"Chi non spera l’insperabile non lo scoprirà, poiché è chiuso alla ricerca, e a esso non porta nessuna strada"
ERACLITO (535-470 a.C)

novembre: 2017
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Nuovi italiani: Occhi a mandorla… tricolore

di Genny Bronzetti

 All´inizio del 2010, l´Istat ha registrato in Italia 4 milioni e 235mila residenti stranieri. Secondo la stima del Dossier Immigrazione di Caritas, includendo tutte le persone regolarmente soggiornanti ma ancora non iscritte in anagrafe, si arriva a 4 milioni e 919mila. In altre parole un immigrato ogni dodici residenti. Un´altra Italia, dunque. Un´Italia che comprende anche Rimini, con i suoi oltre 26mila stranieri residenti nel territorio provinciale. Residenti che per diventare cittadini italiani, però, dovranno sudare non poco.

Tra gli “stranieri” diventati cittadini italiani a tutti gli effetti, c´è Shi Shiomien. “Sono arrivata a Rimini nel 1981, molto prima dell´ondata orientale che è sbarcata qui negli anni ´90. Avevo 23 anni, ora ne ho 54” racconta Shiomien, ormai da venticinque anni “italiana”. “Quando sono arrivata qua, non sapevo nulla dell´Italia, nemmeno la lingua e così per due anni e mezzo sono andata a studiare all´Università di Perugia per stranieri, dopodiché mi sono iscritta alla scuola alberghiera e ho ottenuto il diploma”. Durante tutto il suo soggiorno di studio, Shiomien ha dovuto rinnovare il permesso di soggiorno ogni sei mesi “L´ho rinnovato per cinque anni. Ce l´ho ancora, è un fascio di fogli alto così”, scherza. “Dopo cinque anni qui in Italia mi sono sposata con un cittadino italiano, così ho potuto chiedere la cittadinanza”. Chiedere, sottolinea Shiomien, ma non ottenere. Il congiungimento matrimoniale, infatti, pur essendo una “scorciatoia” nel lungo iter che porta a diventare un cittadino italiano, non è così semplice. Shiomien, infatti, si è dovuta sposare  nella sua città d´origine, a Taiwan. Quando le chiediamo perché, scoppia a ridere. “Perché un cittadino italiano non può sposarsi con una straniera! O perlomeno, non è così semplice…”. La burocrazia per celebrare un matrimonio tra un italiano e uno straniero, infatti, è ostica, anche se, come nel caso di Shiomien, lo straniero in questione è nel nostro paese, in regola, da cinque anni, parla perfettamente l´italiano, si è diplomato nel nostro paese e ha anche aperto un negozio. Quindi Shiomien e suo marito scelgono la via più semplice: sposarsi nella città in cui, all´epoca, lei aveva la cittadinanza. “Dopo che ci siamo sposati, ho ottenuto un permesso di soggiorno di lunga durata, quindi non era più necessario che rinnovassi il permesso ogni sei mesi, e ho potuto chiedere la cittadinanza”. Che nel suo caso, è arrivata in fretta. Infatti, ci ha messo “soltanto” due anni e mezzo. Fino a dieci anni fa Shiomien si è occupata della sua attività commerciale, poi, spinta dalla passione, ha cambiato mestiere e ora dedica tutto il suo tempo al sociale. Oggi, infatti, Shiomien è il presidente dell´Associazione Arcobaleno e fondatrice di AMICI (Associazione per la Mediazione Interculturale Cinesi Italiani), dove cerca di aiutare i suoi connazionali, facilitando il loro inserimento nel tessuto sociale riminese.

Sono decine i cinesi che si rivolgono a Shiomien per sapere come ottenere la cittadinanza o anche soltanto la residenza. Tra questi c´è Liu Xiao, una bella ragazza orientale che si presenta nell´ufficio di Shiomien con una bimba per mano e un bel pancione. Anche Liu Xiao, come Shiomien, ha conosciuto il suo compagno in Italia, però lui è cinese come lei. Questo non ha semplificato le cose. Infatti, per sposarsi, sono stati costretti a volare in Cina, poi sono tornati in Italia, perché vivono e lavorano qui da dieci anni. Ma non hanno la cittadinanza. La loro bimba è nata nel 2007 in Italia, e anche il bimbo che Liu Xiao porta in grembo, nascerà qui. Entrambi i suoi figli andranno a scuola qui, parleranno italiano e cresceranno a Rimini. Probabilmente non andranno mai in Cina. Eppure, per la legge, fino a quando non compiranno 18 anni, non saranno italiani.

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