"Chi non spera l’insperabile non lo scoprirà, poiché è chiuso alla ricerca, e a esso non porta nessuna strada"
ERACLITO (535-470 a.C)

Dicembre: 2019
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L’EUROPA: UNA CONQUISTA E UNA OPPORTUNITA’

Il mito

Nella mitologia grecaEuropa era la figlia di Agenore re di Tiro, antica città fenicia nell’area mediterraneo-mediorientale. Zeus, innamoratosi di questa, decise di rapirla e si trasformò in uno splendido toro bianco. Mentre coglieva i fiori in riva al mare, Europa vide il toro che le si avvicinava. Era un po’ spaventata ma il toro si sdraiò ai suoi piedi ed Europa si tranquillizzò. Vedendo che si lasciava accarezzare Europa salì sulla groppa del toro che si gettò in mare e la condusse fino a Creta. Zeus si ritrasformò in dio e le rivelò il suo amore. Ebbero tre figli: MinosseSarpedonte e Radamanto. Minosse divenne re di Creta e diede vita alla civiltà cretese, culla della civiltà europea. Il nome Europa, da quel momento, indicò le terre poste a nord del Mar Mediterraneo.

L’origine

L’Europa, oggi Unione Europea (UE), nasce da un sogno che ebbe come protagonisti due italiani, Altiero Spinelli (1907-1986)  ed Ernesto Rossi (1897-1967).  Confinati, entrambi, dal regime fascista nell’isola di Ventotene scrissero, nel 1941, il Manifesto di Ventotene, per una Europa libera e unita. Ma soprattutto senza più guerre. Il Manifesto fu pubblicato clandestinamente a Roma nel 1944 e costituì la base del nascente Movimento Federalista Europeo.

Nel 1946, Winston Churchill, primo ministro britannico, si pronunciò a favore degli Stati Uniti d’Europa.

Per la prima volta, dopo due guerre mondiali combattute prevalentemente in Europa, che costarono 8 milioni di morti  e 20 milioni di feriti la prima, 50 milioni di morti (30 milioni nella sola Europa), di cui due terzi civili, la seconda, senza contare le immani distruzioni fisiche, si cominciò a pensare a come evitare il ripetersi di queste carneficine, originate da un misto di nazionalismi estremi ed interessi economici in conflitto.

 I primi passi

Con l’obiettivo di costruire un continente di pace, libertà, democrazia, solidarietà e benessere, leader lungimiranti come Jean Monnet, politico e consigliere economico francese, e Robert Schuman, ministro degli Esteri francese, pubblicarono il 9 maggio 1950 la Dichiarazione per la gestione in comune con la Germania del carbone e dell’acciaio, come prima tappa di un’Europa unita. Konrad Adenauer, Cancelliere della Repubblica federale di Germania, aderì immediatamente;  in seguito lo fecero anche Alcide De Gasperi, Presidente del Consiglio e ministro degli Affari Esteri italiano e i leader di Belgio, Olanda e Lussemburgo, gettando le basi della  futura Unione Europea.

Il Piano prevedeva il controllo congiunto della produzione del carbone e dell’acciaio, le principali materie per l’industria bellica. Con l’idea di fondo che, non avendo il controllo sulla produzione di carbone e ferro, nessun paese sarebbe stato in grado di combattere una nuova guerra.

Nel 1951, sei Paesi (Francia, Italia, Germania federale, Belgio, Lussemburgo e Paesi Bassi) stipularono il primo Trattato europeo con il quale si diede origine alla CECA (Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio). Nel 1957 gli stessi Paesi firmarono i Trattati di Roma, con i quali si diede vita all’EURATOM, ossia la Comunità Europea per l’energia atomica,  e  alla CEE (Comunità Economica Europea).

L’Europa di oggi

Nel corso degli anni, l’originaria Europa a “sei” si è gradualmente allargata fino a essere oggi composta da 28 Stati (27 dopo l’uscita della Gran Bretagna) membri. Tra questi, dopo la caduta del muro di Berlino nel 1989,  molti Paesi dell’Est Europa, desiderosi di liberarsi dal pesante condizionamento della ex Unione Sovietica.  Sono in lista di attesa per poter entrare  altri 7 Paesi.

