"Chi non spera l’insperabile non lo scoprirà, poiché è chiuso alla ricerca, e a esso non porta nessuna strada"
ERACLITO (535-470 a.C)

Gennaio: 2020
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Le imprese delle donne

Nel 2011, quando la crisi cominciava a far sentire i suoi morsi, in provincia di Rimini lavoravano 81 mila uomini e 58 mila donne.  A fine 2018 i primi, dopo aver perso qualcosa nel corso degli anni, sono tornati ai numeri di partenza, mentre l’occupazione delle donne cresceva costantemente sino ad attestarsi a quota 71 mila.  La distanza assoluta di genere si è così ridotta da 23 mila a 11 mila. Senz’altro un bel recupero. Con l’impressione che tante donne si siano dovute presentare sul mercato del lavoro per compensare la crisi occupazionale degli uomini.

Qui va precisato che per l’Istat, che compie le rilevazioni, si è occupati se nella settimana di riferimento si lavora anche solo un’ora. Che, come è noto, non consente di vivere. Aggiungendo che l’Italia deve ancora recuperare il monte ore di lavoro pre crisi, è molto probabile che anche dalle nostre parti a crescere siano i lavori precari e instabili. Insomma, molte teste ma poco lavoro.

Un recupero che comunque ha consentito al tasso di occupazione delle donne (le donne che lavorano sul totale) di Rimini di riallinearsi, dopo uno storico ritardo, a quello regionale: 61,7 per cento il primo, 62,5 per cento il secondo. Osservando la distribuzione settoriale delle donne dipendenti, la loro presenza è minima nei trasporti (18 per cento degli occupati), raggiunge il 33 per cento nel manifatturiero e il 58 per cento negli alberghi e ristoranti, ma è massima nell’istruzione e nella sanità, rispettivamente il 78 e il 79 per cento dell’occupazione in quel settore.

Restano le differenze retributive

L’aumento dell’occupazione delle donne, certamente positivo, non deve però far dimenticare le altre distanze che ancora persistono. A partire dal numero di giornate lavoratine annue. Un esempio: nel turismo, dove sono la maggioranza, un uomo lavoro 130 giorni l’anno, una donna solo 121 giornate. Ma se la differenza fosse solo questa, si potrebbe dire che è minima. Non è così. Perché le donne prendono anche meno. In tutti i settori: dal 10 per cento in meno nel turismo, come retribuzione giornaliera, al 16 per cento nella sanità, al 18 per cento nella manifattura.

Meno giornate lavorative, pagate meno, non è difficile arrivare alla conclusione che alla fine dell’anno portano a casa meno degli uomini. Le ragioni di questo ritardo sono diverse, alcune storiche e sociali (come le poche donne che, all’Università, si iscrivono ad una facoltà tecnica), altre sono la conseguenza di servizi di assistenza, per l’infanzia, ma anche per gli anziani, insufficienti e non in linea con le trasformazioni del lavoro (asili che chiudono quando le mamme sono ancora al lavoro).

Donne d’impresa

Le donne, però, non svolgono solo lavori alle dipendenze. Tante sono imprenditrici e  dirigono aziende importanti. In provincia di Rimini le imprese con titolarità femminile sono 7 mila, su un totale di 34 mila. Un po’ più di una su cinque. Principalmente concentrate nel settore del commercio e  del turismo, e con sorpresa nell’agricoltura.

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