurre, stride  con la disoccupazione ancora piuttosto alta, soprattutto tra  i giovani.

Purtroppo questo genere di indagine non prevede domande sui canali di reperimento e selezione del personale utilizzati dalle imprese.  Quindi non risulta chiaro se questo disallineamento tra domanda e offerta di personale sia dovuto ad una carenza effettiva d’ informazione o, come tanti sono portati a pensare, ad una mancanza di raccordo tra formazione (professionale, tecnica e universitaria)  e impresa.  E’ molto probabile che  il problema sua frutto di una combinazione tra i due.

Ultimo argomento,  non meno importante per un buon lavoro, i titoli di studio richiesti  nelle assunzioni: si scopre che in provincia di Rimini la laurea è richiesta per una assunzione su venti, contro una su dieci, cioè il doppio, nel resto della Regione.

Vanno di più i diplomi, richiesti  per un terzo circa delle assunzioni. Ma anche in questo caso, Rimini si trova un po’ più indietro.

Sono questi i punti di partenza per politiche del lavoro che affrontino, anche sul piano locale,  i nodi veri del mercato del lavoro.

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