"Chi non spera l’insperabile non lo scoprirà, poiché è chiuso alla ricerca, e a esso non porta nessuna strada"
ERACLITO (535-470 a.C)

ottobre: 2018
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Lo stipendio di Rimini piange

Stando ai contratti e alle contribuzioni che sono comunicate all’Inps, nel 2016 (ultimo dato disponibile) la retribuzione annuale media di un lavoratore dipendente della provincia di Rimini è stata di appena 16 mila euro, a fronte dei circa 21 mila euro di Forlì-Cesena e Ravenna. Retribuzioni, quelle di Rimini e delle altre, quindi della Romagna, comunque al di sotto dei 26 mila euro del capoluogo regionale Bologna.

Ad abbassare la media riminese pesa sicuramente il turismo, dove  su 29 mila addetti più di 16 mila,  il 55 per cento,  sono stagionali (in Spagna, per fare un confronto, gli impieghi temporali nel turismo sono il 35 per cento), lavorano cioè pochi mesi l’anno, guadagnando meno di  60 euro al giorno, che corrisponde a due terzi di uno stipendio giornaliero manifatturiero nella stessa provincia.

Se i 60 euro giornalieri ufficiali pagati nel turismo corrispondessero ad una giornata lavorativa di otto ore, ma spesso è più lunga, equivarrebbe ad un salario orario di 7,5 euro, che era quello che davano i voucher, aboliti poi rimessi, con qualche restrizione in più. Un salario orario più in linea con quelli di una città come Nairobi (Kenia) o il Cairo (Egitto), compresi tra 6 e 8 euro l’ora, che di città europee (UBS, Prices and earning 2015).

Rifacendo così i conti senza il settore turismo (alberghi e ristoranti), la retribuzione media di un lavoratore dipendente riminese, sempre secondo i dati Inps, si avvicina a 20 mila euro, non allontanandosi troppo dalle altre province della Romagna.  Ma sempre distante dalle retribuzioni  emiliane.

La situazione generale non cambia molto se, per lo stesso 2016, si considerano le elaborazioni del rapporto di Jobpricing sulle retribuzioni annuali lorde del settore privato: le province emiliane oscillano tra 30 e 31 mila euro lordi,  e sono al vertice in Italia, quelle della Romagna non superano l’asticella di 28 mila euro, posizionandosi dopo la quarantesima provincia nazionale, su più di cento.

Sull’origine dei bassi stipendi di Rimini

 Perché chi lavora in provincia di Rimini guadagna meno di tante province dell’Emilia e  del Nord ?  Perché il valore aggiunto per abitante di questa provincia, che indica la ricchezza creata, su cui attingere, è 5 mila euro meno della media dell’Emilia Romagna (26 contro 31 mila euro, nel 2016). Differenza che sale a 9 mila euro pro capite se il confronto si fa con Bologna, la provincia regionale col valore più elevato. Ma può arrivare a  20 mila euro se il riferimento è  la prima provincia d’Italia per valore aggiunto: Milano.

La forchetta si allarga ulteriormente se il riferimento sono le province d’Europa.  Prendendo come unità di misura la ricchezza per abitante, il famoso pil, misurato a parità di potere d’acquisto, considerando cioè quello che effettivamente  si può comprare con gli euro che si hanno a disposizione, la Romagna conferma la sua sofferenza rispetto all’Emilia, ma ancora di più con le province d’Europa più sviluppate. Alcuni esempi: il pil pro capite di Francoforte e Monaco è tre volte quello di Rimini, quello di Amsterdam più del doppio.

Distanze che si possono recuperare, certo non subito, indirizzando l’economia e lo sviluppo verso attività più redditizie ed a maggiore valore aggiunto. Ma per fare questo ci vogliono politiche adeguate, che non vengono da sole.

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