"Chi non spera l’insperabile non lo scoprirà, poiché è chiuso alla ricerca, e a esso non porta nessuna strada"
ERACLITO (535-470 a.C)

dicembre: 2017
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Pensionati: se potessi avere 1000 euro al mese

di Laura Carboni Prelati

Nuovo anno. Lo scenario che si presenta per il 2013, tra dubbi e incertezze economiche, è tutt’altro che roseo. Tutte le fasce sociali, specialmente quelle più deboli, stanno pagando sulla propria pelle misure di rigore e drastici provvedimenti presi dal Governo per sanare i conti dello Stato. E gli anziani, invece di essere tutelati, ancora una volta stanno pagando il prezzo più alto. Ecco cosa dice Mario sedendosi davanti al calore della stufa in una piovosa giornata di dicembre; indossa gli stessi abiti di sempre, da anni.“Non è che sia nato per vivere con pochi soldi, ma è capitato. Nella vita ho sempre guardato avanti, ma oggi la mia prospettiva è vivere al meglio con quello che ho”. Gli occhi si velano di malinconia “Ne ho passate tante, ma a 84 anni, non voglio tormenti, vorrei essere sereno, per campare quel che resta della mia vita in pace”. Le sue parole sono sincere, senza retorica. Mario parla della sua storia, vera, unica, ma il suo racconto è tristemente simile a molti altri. Domandiamo -Come può vivere con cinquecento euro al mese?- Fulminea la risposta: “Non si vive” -E allora come fa?- “C’è qualcuno che sta anche peggio di me”. Ed è vero! C’è anche chi vive, a Rimini, con 420€ al mese. Negli ultimi anni, il potere d’acquisto dei pensionati si è eroso via, via, giorno dopo giorno, poi è arrivata pesantissima la crisi e per i pensionati la vita s’è fatta davvero dura. Anche l’ultimo report dell’Osservatorio del Bilancio Sociale Inps, fotografa la situazione, e lo scatto è recentissimo e drammatico. Sommandosi al carovita, la crisi fa crescere il disagio. Si modificano i comportamenti di spesa: meno consumi e più rinunce, inoltre è sempre più a rischio il sostentamento di un pensionato con un trattamento al minimo, cresciuto di soli 51 euro negli ultimi sei anni.

I DATI NAZIONALI

Una delle fasce sociali più esposte nel lungo dipanarsi di questa crisi è sicuramente quella dei pensionati. Gli importi delle pensioni sono insufficienti,non bastano ad arrivare a fine mese. I dati parlano chiaro: se in Italia oltre la metà dei pensionati (52%) percepisce una pensione al di sotto dei 1.000 euro al mese (7,2 milioni di persone), come dichiara l’INPS nel bilancio ufficiale appena pubblicato, il 17% dell’altra metà può contare su un reddito al di sotto dei 500 euro. Altri dati importanti emergono; il 24% (circa 3,3milioni di pensionati) si possono collocare nella fascia tra 1.000 e 1.500 euro mensili. Il 12,7% riscuote pensioni comprese tra 1.500 e 2.000 euro mensili mentre l’ 11,2% gode di un reddito pensionistico mensile superiore a 2.000 euro. Le prestazioni pensionistiche Inps alla fine del 2011 sono oltre 18,3 milioni e presentano nel complesso un lieve incremento (+0,2%) rispetto all’anno precedente. Sono oltre 14,8 milioni le pensioni previdenziali (+0,6%) e più di 3,5 milioni di pensioni assistenziali (pensioni e assegni sociali e prestazioni di invalidità civile) erogate per conto dello Stato, in diminuzione dell’1,4%rispetto al 2010. 

DATI LOCALI- Sono quasi 100.000 i pensionati riminesi-

Sono i più bassi in regione gli importi delle pensioni riminesi e la motivazione è da ricercare, soprattutto, nella stagionalità del lavoro, essenzialmente legata al turismo. In controtendenza sono più alti gli assegni sociali e quelli relativi all’invalidità civile.