Nel 1979 avviene la prima elezione a suffragio universale del Parlamento europeo. Nel 1993, con il Trattato di Maastricht nasce l’Unione Europea (UE).  Dal primo gennaio 2002, in 12 Paesi dell’Unione europea, che poi diverranno 19, comincia a circolare una moneta comune, l’euro, in sostituzione delle singole valute nazionali.

Nel 2009,  dopo la bocciatura del progetto di una costituzione europea, si firmerà il Trattato di Lisbona che istituirà un Presidente permanente del Consiglio europeo e un Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza.

Oggi, l’UE conta 513 milioni di abitanti, ed è la terza area al mondo per popolazione, dopo la Cina con 1,4 miliardi e l’India con 1,2 miliardi, ma prima degli Stati Uniti con 321 milioni e della Russia con 142 milioni.

L’Italia,  con 60 milioni di abitanti, è il terzo paese UE dopo la Germania con 83 milioni e la Francia con 67 milioni (Eurostat, 2018).

Le principali istituzioni europee

Il Parlamento europeo: è l’organo legislativo,  composto da 705 deputati (dopo l’uscita della GB), distribuiti in proporzione alla popolazione di ciascun paese (all’Italia nella prossima elezione ne spettano 76). Dura in carica 5 anni  e la prossima elezione ci sarà tra il 23 e 26 maggio 2019. Il Parlamento approva, insieme al Consiglio UE, sulla base alle proposte della Commissione Europea, le leggi, i bilanci UE, decide sugli accordi internazionali e rivede il programma di lavoro della Commissione.

Ogni deputato europeo riceve una retribuzione lorda mensile di 8,5 mila € (6,6 mila netta),  cui va sommata una indennità per spese generali (gestione ufficio, telefono, ecc.) di 4,4 mila €, una indennità giornaliera forfettaria per il periodo di attività parlamentare di 313 € e una indennità per spese di viaggio (dietro presentazione di pezze giustificative).

In aggiunta, ogni deputato può disporre di una cifra massima mensile di 24,5 mila € per pagare i propri assistenti.  L’importo non viene versato ai deputati ma erogato come retribuzione agli assistenti che soddisfino le condizioni e dispongano di un contratto valido.

Il Consiglio europeo: istituito nel 1974, è composto dai capi di Stato o di governo dei Paesi membri, dal Presidente della Commissione europea e dall’Alto rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza. Il Consiglio definisce l’orientamento politico generale e le priorità dell’Unione Europea.

Il Consiglio dell’Unione Europea: è composto dai ministri dei governi di ciascun paese dell’UE competenti per le materie in discussione. Adotta gli atti normativi UE e ne coordina le politiche.

La Commissione europea:  è il braccio esecutivo politicamente indipendente dell’UE. È l’unico organo cui compete redigere le proposte di nuovi atti legislativi europei. Inoltre, attua le decisioni del Parlamento europeo e del Consiglio dell’UE. I Commissari sono 28 (uno per paese dell’UE) sotto la direzione del presidente della Commissione. Presidente e singoli commissari sono eletti con voto di maggioranza del Parlamento europeo.

La Corte di giustizia:  creta nel 1952, con sede in Lussemburgo, interpreta il diritto dell’UE e garantisce che sia applicato allo stesso modo in tutti gli Stati membri,  dirime le controversie giuridiche tra governi nazionali e istituzioni dell’UE. E’ composto da un giudice per paese membro, più 11 avvocati generali. Dal 2019 i giudici per paese membro diventeranno due.

La Banca Centrale Europea (BCE): gestisce l’euro, adottato da 19 paesi, definisce e attua la politica economica e monetaria dell’UE. Il suo compito principale è mantenere la stabilità dei prezzi, favorire  la crescita e l’occupazione. Sono membri della BCE il presidente e il vicepresidente della BCE, più  i governatori delle banche centrali nazionali dell’area euro. La BCE e le banche centrali nazionali di tutti gli Stati membri, anche non euro, formano il Sistema europeo delle banche centrali (SEBC).

