"Chi non spera l’insperabile non lo scoprirà, poiché è chiuso alla ricerca, e a esso non porta nessuna strada"
ERACLITO (535-470 a.C)

ottobre: 2018
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Le startup hanno invaso le periferie

di Mirco Paganelli

È considerato il guru italiano delle startup e gira il paese a diffondere una cultura della conoscenza riguardo alle piccole imprese innovative che hanno lo scopo di dare un nuovo stimolo all’industria italiana e di traghettarla nel futuro. O almeno nel presente, visto che alcuni imprenditori, a detta dell’esperto, hanno ancora difficoltà ad abbracciare innovazioni che sono invece già largamente diffuse a livello mondiale. Emil Abirascid, fondatore e direttore del network di personalità legate al campo dell’innovazione Startupbusiness e curatore di Startup Digest Italy, ha fatto tappa all’Innovation  Square di Rimini dove ha incontrato giovani professionisti del territorio.

Quanto c’è ancora bisogno in Italia di avvicinarsi alle idee innovative dei giovani o alle giovani idee in generale?

“Se parliamo di denari, abbiamo bisogno di un salto significativo. L’ecosistema italiano è cresciuto, ma non in maniera decisiva come la Francia o persino la Spagna. Servono più capitali. Registriamo dei segnali positivi in tal senso. Stanno arrivando nuovi fondi, anche piuttosto consistenti, di tipo paneuropei, ovvero risorse provenienti da tutto il continente dirottati sulle startup. Ci aspettiamo che quest’anno si registrino dei miglioramenti anche in Italia sotto il profilo del sostegno economico a questi tipi di imprese”.

È aumentata in Italia da parte degli imprenditori la sensibilità verso le startup?

“È un tema interessante perché esiste una dicotomia netta tra gli imprenditori che hanno capito l’importanza di dialogare con le startup e quelli che invece sono ancora restii a farlo. Si tratta nel primo caso di imprese consolidate e di imprenditori consapevoli del valore delle startup. Gli altri invece guardano con diffidenza a chi si presenta nella loro azienda in qualità di startupper, perché non viene ritenuto sufficientemente affidabile. Ciò che dobbiamo fare è espandere la consapevolezza dell’importanza delle startup”.

E dove risiede questa importanza?

“Le startup sono a tutti gli effetti delle imprese che stimolano i settori tradizionali con le loro idee innovative, le quali si traducono in valore industriale ed economico per il territorio. Per questo è indispensabile aumentare la platea di coloro che si fidano delle startup”.

In provincia di Rimini fino a pochi anni fa non esistevano startup, oggi invece si sono moltiplicate. Come mai sono esplose solo di recente?

“Fa parte del cambiamento radicale di questa epoca. Dobbiamo smetterla di pensare a questo momento storico come a una crisi, ma vederlo come un cambio di paradigma, come è successo con la Rivoluzione industriale dove furono introdotte nuove tecnologie che hanno permesso di fare cose che prima non si potevano fare. Siamo nella stessa situazione, le nuove tecnologie si sono diffuse e quindi oggi le startup sono ovunque in tutto al mondo. Anche in quei paesi che chiamiamo in via di sviluppo. È un fenomeno globale”.

Ed è un fenomeno che riguarda solo le grandi città?

“No, e questo è un aspetto determinante di questa rivoluzione, perché la diffusione delle startup avviene anche nei territori più periferici. È uno dei principali segnali di questo processo di cambiamento paradigmatico”.

Quando si parla dell’universo startup una delle parole chiave è networking. Lei che definizione ne dà?

“Chi fa impresa oggi, ed è non necessariamente giovane,  ha una mentalità molto diversa da quella degli imprenditori della generazione precedente. Sviluppa, tra le altre cose, anche la capacità di collaborazione”.

È possibile la collaborazione anche tra imprenditori concorrenti?

“È proprio questo il punto. La concorrenza in questo nuovo modo di concepire l’impresa non viene più vista come qualcosa che si deve soffrire, ma che può mettere le persone insieme a lavorare. Su questo principio ad esempio sono stati creati gli spazi di co-working in cui imprese diverse condividono gli stessi ambienti e dove avviene una interazioni tra professionisti di discipline diverse che contribuisce ad un accrescimento generale del livello di conoscenza. È qualcosa di inconcepibile per i vecchi imprenditori”.

