"Chi non spera l’insperabile non lo scoprirà, poiché è chiuso alla ricerca, e a esso non porta nessuna strada"
ERACLITO (535-470 a.C)

dicembre: 2017
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Non è un export ad alta tecnologia

Le esportazioni, che sono la misura delle connessioni col resto del mondo e della competitività del sistema produttivo, non sono un forte dell’economia locale.  Una storia vecchia, che continua. Infatti, nel 2009, l’export della provincia di Rimini si è mantenuto sul 14,3% del valore aggiunto totale, che è meno della metà della quota regionale e sette punti percentuali sotto la media nazionale. Retrocedendo sul 2008, quando aveva raggiunto il 19% del valore aggiunto.

 Questo è dovuto anche al fatto che 2009 le esportazioni riminesi sono scese del 24%, un punto percentuale in più del calo regionale e tre rispetto all’identico scivolone dell’Italia (- 21% a prezzi correnti).  Quanto basta per poter affermare che la crisi, su questo fronte,  ha colpito più forte che da altre parti.   L’ultimo precedente segno negativo dell’export risaliva al 2003.

A guidare, in valore assoluto, la classifica delle esportazioni troviamo, sempre nel 2009: gli articoli di abbigliamento, con 396 milioni di euro;  navi e imbarcazioni, con 169 milioni di euro; macchine utensili, con 140 milioni di euro. Le esportazioni di queste ultime erano al primo posto nell’anno duemila.  Al contrario, oggi, a rappresentare questo territorio nel mondo c’è soprattutto la moda.

Settore che sicuramente ha tanti aspetti di innovazione, dai materiali ai macchinari, per finire con la creatività e il design,  ma che comunque non riesce, con gli altri, a diventare un prodotto di alta tecnologia.  

Infatti, dividendo le esportazioni per contenuto tecnologico, ancora una volta Rimini non brilla. Fatto uguale a cento l’export totale, meno di 39  può essere definito ad alto contenuto tecnologico, quando in Regione raggiunge  47 (a Bologna 60) e in Italia  43.  Il grosso delle esportazioni, invece, circa 60 per cento, è fatto di produzioni tradizionali o comunque standard, più dell’Emilia Romagna e dell’Italia.  Produzioni, quelle più tradizionali e standardizzate, facili da copiare e che sono le prime a soffrire la concorrenza dei paesi emergenti (leggi Cina prima di tutto, ma non solo), dove il costo del lavoro è molto più basso, anche se in crescita.   

Ma la Cina, che è sempre più vicina, non è invincibile, come un altro articolo su questo stesso giornale dimostra.  Però bisogna spostarsi su frontiere tecnologiche più avanzate, dove è più difficile arrivare senza avere alle spalle un lunga esperienza, tanta ricerca e professionalità, che non si inventano dall’oggi al domani.  Una indicazione di un percorso che andrebbe seguito, incentivato  e sostenuto in tutti i modi possibili.

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