Analizzando i dati emanati dall’Inps, gli importi delle pensioni riminesi sono al di sotto della media sulla quasi totalità delle pensioni vigenti secondo l’osservatorio statistico on-line. Facendo un raffronto con le pensioni di vecchiaia e sommando lavoratori dipendenti, autonomi, fondi sostitutivi e integrativi, parasubordinati, nella nostra provincia sono 54.130 le pensioni erogate, con un importo medio di 896,80 euro mentre, a livello nazionale, l’importo è di 1.033 euro. In provincia di Ravenna sono 86.784 con importo medio 1018,51, mentre per Forlì Cesena sono in numero di 81.657 con importo medio 917,15. Si percepiscono invece grosse differenze tra lavoratori dipendenti e quelli autonomi. Con una pensione media mensile di 1039,45 euro per i lavoratori dipendenti riminesi (sono20.757 inprovincia), l’importo scende pesantemente per gli autonomi arrivando a 775,79 euro per 29.631 pensionati. Le stesse categorie, a livello nazionale, percepiscono rispettivamente 1170 euro e 809 euro.

Calcolando invece tutto il totale delle pensioni in essere, e comprendendo anche l’ammontare degli assegni sociali e per invalidi civili, abbiamo un totale di 99.950 pensioni erogate dall’Inps provinciale di Rimini, per arrivare ad un importo medio mensile di 703,95 euro (in Italia lo stesso dato è di 780 euro). A Ravenna il numero totale di pensioni erogate è 144.391, hanno importo medio di 820euro, mentre Forlì-Cesena somma un totale di 140.595 pensioni con 733,53 di importo medio.

Diamo uno sguardo alle pensioni di invalidità: a Rimini sono 7.502 per un importo medio di 554,33 euro (598 euro il dato nazionale), a Ravenna le pensioni di invalidità sono 11766 con importo medio di 609,33, a Forlì-Cesena quelle di invalidità sono 10.494 con media mensile di 571,64.

A questa cifra si avvicinano anche i 19.991 intestatari riminesi di una pensione superstite, quella cioè liquidata ai familiari di pensionati deceduti, che prendono 500,10 euro al mese (560 euro dato nazionale).

Se però ai fini dell’importo percepito quelle riminesi risultano essere le pensioni più basse, una sorpresa arriva dagli assegni sociali e da quelli degli invalidi civili, perchè Rimini è sopra la media nazionale: gli assegni sociali in numero di 4038 valgono circa 400 euro, (per l’esattezza 399,74) mentre le pensioni sociali di Ravenna sono 2846 il cui l’importo medio è di 390,26; per le 2508 di Forlì-Cesena la somma è pari a 395,13 euro. Per i 14.289 invalidi civili riminesi l’importo arriva a 423,09 euro (a livello nazionale sono rispettivamente 389 e 411 euro)

E’ doveroso inoltre precisare che, se il potere d’acquisto delle famiglie, durante la crisi, si è ridotto del 5,2%, i dati degli ultimi anni erano ugualmente sconfortanti. La contrazione è stata dell’1,4% nel 2008, del 2,5% nel 2009, dello 0,4 nel 2010 e dello 0,9% lo scorso anno, dati emersi dalle tabelle contenute nel bilancio sociale dell’Inps, elaborati dall’Adnkronos, che precisa che i redditi lordi primari del 2007 sono rimasti invariati rispetto al 2011.

COSA DICONO I SINDACATI DEI PENSIONATI CGIL e CISL

Era inevitabile che, con la crisi economica, si arrivasse anche ad una profonda crisi sociale. Così i sindacati si sono rimboccati le maniche; Cgil, Cisl e Uil Pensionati si sono mobilitati il 6 Dicembre, in tutt’Italia per chiedere a Comuni, Regione e Governo nuovi interventi a sostegno della categoria. Col documento“Tempo scaduto” sono state tracciate le principali richieste, che Gianna Bisagni, Segretario SPI Cgil Rimini ci spiega “I pensionati non possono più aspettare; vogliono più giustizia sociale, più potere d’acquisto delle pensioni, più sostegno alle famiglie, più equità fiscale, più risorse per la non autosufficienza. Occorre premere per la defiscalizzazione delle pensioni e per la riattivazione di un tavolo negoziale che ci consenta di rivedere tutto il meccanismo di indicizzazione e rivalutazione delle pensioni che hanno perso potere d’acquisto da tanti anni. Il carrello della spesa è sempre più vuoto –prosegue Gianna Bisagni -i prodotti essenziali come latte, pasta olio, carne si acquistano solo in sconto. Abbiamo subìto il congelamento, la sterilizzazione, per 2 anni, dell’indice di rivalutazione delle pensioni e anche per i pensionati c’è una forte contrazione dei consumi. Questo purtroppo ha comportato anche la rinuncia a cure e servizi. Ma nonostante il disagio che stanno vivendo, molti pensionati ancora in gamba, reagiscono in positivo, cercando di arrotondare con piccoli lavori (22%) per sopperire a carenze di servizi sociali nell’occuparsi dei nipoti, consentendo ai figli di non rinunciare a ore di lavoro (39%), oppure occupandosi di disabili e ammalati gravi in famiglia, evitando di ricorrere ad una badante”.

