"Chi non spera l’insperabile non lo scoprirà, poiché è chiuso alla ricerca, e a esso non porta nessuna strada"
ERACLITO (535-470 a.C)

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Open data, Rimini muove i primi passi

di Domenico Chiericozzi

L’esigenza da parte dei cittadini di avere libero accesso alle informazioni delle pubbliche amministrazioni, sarà la prossima leva per un’altra decisiva “rivoluzione” tecnologica. Avere una Pubblica Amministrazione trasparente. Quello che si delinea, infatti, è un vero e proprio rovesciamento dell’attuale situazione anche se il percorso da compiere è ancora lungo e la strada sconnessa.

Procediamo per gradi e parliamo del concetto-dottrina dell’Open Government Data. Un movimento che è partito “dal basso” con un primo importante impulso negli Stati Uniti e che ora si sta diffondendo nelle democrazie occidentali, dunque anche in Italia, anche nei nostri Comuni. Il fenomeno, di cui oggi accenniamo, è conosciuto come Open Data.

Una prassi amministrativa per cui, alcune tipologie di dati, sono rese liberamente accessibili a tutti sul sito Internet di un Comune “senza restrizioni di copyright, brevetti o altre forme di controllo che ne limitino la riproduzione” secondo il paradigma della “libertà di informazione”. Quali dati? Potenzialmente tutti. Esclusi quelli che contengono informazioni su singoli individui. L’Open Government, di fatto, ridefinisce il rapporto tra Pubblica Amministrazione e cittadino. La relazione, fino ad oggi impostata con un approccio orientato all’erogazione di servizi con un cittadino “passivo”, ora intende rielaborare questo metodo con  il criterio della “collaborazione”, per cui anche il singolo cittadino partecipa alle scelte di governo della propria città e per favorire forme diffuse di controllo del rispetto dei principi di buon andamento e imparzialità” che una pubblica amministrazione deve perseguire. Un modo, come altri, per passare dalla “protesta” alla “proposta”. L’importante principio della disponibilità dei “dati pubblici” giunge nel nostro ordinamento con  il Codice dell’Amministrazione Digitale (D. Lgs. n. 82/2005) che recepito espressamente la dottrina dell’Open Data, sollecitando le Amministrazioni ad aprire il proprio patrimonio informativo.

A questo proposito va dato il merito, al Comune di Rimini, di avere mosso con i primi passi lungo la via dell’Open Government Data con lungimiranza e di avere un assessore, Irina Imola, che ne segue da vicino le complesse vicende.

Scorrendo le classifiche elaborate dalla task force del Governo italiano e disponibili sul sito www.dati.gov.it  (che misura in tempo reale lo stato dell’open data in Italia con un criterio quantitativo con l’entità di dati pubblicati) ne compaiono, tra enti, province e comuni, una trentina. Tra questi c’è appunto da evidenziare la presenza del Comune di Rimini. Niente podio, anzi è proprio l’ultima in classifica. Ma esserci è già tanto, considerato l’argomento; a parte Pavia e Faenza, Rimini “compete” in questa nuova avventura con comuni “colosso” del calibro di Firenze, Torino, Bologna.

Il Comune di Rimini, che ha affidato la piattaforma organizzativa alla Web Agency Officine Digitali di Bologna, ha un sito Internet davvero molto ben fatto. Tutta la colonna di destra è proprio dedicata al “Filo diretto” con l’amministrazione e c’è davvero tutto. Quello che ci interessa, ora, è la presenza, in versione beta, della sezione “Open Data”. Visitatela. E’ davvero minima, però c’è. Tutt’altro che “nascosta” come ad esempio ha fatto Faenza (rilegata nelle pagine interne) che, in compenso, ha avviato un processo di open data molto più sostanzioso del nostro “aprendo” proprio sui dati di Bilancio. La parte più ostica per un cittadino che vuole sapere “come va” il proprio Comune. I dati messi a disposizione dal Comune di Rimini sono solamente due: gli Incarichi conferiti (Contabilità e investimenti) e l’ Albo beneficiari di contributi economici (Protezione sociale). Pochino davvero. Tuttavia è un percorso appena iniziato. L’assessore Irina Imola, interpellata sull’argomento, ha annunciato “imminenti” novità. Attendiamo.

Per quanto riguarda gli altri principali comuni della Provincia di Rimini, visitando le home page di Riccione, Cattolica,  Bellaria Igea Marina, oltre a quanto previsto per legge sulla, non risulta alcuna specifica politica di Open Data.

Sulle regioni, in ordine decrescente, dalla più alla meno organizzata (sempre secondo i dati raccolti dal Governo) abbiamo: Piemonte, Veneto, Lombardia, Emilia Romagna, Sicilia. Tra le province: Lodi, Trento, Roma, Firenze, Verona. Rimini non pervenuta.

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