"Chi non spera l’insperabile non lo scoprirà, poiché è chiuso alla ricerca, e a esso non porta nessuna strada"
ERACLITO (535-470 a.C)

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L’Emilia Romagna e l’Europa

Alla inaugurazione di un nuovo mandato del governo regionale, dopo che gli elettori hanno riconfermato il presidente uscente Bonaccini,  può risultare di un certo interesse, anche in vista delle prossime mete, avere una idea del posizionamento dell’Emilia Romagna in Europa, che da tempo rappresenta  il più naturale terreno di gioco, con cui competere, ma anche misurarsi e confrontarsi.

Già il fatto, reso noto dall’ultimo rapporto demografico Istat, che questa regione sia, dopo Trento, e prima della Lombardia e del Veneto, la seconda in Italia ad aver un saldo migratorio interno positivo (vuol dire che gli arrivi superano le partenze),  a ragione può essere ritenuto un buon indicatore della sua attrattività,  per opportunità di lavoro, stile di vita e altro.

Sul confronto, invece, con l’Europa qualcosa di più ce lo dice l’ultimo Rapporto della Commissione Europea sulla competitività delle regioni d’Europa (The EU Regional Competitiveness Index 2019).

Un indice costruito considerando una lunga serie di indicatori, quali il funzionamento delle istituzioni regionali, le infrastrutture, la sanità, il mercato del lavoro, la diffusione dell’innovazione tecnologica, l’istruzione, ecc.

In questa speciale classifica (le regioni dei 28 Paesi dell’Unione Europea sono 268) nelle prime tre posizioni ci sono, nell’ordine, Stoccolma, Londra e Utrecht. Nessuna italiana figura tra le prime dieci.

Possiamo così misurare la distanza che separa l’Emilia Romagna dalla prima, a cui viene attribuito un punteggio RCI 2019 uguale a 100 (il massimo), mentre la nostra Regione si ferma a 53. Punteggio che la posiziona al 162° posto in Europa.

Dove risiedono le maggiori differenze ? Nell’educazione, di base, alta e continua, nell’innovazione tecnologica e nell’efficienza del mercato del lavoro. Più vicine le posizioni in materia di salute.

Scendiamo un po’ e prendiamo la prima Regione tedesca di testa, Oberbayern, che con un RCI pari a 94 occupa l’ottavo posto in classifica.  Anche qui a fare la differenza, tra questa Regione e l’Emilia Romagna, è l’efficienza del mercato del lavoro, la stabilità macroeconomica, le dotazioni infrastrutturali  e tutti gli indici d’innovazione.

Ciononostante, fatto uguale a cento il pil pro capite medio della UE, quello dell’Emilia Romagna raggiunge quota 119, è cioè il 19 per cento sopra, guadagnandosi la 52ma posizione tra le regioni d’Europa.  Fa peggio il Veneto, 168mo per quanto riguarda il RCI e un pil pro capite a livello 110. In Italia fa meglio solo la Lombardia, al 145mo posto nel RCI e un pil per residente a quota 127, quarantesimo in Europa. 

La lettura completa del Rapporto consente molti approfondimenti, da cui ricavare suggerimenti utili a scalare nuove posizioni tra le regioni d’Europa più competitive. Che devono costituire il riferimento principale.

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