Ma se alcuni pensionati stanno veramente soffrendo la crisi, ve ne sono altri che, anche se percepiscono una pensione minima, è difficile trovare in condizioni economiche precarie.“Hanno lavorando tanto, specialmente in estate –prosegue Bisagni-anche in nero. Questi “pensionati al minimo” appartengono alla categoria degli autonomi che non hanno versato i contributi che avrebbero dovuto o hanno fatto qualche versamento, ma in misura scarsa. Per questo motivo vorremmo identificare le persone che vivono esclusivamente della loro pensione; sappiamo che l’economia riminese è basata su categorie di lavoratori diversi, magari qualcuno ha avuto la fortuna di avere dei buoni redditi tanto da poter accantonare un gruzzoletto da investire, anche in immobili, che fruttano un affitto e permettono una vita perlomeno facilitata per cui, se la pensione è minima o di invalidità, possono andare avanti decorosamente. Il vero dramma è in coloro che hanno pensioni basse, che vivono esclusivamente con quella”.

A questo proposito sentiamo cosa ci dice il Segretario Fnp Cisl Domenico Tramonti “Anche noi siamo per la difesa dei redditi più bassi, per una maggiore equità; se le pensioni perdono potere d’acquisto occorre qualche forma di compensazione da parte delle politiche sociali, almeno rispetto a chi, tra gli anziani, soffre problemi di salute e di autosufficienza. Anche se le pensioni di Rimini sono le più basse in Regione, questo non vuol dire che Rimini sia la città più povera; purtroppo c’è un livello di evasione fiscale molto alto che ha determinato questa situazione. Il reddito medio pro capite è il più basso? Anche le pensioni di conseguenza saranno le più basse, soprattutto nel settore privato. Nel nostro territorio emergono queste situazioni perché chi ha fatto un lavoro autonomo, come il bagnino o l’albergatore, spesso non ha provveduto ai versamenti ai fini pensionistici e hanno la pensione più bassa dei lavoratori dipendenti. Nella situazione attuale i pensionati fungono da ammortizzatore sociale, perché si trovano ad avere figli che non lavorano. Un tempo, con grossi sacrifici, i nostri vecchi riuscivano a mettere da parte qualche risparmio, oggi, coi sudati risparmi si va a chiudere qualche spesa imprevista, qualche nuova tassa. Quando anche queste risorse saranno erose, sarà un dramma, perché sono l’unica vera fonte sicura anche se minima, cui aggrapparsi”.

 

I CENTRI SOCIALI “I SEMPREGIOVANI” E “LA CASA COLONICA”

Nato nel 1985 il centro sociale “I Sempregiovani” dispone della sede di Via Pintor, ex quartiere 2, dal 1997. Vi sono 555 iscritti, prevalentemente donne che passano il tempo… “A questa stagione giocando a carte – dice Giuseppe Cenni, Presidente-Dopo pranzo è l’ora migliore per staccare dalla routine quotidiana, per rilassarsi e stare in buona compagnia. E’ l’occasione giusta per fare due chiacchiere, per parlare e confrontarsi su tanti argomenti, altrimenti starebbero in casa, soli. Qui organizziamo serate danzanti, con il gruppo di ballo Casadei, proponiamo balli di gruppo e liscio”- Altre attività?-“Ci siamo interessati per un corso di floricultura, ma il costo è un po’ alto. Con la buona stagione organizziamo gite, ma l’anno scorso, per via della crisi, sono andate buche, le cure termali e Acquagym hanno avuto seguito. Avremmo dei sogni, ma per ora rimangono nel cassetto…”La struttura dispone anche di un bar, dotato di tutto e, tra un caffè vero e uno d’orzo, dietro al banco notiamo una“barista speciale”. Corinna,classe 1930, sta dando il resto di 50 euro per una bibita, e, come una provetta cassiera, conta ogni pezzo ad alta voce -Cosa fa signora Corinna dietro al banco-bar?-“Faccio il mio turno, uno ogni 8 giorni”-Da quanti anni è in pensione?-“Da 15 anni. Avevo una pensione, a Marina Centro, che gestivo io. Poi è stata venduta”- Ciò che percepisce di pensione le basta per arrivare a fine mese?-“Se non avessi mio marito no. Abbiamo tutt’e due la pensione dei commercianti, 480 euro al mese, è all’osso! Se fossi sola, con la mia pensione non ce la farei, e, pur avendo la casa di proprietà, non si può dire che siamo ricchi. Le spese ricorrenti aumentano sempre. Per fortuna siamo abbastanza in salute, altrimenti..” Dopo una partita a briscola Fortunato si alza per comperare qualche caramella. -Quanti anni ha?- 86 anni. Abito qui vicino e mi sposto con la macchinina perché soffro di cuore, senò non ce la farei. Qui sto bene; vengo per fare la mia partita in pace, senza litigare”-A cosa gioca?- Briscola, tresette, qualche volta a scala”-Parliamo della sua pensione, quanto prende al mese?-“Io non ho la pensione, prendo l’invalidità; sono 253 euro al mese.Se dovessi vivere con la pensione non ci pagherei neanche il riscaldamento”-Come mai non prende la pensione?-“A 6 anni già lavoravo, ho fatto il fornaio 20 anni, poi avevo un negozio di prodotti per l’agricoltura. Da giovane lavoravo e prendevo la paga, senza versamenti. In seguito, coi risparmi di una vita di lavoro, ho acquistato alcuni appartamenti e ora vivo bene riscuotendo gli affitti

