"Chi non spera l’insperabile non lo scoprirà, poiché è chiuso alla ricerca, e a esso non porta nessuna strada"
ERACLITO (535-470 a.C)

ottobre: 2018
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Le rimesse degli immigrati

Come in passato lo è stato per l’Italia, quando le rimesse dei nostri migranti (dalla Svizzera, Germania, America, ecc.) servivano a bilanciare i conti con l’estero, lo stesso avviene oggi con i nuovi migrati, che dal sud del mondo cercano fortuna al nord, nei paesi più sviluppati.

Dalla provincia di Rimini, nel 2014, gli immigrati presenti hanno inviato a casa circa 33 milioni di euro (5,3 miliardi di euro dall’Italia), due in meno dell’anno prima, a testimonianza che la crisi pesa anche sui loro bilanci.

Nel 2005 le rimesse, sempre da Rimini, erano state di 13 milioni di euro, meno della metà di oggi. Ma anche gli immigrati presenti erano circa la metà. Infatti, dividendo le rimesse totali per i migrati presenti la cifra che se ne ricava è poco meno di 900 euro a testa, all’incirca la stessa di dieci anni fa.

Tra i Paesi che, nel 2014, hanno ricevuto di più dai propri cittadini emigrati a  Rimini ci sono la Romania con 6,1 milioni di euro, il Senegal con 4,9 milioni, il Bangladesh con 3,6 milioni, l’Ucraina con 2,7 milioni e l’Albania con 1,7 milioni di euro (dati Bankitalia).

Nel mondo, secondo calcoli della Banca Mondiale, le rimesse degli immigrati verso i paesi più poveri  hanno superato, nel 2013, i 400 miliardi di euro, che diventeranno  500 miliardi nel 2016. Cifre che equivalgono a tre volte gli aiuti ufficiali degli Stati più ricchi allo sviluppo di quelli più poveri.

Rimesse che agli stessi migranti costano, per inviarle con metodi più o meno legali, tra il sette e il tredici per cento degli importi, secondo le aree geografiche (l’invio più caro è proprio verso i Paesi più poveri dell’Africa Sub-Sahariana).

Le rimesse servono a sostenere le famiglie nei paesi d’origine, a farsi una casa, magari ad avviare una attività, far studiare i figli, ecc.. Niente di nuovo, perché facevano lo stesso anche i nostri migranti.

 

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