"Chi non spera l’insperabile non lo scoprirà, poiché è chiuso alla ricerca, e a esso non porta nessuna strada"
ERACLITO (535-470 a.C)

aprile: 2018
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Le facoltà tecniche erano già altrove

di Alessandra Leardini

Benessere, moda ed economia del turismo sono le tre aree tematiche su cui il Polo Universitario punta a specializzarsi. Le autorità di Uni.Rimini Spa, la società che ha in gestione il Polo riminese, lo ribadiscono da tempo. Da tempo però si nota anche, nel nostro territorio, un elevato numero di imprese dei settori meccanico e metalmeccanico che faticano a trovare manodopera specializzata. Perché percorsi di studi più scientifici, tecnici come l’informatica, la matematica e la meccanica, non sono presi in considerazione? Quali le ragioni di questa assenza nel Polo universitario riminese? Lo abbiamo chiesto al Presidente di Uni.Rimini Spa Luciano Chicchi.

Dott. Chicchi, dietro alla scelta dei percorsi di studi avviati e portati avanti nell’ateneo riminese, c’è una logica dovuta alle potenzialità del nostro territorio oppure è così perché dall’ateneo di Bologna e dagli altri poli emiliano-romagnoli non ce lo consentirebbero?
“La ragione è molto semplice: in fase di elaborazione delle strategie che avrebbero fatto nascere l’Università a Rimini, ci si è resi conto che la nostra città non poteva avere tutto. Alcuni Corsi di Laurea, anche molto tecnici, come Ingegneria, infatti, avevano trovato collocazione già in altre sedi dei Poli romagnoli. E non era possibile avere questi corsi, sia perché l¹Università di Bologna avrebbe impedito l’apertura di un “doppione” di una realtà esistente, sia perché non avremmo avuto la forza per ottenerli. Non dobbiamo dimenticare che Rimini è partita 10 anni dopo Forlì e Cesena: pertanto è stato necessario ritagliare il nostro progetto universitario su quello che sapevamo di poter ottenere e valorizzare”.
Dunque la concorrenza ci ha messo inevitabilmente lo zampino?
“Ad alcuni è noto che le istituzioni pubbliche, sia a livello nazionale che regionale, avevano comunque stabilito che, nel momento in cui sarebbe nata la Provincia a Rimini, avrebbe preso contemporaneamente vita il Polo Universitario di Forlì. Solo la determinazione di pochi uomini, quindi, ha permesso la nascita del Polo Universitario di Rimini; ancora oggi, invece, si tenta di valorizzare Forlì, anche se il numero degli iscritti del Polo riminese ha raggiunto il numero degli iscritti del polo forlivese. Resta però un problema di fondo”.
Quale?
“I riminesi non hanno ancora compreso l’importanza, sia dal punto di vista economico sia dal punto di vista culturale, dell’Università per il loro territorio; molte volte, invece di aiutare questa esperienza, che è ai primi anni di vita, c’è chi è portato a vederne più gli aspetti critici che quelli positivi”.
Detto questo, quali sono state le vostre priorità?
“Abbiamo cercato di valorizzare tre aree, quelle che hanno profonde radici nella nostra economia, come Salute e Benessere. L’industria turistica riminese è nata infatti proprio sotto il segno della salute e del benessere, nel 1800, quando la nostra città veniva scelta come meta di salubri trattamenti talassoterapici. Ciò oggi si è tradotto in una serie di Corsi di Laurea che comprendono Farmacia, Scienze Motorie, Chimica per l’Ambiente e i corsi legati alla Facoltà di Medicina. La seconda area è quella della Moda, fortemente legata al distretto industriale di Cattolica e San Giovanni in Marignano. La terza, ovviamente, per noi che siamo il comprensorio turistico più rilevante del nostro Paese, non poteva che essere Economia con speciale vocazione al turismo.
Tre scelte precise, tre indirizzi fortemente voluti e perseguiti, collegati a doppio filo alla nostra realtà economica, che ben si integrano con il territorio e le nostre imprese”.

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