"Chi non spera l’insperabile non lo scoprirà, poiché è chiuso alla ricerca, e a esso non porta nessuna strada"
ERACLITO (535-470 a.C)

ottobre: 2017
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MT: la Ferrari dei portautensili per torni

La prima volta che ci siamo occupati della MT era il 2010, in occasione dell’inaugurazione della nuova sede, e l’azienda aveva 49 dipendenti e un fatturato di 10 milioni di euro. Oggi la ritroviamo con 87 dipendenti  e un fatturato, a fine 2014, di 13,5 milioni di euro, di cui il 62 per cento realizzato all’estero (era circa il 50 per cento nel 2008), con una quota del 21 per cento negli USA, il 33 per cento in Europa e l’8 per cento nel resto del mondo.  Nel 2015, stando alle previsioni, probabilmente toccherà i 15 milioni di fatturato complessivo.

La MT, che si trova nell’area industriale di Cattolica-San Giovanni in Marignano è un’azienda meccanica leader di mercato nel settore dei portautensili statici e motorizzati per torni a controllo numerico. Per capirci qualcosa: oggi, un tornio è una macchina complessa racchiusa in un grande box che si programma con una tastiera come un computer e lavora con un disco rotante su cui sono installate una molteplicità di utensili, ciascuno per un tipo di lavorazione specifica. Ogni blocco portautensile è una stazione di lavorazione  e  nel cilindro portautensili, azionato dal tornio, ce ne possono essere più di una decina.

Un sistema che combina flessibilità  e grande rapidità di esecuzione (perché non c’è necessità, come un tempo, di fermare il tornio per cambiare l’utensile).  Macchine che, come le ultime acquistate, possono costare più  500 mila euro l’una.   Perché un’altra caratteristica della MT è che nonostante la crisi non ha smesso di investire in nuovi macchinari, passando da qualche centinaia di migliaia di euro del 2010 a oltre 2,5 milioni di euro nel 2014.

La produzione di portautensili per torni copre l’83 per cento del fatturato, dato 2014, ma poi c’è anche un 17 per cento di lavorazioni in conto terzi. Pezzi cioè fatti su commissione per altre aziende. Commissioni tutt’altro che banali se a chiederle, dopo una dura selezione internazionale, sono imprese multinazionali leader mondiali nel loro settore.

E’ il caso di un pezzo, non più grande di un bicchierone, componente di una valvola di una macchina confezionatrice per alimenti, che a vederlo è una piccola opera d’arte. Perché per la prima volta è stato realizzato, da un pezzo di acciaio inox unico,  senza ricorrere a saldature, lavorando solo al tornio. Un progetto, inizialmente solo di tre pezzi, di prova, che poi sono diventati dieci, quindi venti, cominciato nell’ottobre scorso e che solo di programmazione del tornio ha richiesto più di quattro giorni di lavoro.  Oggi il pezzo ha superato tutti i test e la MT avrà la fornitura in esclusiva per l’azienda che lo ha commissionato per i prossimi tre anni, sbaragliando tutta la concorrenza.

A realizzarlo, in un tempo che si è riusciti a restringere in otto ore,  c’è voluto la collaborazione di tanti, ma c’è una persona in particolare che ci ha dedicato l’anima e che i colleghi di lavoro unanimemente hanno indicato come l’Einstein del tornio. Cioè il mago del tornio.  Perché è vero che il tornio è a controllo numerico e programmandolo fa tutto da solo, ma il fattore umano, fatto di esperienza, competenza, professionalità e passione, non è sostituibile da nessun software. Ce lo spiega il nostro “Einstein del tornio” durante la visita fatta in azienda all’inizio di maggio: “nella programmazione si fanno tutte le simulazioni possibili, ma poi la realtà è un’altra cosa. Un pezzo può vibrare, un utensile non rispondere come pensato, allora bisogna aggiustare il tiro, trovare altre soluzioni, e questo lo fa solo l’esperienza, la conoscenza della macchina, ma anche la passione per il lavoro”.

La passione per il proprio lavoro è un termine che ricorre spesso parlando con i dipendenti di MT, che riconoscono al titolare, Terenzio Marchetti, da cui il nome della ditta MT, oltre alla passione anche una grande lungimiranza.  E i risultati gli danno ragione.

Noi lo abbiamo già scritto e lo ripetiamo: la meccanica è un settore portante della nostra economia provinciale, dimenticarlo o non sottolinearlo abbastanza è un grave errore, anche per i buoni e qualificati posti di lavoro che crea.

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