Centro Sociale La Casa Colonica – San Giuliano Mare     

Immersa nel verde del parco Briolini, a San Giuliano,La Casa Colonica è uno dei centri sociali più frequentati; conta 900 iscritti.“Trovai il centro un po’trascurato, tre anni fa- dice Maurizio Baroni Presidente- ho fatto del mio meglio per far sì che tanti tornassero, li ho contattati e pian piano sono ritornati”-Quali attività svolgete?-“Le più diverse; forniamo il servizio di misurazione della pressione, per il diabete, facciamo corsi di ginnastica, di informatica e alla domenica c’è il ballo. Abbiamo tornei di burraco, gite e da poco è stato fatto un corso per arredi natalizi”-Che cosa vi piacerebbe fare avendo dei fondi?-“Prenderei un pulmino per andare a recuperare gli anziani soli, quelli che non si possono spostare e che nessuno accompagna fin qui. La solitudine nella vecchiaia è terribile, loro hanno bisogno di compagnia!”                                                                                                 Entrano due signore per il tesseramento: Mafalda, ha 80 anni e Guerrina l’accompagna-Che lavoro facevate?-“Eravamo supplenti delle bidelle, per 6 mesi all’anno”risponde Guerrina-Quindi prendete poco di pensione-“Prendiamo 500 euro al mese; con questo mensile non sappiamo come fare! Sono in pensione da 15 anni, da 30 sono vedova-dice Mafalda -e ho anche l’affitto di 100 euro da pagare! Non è alto perché vivo nelle case popolari, ma ho le condominiali e le bollette!”- Quei pochi euro di aumento negli ultimi anni vi consentono di comperare le stesse cose che acquistavate anni fa?-“Noi non ci siamo neanche accorte dell’aumento, tutto è cresciuto”- Cosa non comprate più?-“La frutta. Non si può comperare più, è diventata un lusso! Io ho fatto lo stesso lavoro e vivo come lei nelle case popolari: prendo 600 euro al mese (100 sono la reversibilità del marito)-dice Guerrina-La verdura la compero, la frutta no, non si può!”-Ma per le feste, ai nipoti, non ha regalato nulla?-“Si, qualcosa di utile. Un paio di guanti, del calzettoni caldi, una sciarpa, un basco, un po’ di caramelle, noi diamo loro tutto il nostro affetto, è ciò che conta di più!”.                                                                                                Adolfo è un arzillo signore, ha 92 anni ed è stato uno dei primi nell’85 a tesserarsi.-Che lavoro faceva?-“Ero facchino per una ditta che fabbricava e vendeva mobili. Ho iniziato a lavorare a 8 anni, oggi prendo circa 900 euro al mese. Ho fatto tanti sacrifici per rimanere la casa dove vivo con mia moglie che ha 88 anni; l’Imu l’ho pagata con la mensilità di dicembre e la tredicesima. E’ difficile tirare avanti. Per fortuna sto in salute, vado in bicicletta, perché un po’ di moto, fa bene!”

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