"Chi non spera l’insperabile non lo scoprirà, poiché è chiuso alla ricerca, e a esso non porta nessuna strada"
ERACLITO (535-470 a.C)

ottobre: 2017
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L’Italia e il debito pubblico d’Europa

Nell’aprile scorso (2013) l’Ufficio statistiche dell’Unione Europea (Eurostat) ha reso noto la situazione dei debiti pubblici dei Paesi europei, che è la seguente (nel 2012): i Paesi dell’area euro (17 paesi) hanno un debito pubblico complessivo pari al 90,6 per cento del pil, che in valore assoluto equivale a 8.600 miliardi di euro.  Nel 2009, all’inizio della crisi, lo stesso debito raggiungeva, sempre nell’area euro,  l’80 per cento del pil e  un valore di 7.136 miliardi di euro. C’è stato, quindi, un peggioramento che ha coinvolto un po’ tutti. Vediamo adesso la situazione, a fine 2012, dei Paesi più importanti: l’Italia ha raggiunto un  debito pubblico di 1.988 miliardi di euro, il 127 per cento del pil; la Germania ha un debito di 2.166 miliardi di euro e dell’ 81,9 per cento del pil; la Francia di 1.833 miliardi di euro e il 90,2 per cento del pil; la Spagna di  883 miliardi di euro e l’84,2 per cento del pil; l’Irlanda, il primo paese toccato dalla crisi, ha un debito di 192 miliardi di euro e il 117,6 per cento del pil; il Portogallo di 204 miliardi di euro e il 123,6 per cento del pil; la Gran Bretagna di 1.387 miliardi di euro e il 90 per cento del pil; infine la Grecia, la più martoriata, che ha un debito di 304 miliardi di euro, corrispondente al 156,9 per cento del pil.

I debiti vanno pagati, ma ci sono diversi modi per farlo. Pretendere tutto e subito rischia di uccidere il debitore e di non far incassare niente al creditore. L’applicazione di drastiche misure di austerità, fatte pagare ai settori della società meno abbienti, sta portando a questo.  Infatti, le politiche di austerità, sostenute, adesso un po’ meno, dalle massime istituzioni europee e internazionali, non solo non hanno diminuito i debiti, ma addirittura li hanno aumentati.  Così è avvenuto nei paesi più in difficoltà come  Irlanda, Spagna, Italia e Portogallo. Solo in Grecia, ma a che prezzo, nell’ultimo anno, il debito è diminuito in valore assoluto e in percentuale del pil.

Per l’Italia non andrà meglio nemmeno quest’anno. Il Fmi (Fondo Monetario Internazionale) prevede, infatti, per il nostro paese un debito al 130,6 per cento nel 2013 e al 130,8 per cento nel 2014. Poi scenderà, ma rimarrà sopra il 120 per cento  almeno fino al 2018.  In Italia «gli scenari suggeriscono che non sono richiesti ulteriori aggiustamenti, al limite piccole correzioni» afferma ancora il Fmi, sottolineando però che l’Italia, a causa dell’elevato debito pubblico, deve mantenere un avanzo primario elevato, cioè deve spendere meno di quello che incassa.

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