"Chi non spera l’insperabile non lo scoprirà, poiché è chiuso alla ricerca, e a esso non porta nessuna strada"
ERACLITO (535-470 a.C)

dicembre: 2017
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Muoversi in bici

di Laura Carboni Prelati

Leggerezza, armonia, respiro, quasi un elogio della vita“en plein air”per la bicicletta, quel mezzo straordinario, che ci permette di muoverci e parcheggiare quasi sempre dove vogliamo. Basta un tocco sui pedali per ottenere quella velocità che ci fa superare ingorghi, traffico e smog. Ed è una pratica molto semplice, che sanno fare anche i bambini…

Oggi l’ultimo grido in fatto di mobilità sono le due ruote, che stanno riscoprendo nuove frontiere e nuovi appetiti da parte di un sempre crescente numero di estimatori. I dati nazionali del 2011 (Coliped-Fiab) mostrano un crollo delle vendite auto in favore di una generosa ripresa della mobilità sostenibile.

L’Italia, fanalino di coda europeo, sta rimontando velocemente nella graduatoria che vede la buona pratica allargarsi (1.606.000 bici vendute 2012 contro 1.402.000 auto) Ma il sorpasso è avvenuto anche in paesi dove le due ruote, per cultura e tradizione, sono solide realtà come Germania (3.966.000 bici 3.083.000 auto) Gran Bretagna (3.600.000 bici 2.045.000 auto) Francia (2.835.000 bici 1.899.000 auto) e Spagna (780.000 bici-700. 000 auto).

In sella quindi, ma, c’è da chiedersi:le strutture a nostra disposizione, saranno all’altezza delle nostre necessità? Avremo benefìci per la nostra salute e in termini di tempo e sicurezza, oppure la rete di ciclabili del nostro territorio è carente, mal distribuita e inadeguata?

Percorsi più funzionali, da rinnovare

Molti sono gli interrogativi per i quali urge una risposta. Infatti, come può innovarsi una città, stare al passo coi tempi, promuovere la ciclabilità come alternativa all’auto, competere con altre città europee, assicurando nel contempo il fattore sicurezza? E ancora, quali sono le criticità di alcuni percorsi, come si pensa di porvi rimedio, per incentivare anche i più giovani a servirsi di mezzi alternativi (ed ecologici) che non siano l’auto?“Secondo un’indagine svolta dalla Provincia -dice Sara Visintin Assessore all’Ambiente-il 20% dei residenti usa la bicicletta, solo il 10% la usa per spostamenti casa-lavoro, il 7% per casa-scuola. Per incentivare l’uso della bici e sensibilizzare i giovani ad un modello di mobilità sostenibile dobbiamo favorire le direttrici casa-lavoro e casa-scuola con una linea di trasporto pubblico interconnessa ad una rete di ciclabili omogenee sviluppando l’intermodalità trasporto pubblico/bicicletta, il bike sharing e altre tipologie (trasporto merci con cargo-bike, ecc.) i parcheggi, le aree di sosta per biciclette nei nodi-scambio del trasporto pubblico

-Ma la sicurezza è una prerogativa indispensabile affinchè l’utente (e il turista) possa usufruire delle ciclabili per estendere anche alla famiglia (bambini) l’opportunità di servirsi di un mezzo pulito per raggiungere varie mete. Quali sono le misure preventive adottate da quest’Amministrazione per tutelare i ciclisti e scongiurare pericoli e in quali tempi si può porre rimedio?

“Abbiamo promosso campagne informazione attiva (I like my byke-città mobile senz’auto) ma dobbiamo necessariamente aumentare la sicurezza, rimediando alle criticità esistenti, nell’attuare il completamento, la ricucitura e la modifica della regolamentazione. Occorre dare continuità al percorso, eliminare gli “stop&go”ad ogni intersezione e abolire, ove possibile,la promiscuità pedoni-ciclisti”.

“E occorre bonificare i tratti che presentano un manto disastrato, pieno di buche -aggiunge Sandro Luccardi, Presidente Associazione Camminando e Pedalando- Vi sono attraversamenti poco idonei su strade trafficate, che terminano contro un muro od un fosso…Le ciclabili moderne sono strutture autonome, più funzionali dal punto di vista pratico, percorribili senza alcun rischio, idonee anche ai bambini”

-Ma esistono strade/vie ciclabili senza rischi?-“La sicurezza è il problema principale- prosegue Luccardi-Gli incidenti che coinvolgono ciclisti e pedoni, seppur diminuiti, esistono; serve un piano operativo che individui e risolva le criticità dei tratti a rischio. L’anno scorso, insieme ad Associazioni, Regione e Comune, abbiamo fatto una campagna di sensibilizzazione. Sono emerse delle idee. L’obiettivo è ridurre in 10 anni il 50% di incidenti; purtroppo ci sono strade extraurbane più pericolose di altre (es.Statale Adriatica molto trafficata dai Tir) e strade urbane problematiche anche nella zona turistica (i viali delle Regine, Via Coletti) Dopo l’apertura della nuova ciclabile sul Lungomare abbiamo suggerito di trasformare la zona rivierasca, a sera, in ZTL;il traffico veicolare andrebbe dirottato, in alternativa, su Via Roma, a monte della ferrovia.