La Corte dei conti europea: tutela gli interessi dei contribuenti dell’UE. Non è dotata di poteri legali, ma opera per migliorare la gestione da parte della Commissione europea del bilancio dell’UE e riferisce sullo stato delle finanze dell’Unione.  E’ composta da un rappresentante per paese membro.

Cosa ci ha dato (a ciascuno di noi)  l’Europa

Un continente, l’Europa, in pace da settantenni. Periodo durante il quale il benessere si è diffuso, nonostante le differenze e le difficoltà degli ultimi anni, in tutti i paesi membri. Alle imprese ha consentito di avere libero accesso ad  un mercato unico, senza barriere, dazi e altri ostacoli, composto da oltre mezzo miliardo di consumatori, il terzo al mondo.  Un grosso vantaggio per l’Italia, l’Emilia Romagna e la provincia di Rimini, che esportano nei paesi dell’UE oltre la metà dei propri  prodotti e servizi. Esportazioni che alle aziende più competitive sono servite ad ammortizzare la crisi e promuovere  nuovi posti di lavoro.

I cittadini europei  possono circolare da un paese all’altro liberamente con un semplice documento d’identità, quando un tempo serviva il passaporto, da mostrare ad ogni confine, dove era obbligo fermarsi per essere controllati dalle guardie di frontiera, spesso dovendo fare lunghe file.

La moneta unica, l’euro, introdotta nel 2002 e diventata già la seconda moneta di riserva al mondo dopo il dollaro americano, ha facilitato gli scambi (il commercio intra-UE è salito dal 13 al 20 % del pil europeo), protetto i cittadini con le valute nazionali più deboli dalle svalutazioni, eliminato i costi, di tempo e denaro, di dover cambiare ad ogni frontiera, con grande vantaggio per gli spostamenti e il turismo (quasi un terzo dei turisti della Riviera di Rimini sono europei). Chi auspica il ritorno alla vecchia moneta deve sapere che ”la lira, dal ’79 al ’92, fu svalutata 7 volte sul marco, eppure l’occupazione ristagnò, la produttività non aumentò, il pil nemmeno e l’inflazione  toccò il 223% rispetto al 126 % dell’area euro, ” (Draghi, Presidente BCE).

Con l’introduzione dell’euro l’Italia è stato il paese che, negli ultimi anni,  ha beneficiato di più in termini di riduzione dell’inflazione, scesa dal 2,6% del periodo 2002-2004  allo 0,9% tra 2016-2018,  contro l’1,6% della Germania e l’1,3% della media euro.

Ricordando sempre che  quando l’inflazione è alta a rimetterci sono soprattutto i pensionati, i salariati e tutte le persone a reddito fisso. Cioè la maggioranza. Perché le pensioni e i salari mai tengono il ritmo dell’inflazione, che cresce più in fretta.

La BCE, acquistando, per fronteggiare la crisi, fino al dicembre scorso, ingenti quantitativi di titoli di stato (Bot, BTP, ecc.) ha  praticamente azzerato gli interessi, con grande sollievo per le casse pubbliche.

Secondo Eurobarometro del novembre scorso il 74% degli europei e il 68% degli italiani sono favorevoli all’euro.

Con il programma Erasmus, che ha compiuto trent’anni, l’Europa  ha consentito a 9 milioni di studenti universitari europei (più di due mila l’anno dall’Ateneo di Bologna, di cui un centinaio di Rimini)  di studiare in altre università dell’UE, contribuendo alla loro formazione e conoscenza delle lingue. Opportunità  altrimenti riservata solo a studenti di famiglie benestanti.

