Officine Locomotive di Rimini: un futuro possibile

di Simone Santini

Un pezzo di storia dell’industria riminese rischia di scomparire per sempre. Si tratta di OMCL (Officina Manutenzione Ciclica Locomotive), ex OGR, stabilimento che da oltre un secolo si occupa della manutenzione dei veicoli ferroviari italiani. Nello specifico, è impegnato nelle grandi riparazioni delle locomotive a diesel; ed è qui che nasce la questione: già da tempo, a livello europeo, si discute di eliminare progressivamente i veicoli a diesel a partire dal 2030. Di conseguenza, le officine di Rimini (e Bologna) rischiano di seguire lo stesso destino, se non interverranno modifiche alla propria attività. È per questo motivo che i rappresentanti sindacali e Trenitalia hanno raggiunto un accordo per ottenere un investimento che consenta una riconversione delle officine per lavorare su convogli più moderni. Investimento promesso, ma mai arrivato. Inevitabili, dunque, le mobilitazioni dei lavoratori. È passato circa un anno da quelle manifestazioni, ma il futuro di OMCL (e di oltre 180 lavoratori) è ancora in bilico. A che punto è la partita?

Ce lo spiega Massimo Bellini, segretario di FILT-CGIL Rimini.

“L’officina OMCL di Rimini, assieme a quella di Bologna, è una struttura che fa parte delle attività di manutenzione ciclica dei locomotori. E, rispetto a Bologna, Rimini ha una particolarità: è un’officina specializzata nella manutenzione dei motori diesel. Motori che andranno gradualmente a scomparire tra il 2025 e il 2030. Per questo motivo la nostra richiesta è stata quella di ottenere investimenti in senso strutturale, adattando le infrastrutture già in essere, per riconvertire l’officina verso la manutenzione dei treni a composizione bloccata (ossia i regionali moderni, come i Pop e i Rock, usati soprattutto dai pendolari). Per porre in essere questa riconversione occorrerebbero investimenti per circa una decina di milioni”.

E si è arrivati a un impegno delle parti?

“Nel luglio del 2019 tenemmo un incontro nella sede di Rimini nel quale arrivammo a sottoscrivere con Trenitalia un accordo secondo il quale l’azienda si sarebbe impegnata con gli investimenti necessari all’officina di Rimini e, in cambio, i lavoratori avrebbero dato il proprio contributo alla riconversione accettando modifiche strutturali al proprio orario di lavoro concedendo, di fatto, il doppio turno (con ovvie conseguenze sulla qualità della vita). Nel settembre del 2019 i lavoratori sono stati fedeli all’accordo sottoscritto, ponendo in essere le modifiche necessarie. Ma dall’altra parte…”.

Cos’è accaduto?

“Nel 2020, come sappiamo tutti, scoppia la pandemia e, successivamente, interviene il rinnovo del CDA di Trenitalia. Tradotto: l’impegno relativo all’investimento sull’officina locomotive di Rimini viene sempre più procrastinato nel tempo, fino a sparire definitivamente dai progetti di Trenitalia”.

Lasciando le officine di Rimini in una situazione rischiosa e precaria.

“Qui si aprono criticità di grande rilevanza, non solo da un punto di vista industriale e professionale, ma anche da una prospettiva sociale. Parliamo di officine che hanno oltre un secolo di vita, realtà storiche per Rimini e, di conseguenza, parte integrante del tessuto sociale della città. Vi sono impiegate oltre 180 persone, che svolgono lavoro professionalizzato di altissima qualità e, va sottolineato, lo stabilimento rappresenta un naturale sbocco lavorativo per tutti coloro che nel territorio di Rimini decidono di intraprendere un percorso scolastico-formativo di tipo tecnico. È chiaro, dunque, che se non dovessero concretizzarsi gli investimenti promessi per lo sviluppo e la riconversione di queste officine, si avrebbe un grave impatto sia a livello sociale, in un territorio già provato dalla pandemia, sia a livello professionale, andando a privare il territorio di un importante contenitore di competenze e di opportunità per l’avviamento lavorativo di tanti giovani”.

Quali sono, dunque, le vostre richieste sul tavolo per salvaguardare le officine di Rimini?

“Per noi la soluzione resta il mantenimento delle manutenzioni cicliche di secondo livello dei treni di nuova generazione all’interno delle officine OMC dell’Emilia-Romagna. E devo sottolineare che, in questo, stiamo ricevendo appoggio e massima solidarietà dalle istituzioni e dagli enti locali, come il Comune di Rimini e la stessa Regione (che ha direttamente investito sul trasporto ferroviario regionale, essendo socia di Tper, l’azienda che gestisce il servizio, ndr). Ripeto, però, che per renderlo possibile occorrono gli investimenti per la riconversione che erano stati promessi da Trenitalia”.

Proprio di recente avete avuto un incontro su questo con il Prefetto. Cosa ne è uscito?

“Nulla di nuovo, purtroppo. Trenitalia si è presentata e ha confermato la non volontà di realizzare gli investimenti, nonostante gli impegni sottoscritti tra le parti. E senza gli investimenti, voglio essere molto chiaro, la realtà delle officine di Rimini non sopravviverà: in pochi anni (con la fine dei mezzi a diesel) la struttura chiuderà, portando a un’importante perdita di know-how nel nostro territorio e a oltre 180 posti di lavoro, di cui oltre 140 rappresentati da lavoratori nella fascia di età 35-55 anni, non facilmente ricollocabili. A questo proposito, abbiamo in programma un’altra mobilitazione: il prossimo 9 maggio procederemo con 8 ore di sciopero unitario, per ribadire le nostre grandi preoccupazioni”.

La battaglia, giustamente, prosegue. Ma il tempo stringe. È ottimista sul raggiungimento di un accordo?

“Noi ce la stiamo mettendo tutta, utilizzando tutte le armi che abbiamo a disposizione nel contesto di una normale dialettica tra le parti, sia a livello locale sia nazionale. Fondamentale il rapporto con le istituzioni, con l’auspicio che chi di dovere arrivi a un’interlocuzione con il Governo, vista la partecipazione pubblica di Trenitalia, in modo da dare la giusta svolta a questa partita così importante. E questo, va detto, è di buon auspicio: fin dalle prime mobilitazioni le istituzioni, a vari livelli, ci hanno dimostrato il loro appoggio e hanno preso posizione in modo ufficiale, partecipando agli scioperi del 2021, durante i quali hanno potuto toccare con mano la situazione dei lavoratori. La partita continua”.