"Chi non spera l’insperabile non lo scoprirà, poiché è chiuso alla ricerca, e a esso non porta nessuna strada"
ERACLITO (535-470 a.C)

dicembre: 2017
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Nel mondo, tra i primi in manifattura

Per volume di fatturato l’Italia è l’ottavo Paese manifatturiero al mondo, dove è in testa  la Cina, e il quarto in Europa, dopo Germania, Regno Unito e Francia. Per numero di imprese manifatturiere, ma si sa le nostre sono piccole, siamo invece dietro solo alla Cina (373 mila loro, 129 mila noi).

Ma è ancora più interessante  scoprire che il numero delle società manifatturiere che hanno depositato brevetti  posiziona l’Italia addirittura al terzo posto nel mondo, dopo Cina e Corea, ma prima della Germania.  Scendiamo più in basso nella classifica, restando comunque sopra Spagna e Svezia,  quando il confronto si sposta sul  numero dei brevetti  depositati (96 mila l’Italia, 741 mila la Germania).

Se invece parliamo del numero delle imprese che hanno registrato un marchio, l’Italia è addirittura prima nel mondo (il made in Italy tanto richiesto).  L’Emilia Romagna è tra le prime sei regioni manifatturiere d’Europa, capitanate, sempre per fatturato, dal  Baden-Wuerttemberg (Germania) e dalla Lombardia.   Da non credere, se non fosse che è l’ultimo Rapporto Unioncamere  sull’economia regionale 2014 a renderlo noto.

Il manifatturiero, seppure in calo, esiste ed è forse quello che in questo momento tiene in piedi le sorti dell’Italia, ma anche di Rimini. Basta guardare all’export locale: sta crescendo a due cifre ed è composto per il novantanove per cento da prodotti manifatturieri, con in testa la moda, seguita dalla produzione di macchinari (è recente una grossa commessa della Cina per la SCM).  Manifattura che non è più quella di un tempo, perché  oggi incorpora nei suoi prodotti una quantità crescente di servizi, che vanno dal design,  al marketing, al commercio elettronico,  per citarne alcuni.   Eppure se andiamo a guardare al numero delle imprese manifatturiere di Rimini scopriamo che sono meno di tre mila, su un totale di oltre trentacinque mila. Appena il  sette per cento di tutte le imprese, che però diventa il quindici per cento se i conti si fanno con il valore aggiunto, cioè la ricchezza creata.  Più del turismo, di cui si scrive e parla sicuramente di più.

Nell’attività manifatturiera il personale occupato viene impiegato per un numero di giornate lavorative (circa 250 l’anno) che è più del doppio di quello che offre il turismo. Il lavoro è più stabile, si guadagna meglio e le opportunità d’impiego qualificato sono decisamente maggiori.

Ci vorrebbe, da parte delle istituzioni, a cominciare dalla Regione, appena rinnovata, per scendere fino ai livelli locali, una diversa attenzione. Cominciando per offrire servizi che agevolano e supportano realmente la crescita delle aziende.  Molti bandi che offrono finanziamento tanti imprenditori, in particolare piccoli, che però rappresentano la maggioranza, nemmeno li guardano perché le spese di gestione troppe volte superano l’utilità dei risultati. I Centri per l’impiego, non certo per colpa di chi ci lavora, se devono smistare solo curriculum alle aziende non servono, infatti li utilizzano poco e si rivolgono di preferenza alle agenzie interinali.  La piattaforma elettronica regionale, Intercent-ER, va un po’ meglio di quella (Mepa) nazionale, ma raramente un impresa riesce ad accreditarsi al primo tentativo. Così la tecnologia digitale, invece di abbassare le barriere di ingresso al mercato le alza, limitando la concorrenza, invece di favorirla (come sarebbe nei propositi).

Da quando esce questo giornale, sono  più di dieci anni, ho visitato circa cento aziende, quasi sempre manifatturiere, e tra le migliori. Nessuna, di Rimini,  che abbia ricevuto la visita di un Presidente regionale, un Sindaco, un Assessore all’economia.  Qualcosa vorrà pur dire.

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