-Per quale motivo?-Siamo pratici-dice Luccardi- Una famiglia, d’estate, passeggiando nei viali a marina, trova mille impedimenti. Il marciapiede è ingombro di mercanzie, tavolini, commercio abusivo. Famiglie con carrozzine, passeggini si spostano sulla strada dove, ahimè, passano auto, moto, pullman, taxi, ecc. Occorre regolamentare la circolazione veicolare in modo che le ZTL consentano di utilizzare la via solo per i mezzi di trasporto pubblico (taxi, tram) mentre la passeggiata commerciale rimane libera. Nella Zona Nord (Torre Pedrera, Viserbella, Viserba e Rivabella)le ZTL sono già operative dalle 20 alle 24. E’una proposta senza costi economici, potrebbe essere sperimentata”

-Altre problematiche?-“La continuità dei percorsi-afferma Luccardi-Spesso è problematico arrivare a destinazione in tutta sicurezza, con tranquillità, anche per un adulto. Mancano scivoli, vi sono pali o barriere, esistono attraversamenti pericolosi, ciclabili interrotte. La percezione della sicurezza è fondamentale; più il percorso è percepito sicuro, più la gente si fiderà ad usarlo. Purtroppo non dappertutto si possono organizzare dei percorsi ciclabili. Nel centro storico, dove è più problematico crearne uno, l’unica soluzione è ridurre la velocità (30 Kmh)

-Sono controllate le sedi delle ciclabili?-“Spesso in centro sono occupate da auto o moto parcheggiate male”. Poco rispetto e poca educazione quindi nei confronti della bici; responsabile sarà forse anche al nostro vecchio Codice della Strada che contempla il “velocipede” e non la bici come mezzo di trasporto… Non sarebbe ora di svecchiarlo un po’?

Differenze sostanziali in Regione: ma noi quando partiamo?

Abbiamo verificato altri dati (fonte: pisteciclabili.com): l’Emilia Romagna possiede 532 itinerari; capofila è Bologna con 131 itinerari, poi c’è Modena con 102, Reggio E. con 97, Ferrara con 95, Parma ne ha 83, Ravenna 39, Forlì-Cesena 24 e Rimini solo 21.

Ma se è vero che il futuro ci vedrà sempre più in sella alla bici, quanti chilometri conta tra percorsi urbani ed extraurbani la rete delle ciclabili del territorio?

“Nel Comune di Rimini-precisa Visintin- sono oltre 80 Km e aumenteranno con la realizzazione di nuovi itinerari, non previsti dal Piano Urbano Mobilità (del 2008). Vogliamo favorire, rilanciare e incentivare questo tipo di mobilità verde seguendo le linee guida del Masterplan Strategico, in particolare“l’anello verde” (una circonvallazione ciclabile che connette il Centro Storico e le frazioni) tramite direttrici specifiche. Il progetto,costituito di recente dall’Ufficio Mobilità Sostenibile, serve a sviluppare un modello di pianificazione del traffico, proiettato ad una progressiva limitazione dell’uso dell’auto; daremo perciò centralità e rilevanza a queste nuove piste che non saranno realizzate solo in“sede propria”(rialzata o separata fisicamente) ma anche in corsia riservata, sempre su carreggiata, come in altri paesi europei. Saranno a norma pur avendo costi inferiori (quindi ne potremo fare di più) ma aumenteremo il livello di sicurezza del ciclista. Esempio: se una bici transita su sede propria, non viene percepita dall’auto che transita velocemente al suo fianco (60/70 Kmh) poichè la corsia è libera, ma se la bici viaggia in carreggiata, a fianco all’auto, si è consapevoli della sua presenza, e, nel momento in cui l’auto deve svoltare, occorre tener conto della presenza di una figura che si sta muovendo”.

“Ma a questo punto potrebbe essere troppo tardi- dice Luccardi- purtroppo molta gente è distratta quando guida, c’è chi invia sms, accende una sigaretta, inserisce un cd e i risultati sono drammatici, li leggiamo sulle pagine dei giornali…

L’Associazione, ha svolto un’indagine e i dati sono preoccupanti:dal 2001 al 2012 sulle nostre strade vi sono stati 25 morti e 2276 feriti fra i“ciclisti” e 42 morti e 1253 feriti fra i “pedoni”.

Ma i ciclisti aumentano e chiedono sicurezza e strutture. Il confronto è d’obbligo:in Italia abbiamo circa 3.000 Km di piste ciclabili contro i 40.000 della Germania (dove vi sono 6.500.000 ciclisti) i 17.000 dell’U.K.e i 6.000 dell’Austria”.Numeri sui quali riflettere, soprattutto sperando in un comportamento più responsabile da parte di chi guida veicoli a motore, per una maggior sicurezza e tutela di chi circolerà sui percorsi ciclabili motivato anche da un forte sentimento ecologista.

 

BOX

Trasporto&Ambiente: a 170 anni dal primo Omnibus per la Via dei Bagni

170 anni fa, nel lontano 1844, per la prima volta in Italia fu inaugurato, a Rimini, il primo trasporto pubblico“sostenibile”: era l’Omnibus, una strana carrozza, più capiente, trainata da una coppia di cavalli, che trasportava una dozzina di persone. Esso sostituiva egregiamente la carrozza che aveva capienza massima per 4 persone, e permetteva di raggiungere agevolmente lo stabilimento balneare (inaugurato l’anno prima) dove si praticavano cure elioterapiche.

“Per raggiungere il Bagno dal centro -dice Sandro Luccardi – e coprire le esigenze dei residenti, agevolando il flusso verso la zona mare, fu creata la“nuova linea balneare” attiva solo d’estate. Vicino agli stabilimenti furono segnate le fermate dell’Omnibus. Il tragitto partiva da Piazza Cavour e raggiungeva, oltrepassando la ferrovia, Viale dei Bagni (oggi Principe Amedeo)”.

-Ma aumentò il turismo balneare?-Certo perché nel 1877 fu inaugurata anche la tramvia (coi cavalli) che partiva da Piazza Cavour e percorreva Via Gambalunga, Padre Tosi, Giovanni XXIII°- ferrovia- (non c’era il sottopasso) con arrivo in Viale dei Bagni; la sosta era nei pressi del Grand Hotel che non era ancora stato edificato-1908).

 

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