"Chi non spera l’insperabile non lo scoprirà, poiché è chiuso alla ricerca, e a esso non porta nessuna strada"
ERACLITO (535-470 a.C)

ottobre: 2017
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Nuovi italiani: piastrella dopo piastrella

di Genny Bronzetti

Mentor Vucaj, “Tori” per gli amici, è nato in Albania, a Shkoder, il 20 febbraio del 1978 e nel 2010 è diventato cittadino italiano. Una strada lunga, quella che ha portato Mentor dall’Albania all’Italia, e una strada ancora più lunga quella che ha dovuto percorrere per diventare ufficialmente italiano.

Mentor arriva in Italia a sedici anni, nel 1994, per raggiungere il fratello maggiore, e inizia subito l’iter per ottenere il primo permesso regolare, che però arriva dopo quasi quattro anni. “All’epoca, nei primi anni ’90, le opportunità in Albania erano minime, il paese non offriva alcun futuro. Tutti pensavano di andar via. Ora le cose sono un po’ migliorate” racconta Tori. “Io avevo mio fratello che già lavorava qua in Italia, e sono partito per raggiungerlo, ma per due anni ho dovuto attendere che ci fosse una sanatoria per chiedere il permesso. Il primo compromesso governativo ci fu nel 1996. Feci subito richiesta, e dopo oltre un anno e mezzo, alla fine del 1997, arrivò il permesso. In quel periodo, non avendo documenti regolari, non potevo tornare in Albania né andare a scuola”.

Appena arrivato a Rimini, per alcuni mesi Mentor trova ospitalità presso l’associazione Papa Giovanni XXIII di San Giovanni in Marignano. “Sono stato per otto mesi alla Papa Giovanni, dove mi hanno dato una mano e un lavoro, dal momento che non potevo andare a scuola – racconta -. Nel frattempo aspettavo la sanatoria per chiedere il permesso, che però non arrivava e alla Papa Giovanni non mi potevano più tenere, quindi sono dovuto andare via”.

La situazione si complica, per Mentor, che si trova senza permesso e senza lavoro. Ma alla Papa Giovanni XXIII aveva conosciuto il diacono Bruno Suzzi. “Bruno mi ha aiutato in un periodo in cui gli albanesi non erano visti di buon occhio. Dopo la caduta del regime e le ondate migratorie del 1991, gli albanesi si erano fatti un brutto nome” spiega Tori. Eppure Bruno Suzzi decide di aiutarlo, gli insegna un lavoro e appena riesce ad ottenere il primo permesso, nel 1997, lo assume come piastrellista. “Faccio ancora il piastrellista ma oggi lavoro in proprio” prosegue Mentor, che ha trovato in Bruno Suzzi e nei suoi cari una seconda famiglia.

Dopo aver ottenuto il permesso, Tori può tornare per la prima volta a casa dalla sua famiglia, in Albania, dopo quattro anni di assenza, e soprattutto, con la carta di soggiorno e un lavoro, può prendere anche la residenza, dal momento che per ottenere la cittadinanza, sono necessari dieci anni di residenza continua. E nel 2007, dopo quattordici anni, Mentor ha ormai tutti i requisiti necessari per inoltrare la domanda per diventare cittadino italiano. “La cittadinanza è arrivata dopo tre anni dalla richiesta, nel 2010. Mi hanno detto che sono anche stato fortunato, perché a volte le attese sono più lunghe”. Oggi Mentor è sposato con una ragazza albanese. “Quando ci siamo sposati, poiché io avevo la carta di soggiorno, ma mia moglie no, grazie al matrimonio ha ottenuto anche lei la carta di soggiorno a tempo indeterminato.” La signora Vucaj, però, ancora non ha la cittadinanza, che potrà chiedere tra due anni. Buona fortuna!

 

 

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