"Chi non spera l’insperabile non lo scoprirà, poiché è chiuso alla ricerca, e a esso non porta nessuna strada"
ERACLITO (535-470 a.C)

ottobre: 2018
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Nuove imprese: tante idee, pochi denari

Nuove Idee Nuove Imprese, che poche settimana fa ha concluso, con l’assegnazione dei riconoscimenti,  la sua quindicesima edizione (la manifestazione è nata nel 2002), è una benemerita iniziativa, condivisa tra Rimini e la Repubblica di San Marino, che da quindi anni si adopera per accogliere e promuovere le nuove idee affinché possano trasformarsi in nuove imprese. Niente di più azzeccato, in un periodo in cui le imprese in territorio riminese sono scese, dall’inizio della crisi, di oltre mille unità  e trovare lavoro di una certa qualità non è proprio facile (anche per lo scarso dialogo tra formazione e imprese).

Ma  c’è un altro aspetto non meno importante:  le nuove idee, spesso veramente brillanti e creative, a proporle sono in prevalenza giovani, tra cui tante donne, che vogliono trasformare in impresa i risultati delle loro ricerche o esperienze professionali, magari  maturate  in grandi aziende multinazionali, dove ad un certo punto si sentono stretti.

Una voglia di fare e di intraprendere, che ovviamente va verificata, guidata, se possibile affiancata,  prevedendo anche  il fallimento, senza che questo diventi un marchio d’infamia, come capita negli USA dove fallire e riprovarci è quasi un titolo d’onore…perché vuol dire che hai appreso e la prossima volta farai meglio (Steve Jobs, fondatore della Apple,  prima di arrivare all’IPhone ha fallito diverse volte).  Perché, come scrive il poeta spagnolo Antonio  Machado “viandante  non c’è cammino (già fatto), il cammino si traccia strada facendo”.

Voglia di fare, creatività, attaccamento al territorio  e caparbietà, il sentimento che anima tanti  giovani intraprendenti,  in qualsiasi luogo dovrebbe costituire una risorsa  a cui dedicare il massimo dell’attenzione e anche delle risorse.

Invece, contro ogni logica, accade esattamente l’opposto.  L’ultimo monte premi dell’edizione 2017, da dividere tra i primi tre arrivati, è stato di soli 19 mila euro (di cui 10 mila alla prima idea classificata) che è esattamente la metà dell’anno prima e di quelli precedenti.   Immaginiamo che questo sia dovuto al fatto che nonostante i numerosi partner, a scucire denaro sonante sono in pochi.

E’ vero che Banca Carim  raddoppia il premio con un prestito d’onore senza garanzie e interessi, ma resta sempre la metà della cifra degli anni passati.

Un taglio di risorse che di fatto rende pura manifestazione retorica ogni dichiarazione di sostegno, pubblica e privata, alle giovani imprese o start up, come si suole chiamarle.

Se a questo taglio aggiungiamo poi la fuga di molti soci pubblici dal Polo universitario di Rimini, il dimezzamento delle risorse che la Fondazione Carim, per le note vicende, investirà sul territorio (dal 2001 al 2016  le erogazioni sono passate da 2,5 a 1,1 miliardi), e la quasi totale assenza del Pubblico in questa partita  (il Comune di Bologna ha varato un piano anti crisi per il lavoro investendo 14 milioni di euro fino al 2021),  il messaggio è disarmante ma chiaro: a Rimini si investe poco sul futuro dei giovani, così molti scelgono di andarsene (sono 23 mila i residenti in provincia trasferiti all’estero).   Dimenticando con troppa disinvoltura che il tasso di occupazione di Rimini  è cinque punti sotto la media regionale, e quello femminile sei.  Qualcosa andrebbe fatto. Soprattutto, qualcuno dovrebbe farsene carico.

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