"Chi non spera l’insperabile non lo scoprirà, poiché è chiuso alla ricerca, e a esso non porta nessuna strada"
ERACLITO (535-470 a.C)

ottobre: 2017
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L’economia di Rimini nel 2015: timidi segnali di ripresa

La pubblicazione  del Rapporto sull’economia della provincia di Rimini, ad opera della Camera di Commercio, offre l’occasione per fare un bilancio sullo stato di salute dello sviluppo locale e contemporaneamente  comprendere, nei limiti del possibile,  i probabili scenari dell’immediato futuro.

Nel complesso l’economia riminese, se le stime verranno confermate, nel 2015 ha prodotto un valore aggiunto di poco inferiore all’anno precedente, facendo in questo senso peggio dell’Italia e dell’Emilia Romagna.

Però bisogna fare delle differenze: per esempio, la produzione industriale locale è cresciuta più di quella regionale, grazie soprattutto agli ordinativi esteri.  Vuol dire che le nostre aziende più intraprendenti ed orientate all’export, sono riuscite  a farsi spazio nei mercati di altri paesi.  Aggiungiamo che l’industria riminese in senso stretto contribuisce al tredici per cento del valore aggiunto provinciale , quando in Emilia Romagna (leggi: Emilia) raggiunge  il ventiquattro per cento.

Nonostante, però, il buon andamento degli ordinativi,  le esportazioni provinciali, che non sono fatte solo di prodotti industriali, non hanno raggiunto il livello dell’anno precedente.  Al contrario, sono aumentate le importazioni.

In leggera ripresa il mercato elle abitazioni, ma ci vorrà tempo prima di riuscire a smaltire il dimezzamento delle compravendite che si è verificato dopo lo scoppio della crisi. Caduta che non ha prodotto effetti sui prezzi, rimasti stabili.

Nel turismo, un altro comparto importante per la nostra economia, i visitatori arrivati in riviera nel 2015 (quasi tre milioni e mezzo) sono continuati a salire, totalizzando oltre quindici milioni di pernottamenti, che migliora lievemente il risultato dell’anno precedente. Fortunatamente il calo delle presenze estere, soprattutto dei russi (un fenomeno che ha colpito anche la Spagna, dove gli arrivi russi sono scesi di un terzo), è stato più  che compensato dall’aumento di quelle nazionali.

I piccoli segnali positivi del turismo non deve però far dimenticare che le presenze provinciali di oggi sono all’incirca le stesse di un decennio fa, periodo durante il quale il turismo mondiale è andato avanti al ritmo del quattro-cinque per cento l’anno.

Migliora, ma stenta a conquistare nuovi clienti il turismo dell’entroterra (Valconca e Valmarecchia), ancora una frazione infinitesimale del totale (appena l’uno per cento).

Il credito invece continua a ridursi, compreso quello alle imprese, che tra l’altro sono scese per la prima volta  sotto la soglia delle trentacinque mila unità, nonostante gli sforzi, al momento vani, di riempire i forzieri delle banche di denaro liquido, da parte della Banca Centrale Europea (BCE). In compenso le sofferenza bancarie, in provincia di Rimini, si stanno avvicinando alla soglia di due miliardi di euro, con una crescita del sessantuno per cento sul 2013. L’incremento regionale più consistente.

In questo scenario, che presenta qualche luce ma anche tante zone d’ombra, va accolto con relativo sollievo il miglioramento dell’occupazione che, nel 2015, guadagna quattro mila nuovi posti, divisi equamente tra uomini e donne. Numeri che fanno tornare il totale degli occupati ai livelli del 2011.

Contemporaneamente assistiamo però all’esplosione, in particolare nel turismo,  di un fenomeno nuovo: quello del pagamento tramite voucher (buoni), che lasciano nelle tasche del lavoratore appena sette euro e mezzo per un’ora di lavoro, e non sempre.  Nel 2015, di voucher ne sono stati venduti, a Rimini, 1,6 milioni: quattro volte il numero di due anni prima.  Così uno strumento che era stato pensato per lavori brevi e occasionali è diventato una pratica, da parte di taluni imprenditori, di massa. Qualcosa di anomalo che non depone a favore di un lavoro di qualità e rispettoso dei diritti.

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