"Chi non spera l’insperabile non lo scoprirà, poiché è chiuso alla ricerca, e a esso non porta nessuna strada"
ERACLITO (535-470 a.C)

settembre: 2018
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L’economia per le banche ?

La domanda, ad ascoltare il grido di dolore che sale dalle piccole e medie imprese, è tutt’altro che superflua.  Dichiarava a questo giornale un piccolo imprenditore della moda: “ Tempo fa la CNA si rese garante presso la banca per il cinquanta per cento dell’importo che avevamo richiesto, avevo anche la garanzia della Regione, la proprietà del laboratorio, la casa, ma la banca non mi fece credito, è una vergogna!”. Poi ha trovato in altro modo i denari da investire in nuovi macchinari. Le  garanzie quindi, anche quando ci sono, sembrano non bastare.

Alla fine del 2010 le imprese e le famiglie produttrici della provincia di Rimini ricevevano ancora dalle banche  8,4 miliardi di euro, che sono cresciuti di un paio di centinaia di milioni di euro fino a a maggio 2011, quando inizia la discesa  che riporta gli impieghi vivi (i  finanziamenti concessi dalle banche a soggetti non bancari) ial settore produttivo sotto la soglia di partenza.  Gli interessati, cioè le banche, non negano la stretta, ma si giustificano con la difficoltà di raccogliere fondi a costi contenuti.  Eppure, nonostante la crisi,  i depositi delle famiglie di questa provincia non sembrano dare segnali di cedimento visto che sono passati da 4,5 miliardi del dicembre2010 a5,2 miliardi di euro di fine novembre scorso. Gli unici a scendere,  nello stesso periodo, sono i depositi delle imprese,  che sono calati da629 a543 miliardi di euro. In ogni caso il saldo è ampiamente positivo.  Come mai allora le banche non prestano  denaro alle imprese, contrariamente al resto d’Europa, anche quando le richieste sono sostenute da progetti seri e da buone garanzie ?  E come mai quando rilasciano qualche prestito o concendono un fido possono arrivare a chiedere tassi di interesse che rasentano il 14 per cento ?   Cioè quattordici volte (mille quattrocento per cento in più) il tasso chela Banca Centrale Europea ha applicato alla loro richiesta di liquidità (la Bce ha prestato, negli ultimi mesi,  circa mille miliardi di euro a più di 800 banche dell’eurozona, di cui 270 miliardi ad un gruppo di italiane, al tasso di interesse dell’uno per cento).

Purtroppo, non sappiamo se per dimenticanza (difficile) o per scelta,  la Bce non ha posto nessuna condizione per un prestito così generoso, che tutti vorrebbero avere. Così le banche (quelle che vi ricorrono) prendono gli euro, ma siccome non hanno nessun obbligo di immetterli  nell’economia reale, nemmeno in parte, se li tengono come riserva ad un costo che un tempo si sarebbe detto “politico” (perché costerebbe molto di più raccogliere risparmi sul mercato) o li investono in titoli di stato.

Non bastasse la generosità della Bce, il sistema bancario nazionale è riuscito  ad ottenere dallo Stato, come prevede il decreto “salva Italia” del Governo Monti, fideiussioni a costi risibili per poter accedere ai finanziamenti della Banca europea.

Insomma, il mondo bancario sta raccogliendo una serie di trattamenti di favore che di fatto tiene  per sé, quasi che l’economia reale non lo riguardasse o fosse un peso da evitare.   Ma purtroppo non è così, perchè se non riparte lo sviluppo anche per le banche sarà sempre più difficile  far quadrare i conti.

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