Perché per un piccolo imprenditore è importante fare rete?

“È fondamentale per creare opportunità. Il networking  permette di entrare nello spirito del mondo startup. Per questo ci sono tanti eventi in questo settore in tutto il paese in cui le persone si incontrano e sono occasioni importanti non solo per chi vuole mettere in piedi una startup, ma anche per coloro che vogliono semplicemente conoscere il clima al loro interno”.

E quindi anche per chi cerca lavoro?

“Certo. Oggi le startup stanno crescendo e gli eventi legati ad esse possono fornire un’occasione di occupazione. Non dimentichiamo che ci sono startup che sono diventate aziende globali (come Google, ndr). Di queste cominciamo ad averne un numero significativo anche in Italia perché, nonostante la quantità di risorse sia ancora limitata, continuano a fiorire aziende di nuova generazione che stanno diventando sempre più grandi, delle scale-up come si dice in gergo, capaci di raccogliere fondi anche dall’estero”.

Per le imprese della Romagna che spaziano dalla manifattura al turismo, che occasione di crescita può rappresentare una startup?

“Le startup arrivano a conquistare qualsiasi settore, tant’è che hanno introdotto i concetti di travel-tech, food-tech, agro-tech, fashion-tech… Qualsiasi settore è potenzialmente attaccabile dalle startup e questo vale anche per i settori storicamente più forti del territorio romagnolo. Le startup sono una risorsa e una ricchezza che non ci si può lasciar scappare”.

All’imprenditore più titubante cosa direbbe?

“Di andare quanto meno a vedere quello che fanno le startup”.

Startup Grind, fare rete a Rimini e San Marino

È una community mondiale di startup diffusa in 350 città del mondo e da quest’anno fra queste si aggiunge anche Rimini, e con essa il territorio di San Marino. Startup Grind apre i battenti ad Innovation Square, in collaborazione con Nuove Idee e Nuove imprese, con un programma di incontri tra grandi personalità del mondo dell’innovazione e coloro che stanno muovendo i primi passi nel campo delle startup. La sua filosofia è quella di annullare le distanze tra chi ha già fatto impresa e chi invece è alle prime armi, come spiega il giovane coordinatore di Startup Grind Rimini-San Marino, Andrea Roberto Bifulo. “Vogliamo fare networking anche a Rimini, perché questa modalità di approccio al mondo del lavoro offre la possibilità di conoscere nuove persone e confrontarsi su nuovi temi”. E non c’è nulla di più semplice di una stretta di mano. Negli incontri della community anche il momento dello shaking-hands tra i partecipanti è un rituale. “Stringo sempre la mano a tutte le persone che arrivano agli eventi e cerco di capire che cosa fanno in modo da mettere in contatto tra loro quelli che hanno affinità professionali”. Gli appuntamenti sono dedicati non solo ai giovani, ma anche a chi ha delle idee di impresa e che non sa come mettere a frutto. Per loro il consiglio più grande di Bifulco è “non rimanere a casa, bisogna uscire e andare a parlare. Partecipare ad eventi come i nostri o a dei contest permette di incontrare dei professionisti che possono dare consigli e pareri a costi nulli, o comunque bassi, che permettono di validare la propria idea”.

Qual è il potenziale del territorio di Rimini e San Marino per lo sviluppo di startup? “È una domanda che mi viene posta normalmente a Milano dove è facile rispondere, perché tutte le grandi imprese sono lì. In Romagna ci sono tante piccole e medie imprese che fanno milioni di euro di fatturato su business globali. L’industria del turismo qui è forte e vengono sempre più persone per fiere ed eventi, per cui il potenziale è grandissimo. Dobbiamo solo fare di più sistema per sfruttarlo al meglio”. E il vostro network come intende farlo? “L’idea è quella di andare in giro per la Romagna, e non stare solo a Rimini e San Marino, e portare speaker nazionali a raccontare la propria storia agli startupper locali”.

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