Si deve, tra l’altro,  all’Europa  grossa parte della legislazione ambientale, fondamentale per la lotta contro i cambiamenti climatici, le nuove regole per proteggere i bambini da internet, la tassazione dei giganti del web come  Facebook, Apple, Amazon, Airbnb, Twitter, ecc., che da soli hanno bilanci che superano quello di tanti Stati e sarebbero felici di trattare con singoli paesi (dall’UE Apple è stata condannata a versare 13 miliardi di euro di tasse non pagate), il rispetto delle regole della concorrenza, ma anche del caricabatterie unico per i cellulari (prima ogni marca aveva il suo), l’eliminazione del roaming, cioè la possibilità di utilizzare all’estero i cellulari senza oneri aggiuntivi, l’estensione della protezione dei viaggiatori di treni e navi, un tempo riservata solo agli aerei, l’ottenimento di maggiori garanzie per gli approvvigionamenti energetici, di cui tutti i paesi europei sono dipendenti.  Questi sono solo alcuni dei vantaggi che l’appartenenza alla UE ha prodotto.

UE che gestisce un bilancio di circa 166 miliardi di euro (2018), poco sopra l’1 % del pil europeo, contro il 10 % del Governo federale degli USA.

Il futuro dell’Europa

Aver sottolineato i tanti benefici dell’adesione all’Unione Europea non vuol dire, però, che tutto vada bene. La mancata o poca condivisione nella gestione dei migranti ne è la prova (non per colpa, va chiarito, della Commissione, organo esecutivo, ma dei governi, in particolare dell’Est).

Certamente tante cose vanno migliorate e va ricostruito uno spirito europeo di collaborazione, ma abbandonare o peggio cancellare l’UE, cioè quanto di buono è stato fatto, oltre a favorire il risorgere di vecchi nazionalismi, con annesse guerre economiche, che potrebbero mettere a  rischio la pace (ci ricordiamo dei Balcani?) tanto faticosamente preservata, vuol dire, per la maggioranza degli stati, Italia compresa, condannarsi all’irrilevanza.  Perché non va taciuto che l’economia italiana, la misura della forza di un paese,  è quarta per importanza in Europa, ma vale appena il 2,5 %  di quella mondiale (mentre la popolazione rappresenta lo 0,8% di quella mondiale).  Troppo poco per contare veramente e pensare di fare la voce grossa a lato di colossi come gli USA, la Cina, l’India, il Giappone e la Russia, per citare i maggiori.

Vogliamo che l’Europa torni ad essere una economia sociale di mercato, attenta alla crescita, rispettosa dell’ambiente,  ma capace anche di prestare  una attenzione primaria al lavoro e alla sua qualità, magari armonizzando i regimi fiscali e previdenziali per evitare forme di concorrenza al ribasso dei diritti del lavoro.

Uguale attenzione va riservata alle disuguaglianze e alle precarietà crescenti, ai diritti delle persone, alla libertà, alla partecipazione dei cittadini e alla democrazia, minacciata in qualche paese membro senza eccessive reazioni del resto dell’Unione.  Una Europa dove la solidarietà con i più deboli non solo si declama ma si pratica.

Una Europa che non si chiude nel suo recinto, poco difendibile in un mondo sempre più interconnesso, ma che si conquista un ruolo da protagonista, con idee, proposte e risorse da investire nella soluzione di conflitti e dei grandi problemi mondiali, a cominciare da quelli del vicino oriente e dell’area mediterranea, che tante ricadute hanno sull’Unione, a partire dai fenomeni migratori, che da emergenze occasionali stanno diventando flussi permanenti.

Migrazioni che si possono fermare solo investendo nella cooperazione allo sviluppo, che porti ad un miglioramento delle condizione di vita nei paesi di partenza.

In sintesi, c’è bisogno di più e non meno Europa. Se necessario cambiando alcune regole, come quella che vuole l’unanimità per le decisioni più importanti, che di fatto conferisce potere di veto a chi, anche se infima  minoranza, non è d’accordo.

L’Europa deve, in sostanza, ritrovare lo slancio, anche senza unanimità, per compiere nuovi e significativi balzi in avanti.  In questo l’Italia deve essere protagonista. Un ruolo difficile da giocare se si condanna all’isolamento, quando c’è bisogno di alleanze e condivisione.

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